Là-bas.

Questo videoclip è stato girato nell’agosto 2011 a Boreano (PZ).
Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall’Africa occidentale, che giungono qui alla ricerca di qualche giornata di lavoro nella zona, soprattutto come braccianti nella raccolta del pomodoro. Vengono assunti soltanto attraverso caporali e sono pagati a cottimo e spesso in nero.
Il videoclip è il frutto dell’incontro tra alcuni ragazzi originari del Burkina Faso, che si trovavano più o meno casualmente a Boreano per lavorare in agricoltura, e alcuni artisti, videomaker e ricercatori sociali venosini.
Autore del testo e protagonista del clip è Daise B, studente di scuola superiore in una cittadina dell’Emilia Romagna e giovane autore di testi hip hop.
La drammatica situazione in cui i braccianti stagionali africani vivono e lavorano a Boreano è stata denunciata più volte (www.internazionale.it, www.ecologist.it, www.terrelibere.it). In questo videoclip forse per la prima volta a raccontare Boreano è, con la sola mediazione del montaggio, uno di quei lavoratori. Le sue parole ci narrano l’emigrazione dall’Africa, il colonialismo, la delusione successiva all’arrivo in Europa, lo sfruttamento, il razzismo, la voglia di riscatto.

Testo: Daisie B
Musica, arrangiamento, registrazione e missaggio: Sergio Dileo

Il Video è stato realizzato da :

Giuseppe Bellasalma
Maria Concetta Capezio
Tiziano Doria
Donato Frangione
Vito Frangione
Benedetto Guadagno
Mimmo Perrotta
Rossella Reggente

Il testo è in calce al video.

Live from Juventus Stadium.

Da domani mattina, qui sotto il commento live della giornata mia e di Q*Star a Torino allo Juventus Stadium.

Useremo nei nostri tweets l’hashtag #livefromjs.
Ben accette domande e commenti, per chi ha Twitter utilizzando l’hashtag di cui sopra, per gli altri commentando normalmente in basso a sinistra.


Poi magari mi sbaglio.

Oggi Tassisti e Venosini scioperano.
I primi come tutti sapranno scioperano contro le liberalizzazioni del governo Monti, i secondi come solo alcuni di voi sapranno scioperano contro la chiusura/ridimensionamento dell’ospedale cittadino.
Non entrerò nel merito delle questioni, magari lo farò in un altro post, o magari lo faranno Q*Star e Jazirat.
Quello che oggi mi interessa evidenziare è più che altro il metodo.
I Tassisti scioperando, arrecano disagio ai fruitori del servizio che normalmente erogano.
Creando disagio, amplificano le loro ragioni, sensibilizzando le autorità competenti a farsi carico dele stesse.
Lo sciopero in generale serve a far emergere al di fuori della propria sfera (in questo caso la categoria dei tassisti) la propria (della categoria) contrarietà verso una decisione imposta dall’alto.
Bene, tutto perfetto. I Tassisti oggi scioperano. Creano disagio ad altre categorie.
L’unico loro disagio sarà quello di vedere azzerate le entrate odierne. Zero corse, zero euri.

I Venosini oggi scioperano, chiusi i negozi, chiuse le attività commerciali, chiuse le pompe di benzina, chiuse le edicole.
A chi creeranno disagio ? Secondo me a loro stessi e nessun altro.
Il disagio è confinato all’interno della propria sfera.
Sinceramente non riesco a trovare l’amplificatore.
Il benzinaio oggi non comprerà il pane, ma il fornaio non potrà mettere la benzina alla propria auto.
L’edicolante non andrà a riparare la macchina dal meccanico che a sua volta non potrà leggere Tuttosport.
Disagiante e disagiato coincidono.
Ad occhio e croce secondo me, gli scioperi non si fanno cosi.
Poi magari mi sbaglio.

Come pecorelle.

A che gusto lo vuoi il gelato ?
Fai tu per me è uguale !
Sicuro ?
Si, vai tranquillo mi piace tutto.

Però che cazzo, proprio al cioccolato l’hai preso ?

Dal 16 Gennaio a Milano, per entrare dalle 7:30 alle 19:30 con la macchina nella Cerchia dei Bastioni (zona ad altissima concetrazione di mezzi pubblici), si dovrà pagare una tassa di 5 euro al giorno.
Anche i residenti in quella zona, una volta esauriti i 40 accessi gratuiti all’anno, dovranno pagare, a meno che non sostituiscano il loro Suv a benzina con una Panda a metano, questa si, esentata dal pagamento.
L’Area C (questo il nome dell’operazione) introdotta da Pisapia è una sperimentazione che si spera porti ad una Milano più vivibile, ad un’aria più respirabile e ad una tassazione destinata a colmare le ancora enormi falle del sistema di trasporto urbano.
A chi dice che Area C è fortmente impopolare, vorrei ricordare che i milanesi lo scorso giugno si sono espressi per il 92 % a favore di un quesito referendario che a loro chiedeva :

Volete voi che il Comune di Milano adotti e realizzi un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità “pulita” alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissioni zero) e l’allargamento progressivo fino alla “cerchia ferroviaria” del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti ?

Quelli che oggi si lamentano evidentemente non si sono presi nemmeno la briga di leggere i quesiti e come pecorelle al referendum hanno votato si.


Mo l’ho comprato il gelato e te lo mangi !

Per farci perdonare.

Iniziare l’anno con un post di Jazirat non deve essere stato facile per voi.
In effetti io e Q*Star un pò ce ne vergognamo.
Così, per farci perdonare, abbiamo pensato di regalarvi il nostro primo liveblogging.
Domenica, armati di smartphone, andremo per voi a Torino a vedere se è così bello come dicono il nuovo Juventus Stadium.

 

Palmiro Togliatti.

Era il Migliore ed un motivo ci sarà.

Il 2011 è stato un anno Migliore e tante le cose da raccontare.

Tra le tante cose ci siam dimenticati di fare le angurie ma un motivo ci sarà:

Di è in Love.
Qstar è in Family.
Signorlobo è Stonish.
Spumacedro è DJ?

Ma io vi voglio bene.

Com’è stato il vostro anno ?

Lo potete raccontare nei commenti….(no porno tales please)

Avrei voluto fare una classifica….Però ci han pensato loro.

Li adoro.

Senza se e senza ma.

Però …..se poi alla fine domani sera stappate……….qual’è il Migliore?

Il 2012?

Maya permettendo……Migliore!!!

p.s. Il nostro Presidente è il leader indiscusso dei Miglioristi…un motivo ci sara’!!!

p.s.2 La squadra Migliore la vedremo a Giugno, Io la vedo domani.

La colpa non è di Jazirat.

Chepoiallafine il rischio è questo e ne siamo coscienti.
Non postiamo per qualche giorno e ci troviamo sommersi dalle incomprensibili quanto discutibili foto di Jazirat.
La penultima foto mostrava un accredito per il Dubai International Film Festival. Lui ci ha voluto far credere di essere stato invitato alla proiezione della prima di Terraferma di Emanuele Crialese alla presenza del regista e degli attori.
Come minimo ci saremmo aspettati non dico una sintesi della serata, ma almeno un reportage fotografico alla Jazirat.

La cosa ci puzza.

Q*Star invece sta bene.
Lo dico per tranquillizzare chi mi ha scritto in questi giorni.
E’ in Cina, a Wenzhou. Oggi mi raccontava che l’ottanta percento dei cinesi italiani viene da li.
Quelli che invece hanno deciso di restare sono strani. In realtà ad essere strane sono solo le donne.
Le donne di Wenzhou a quanto pare, hanno una particolarità: escono con il pigiama.
Mi ha detto che è la moda.
Pigiami imbottiti e ciabatte come quelle dei personaggi Disney che si trovano in Italia.

Niente tutto quà, ci tenevo a farvelo sapere.
Chissà che almeno lui non ci mandi una fotina alla Jazirat.

made in Italy,enjoy in UAE.

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altro che Tom Cruise.

i Loro primi 40 anni.

Ne avevo già parlato quì.

Domani è il National Day di questo strano paese che mi ha adottato.

La città è in festa, un tripudio di bandiere, citazioni ed eventi di uno giovane staterello che festeggia i suoi primi 40 anni.

Il senso celebrativo e l’orgoglio con cui i colori nazionali vengono esibiti ha contaggiato anche il mio Team.

Eccoci nel nostro splendore.

 

Il capo nel frattempo scorazzava per Milano con Signorlobo.

p.s.  La buona nuova è che i blogger (a cui siamo sempre vicini) imprigionati lo scorso aprile per aver chiesto maggiori libertà e diritti sono stati graziati per via della ricorrenza da sua Eccellenza.

Per saperne di più basta cliccare here.

Busan.

Arrivo a Busan, intorno alle otto e mezza di sera. Fa freddo.
Sono giá stato in questa città, ma la mia presenza é stata sempre limitata a poche ore, oggi invece ho un hotel prenotato, mi fermeró per 2 notti. La città non ha mai esercitato nessun tipo fascino su di me, é un posto come un altro, ma ho motivo di credere che da ora in poi la ricorderò per sempre: mi é appena venuta una diarrea feroce.

Sono in stanza ed é notte.
Alle 5 tregua, mi addormento, alle 8 sveglia, batterio o no devo andare al lavoro.
Non mi sento in forma ma sono moderatamente contento: sento che la notte ha portato via con se il peggio.

Barba, doccia, abito, ascensore:

- Good morning Sir, may I have your room number, please?

L’hotel che mi ospita é parte di una catena di cui ho la Membership Card.
Questa ‘appartenenza’ mi eviterà il buffet a colazione con i gruppi di pensionati giapponesi, di famiglie coreane con figli, di ingegneri indiani alla prima trasferta.

Noi membri abbiamo una ‘Lounge’ dedicata. E’ li che sto andando a fare colazione.

- Good morning Sir, may I have your room number, please?

- Yes, sure, 840.

Entro nella Lounge e una vista meravigliosa mi sorprende: Questa ala dell’hotel ha delle vetrate enormi che danno sulla spiaggia e sul mare.
Sono senza fiato, la moderata contentezza della mattina si é tramutata in una felicità inaspettata e spiazzante. Niente mi aveva fatto sospettare finora che Busan potesse essere anche bella.

E’ un panorama toccante.

Potrei semplicemente sedermi al tavolo, ordinare la colazione e godermi questa inaspettata botta di felicità, ed invece spontaneamente in una frazione di secondo mi pongo la domanda: ma questo panorama sarebbe stato lo stesso cosi bello se avessi avuto ancora la diarrea?

Il figlio di Stalin fu fatto prigionero dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Si conosce qualcosa su di lui, poco invece sulla sua prigionia. Da quel poco che si sa, sembra che durante tutto il suo internamento, fosse tormentato da un grosso problema: La merda.
Circola un aneddoto secondo il quale gli altri prigionieri, in particolare gli inglesi, gli contestassero la mancata pulizia della latrina dopo aver defecato. Questa sua indolenza procurava parecchio fastidio agli altri prigionieri. (Ed agli inglesi in modo particolare, ma insomma questo é un dettaglio)

Il figlio di Stalin morí nel campo di prigionia. Morí folgorato sulla rete elettrificata che circondava il campo, si dice in un improbabile tentativo di fuga per sfuggire alle presunte angherie e i continui rimproveri che subiva dagli altri prigionieri.

La verità non é nota a nessuno.

Era cosi importante per il figlio di Stalin rimanere fedele all’immagine di uomo che non pulisce mai il water? O forse lui, il figlio di Stalin, l’uomo d’acciaio, voleva condividere il suo malessere ed invece di utilizzare una metafora ed esternare questo disagio attraverso una metafora appunto, faceva trovare uno stronzo nella latrina all’ufficiale inglese che ci andava dopo di lui e, ingenuo dico io, confidava nella sensibilità del già citato ufficiale di sua Maestà?

Era russo, georgiano diremmo oggi, e non aveva un corredo emotivo molto ricercato, inoltre doveva essere anche un pó ingenuo se sperava in un pò di comprensione da parte dell’ufficiale britannico.
Era il figlio di Stalin, il padre aveva appena declinato l’offerta tedesca di scambiarlo con un Feldmaresciallo, poiché un Feldmaresciallo, disse, vale più di un tenentino.
Davvero non si poteva essere un pó indulgenti con lui?
Tenente o Feldmaresciallo, in quella circostanza la differenza tra la vita e la morte l’ha fatta una cagata.

Io non sono il figlio di Stalin, inoltre so usare le metafore. Se provo disagio non vado in giro a sporcare bagni.

Non ricordo il nome, ed é un vero peccato, perché lui ha esercitato una certa influenza sulla mia vita. Era un giornalista, scrittore, filosofo, sicuramente viaggiatore.
L’avevo già visto alla televisione, diverse volte, la vicenda risale a molti anni fa, ed era un volto che conoscevo non famigliare ma che conoscevo, lo stavano intervistatando. Sembrava alto, sicuramente magro,
baffetti curatissimi, capelli impomatati bianchi pettinati all’indietro e moderatamente lunghi. In quel servizio televisivo, fumava e portava un anello al mignolo.
Tra le varie teorie una mi é rimasta nella memoria:

- Per viaggiare bastano tre cose – disse – un paio di scarpe comode, un buon libro e delle pillole contro la diarrea.

Mi sono sempre chiesto perché proprio le pillole per la diarrea.

Viaggiare: é quello che ho sempre desiderato. Scarpe, libro e pillole non mancano mai nella mia borsa. Viaggiano da cosi tanto tempo con me che hanno perso il loro significato originale:
Le scarpe comode sono tutte quelle cose che facilitano il tuo viaggio e che ti fanno sentire ‘comodo’, in sostanza bene.
Il libro é la sapienza, ma anche il compagno, l’amico, la pagina che ti fa sentire meno solo ed infine le pillole sono gli imprevisti, tutto quello che devi inghiottire metabolizzare e rilasciare affinché si possa trovare anche nella difficoltà più estrema, un campo di prigionia per esempio, la soluzione ottimale compatibile con l’ambiente e la situazione che stai vivendo.

Non so se Jackob ( questo era il nome del figlio si Stalin) avesse mai viaggiato, dubito peró fosse stato a Busan. Se avesse avuto esperienza di quel bel panorama magari si sarebbe accordato sulla pulizia dei bagni.

Per quanto mi riguarda invece, la diarrea é solo un possibile imprevisto sul cammino. Il mare e la spiaggia di Busan sono bellissimi a prescindere dalle condizioni del mio intestino e di questa vita da viaggiatore, fatta di sentimenti ad intermittenza, di colazioni a buffet e di carrelli da spingere all’aereoporto.

P.S.
La colazione con vista meravigliosa l’ho fatta alle 9. L’appuntamento con i miei colleghi era alle 10. Loro sapevano della situazione del mio intestino, cosi quando gli ho detto che avrei rimandato di un paio di ore, piuttosto che annullare gli impegni, sono stati ben felici di accogliere la mia richiesta. Sono andato in camera, ho preso sciarpa e cappello e ho camminato per un paio d’ore lungo la banchina di quella spiaggia, nella bellissima e freddissima giornata invernale Coreana.

Alle 12 ero al lavoro.

Pps
camminando ho anche scattato questa foto.

Amico Mio.

La stagione delle olive è alquanto dura e mi ha portato ad essere ultimamente impegnato nell’area del Golfo in maniera tale da trascurare i miei amati affecionados (mi scuso) ma anche a dover affrontare 14 voli nel solo mese di Novembre (ad oggi).

Di conseguenza i passaggi negli aereoporti con un passaporto pieno di timbri strani e il mio aspetto alquanto sobrio, hanno aumentato esponenzialmente la possibilità di essere fermato per un controllo supplementare dalle amate forze dell’ordine.

Cosa alquanto frequente, (Q*Star ne sa qualcosa) che mi accade molto spesso quando viaggio, cioè sempre.

Così, l’altra sera di rientro dal Qatar oramai sul punto di uscire dall’aereoporto, prima di varcare l’ultima porta, vengo intercettato da gentili gendarmi che mi prendono il prezioso documento di viaggio e iniziano il conosciuto rituale.

Da dove vieni?

Cosa fai?

Dove vivi?

Per chi lavori?

Da quanti anni sei qui?

Perchè tutti quei timbri?

Cosa sono quei disegni?

Cosa hai nella borsa?

Ti piace il Campari?

Era passata da poco la mezzanotte, la stanchezza si faceva sentire, ma conoscendo il rituale e col sorriso stampato, rispondo come al solito in maniera cortese, completa ma risolutiva.

I ragazzotti però non soddisfatti, vogliono il supplemento e facendo roteare il passaporto tra le loro dita mi chiedono di quale parte dell’Italia sono originario.

Rispondo che vengo da un piccolo paesello tra Napoli e Bari (la metto cosi per semplificare sospettando che non viaggino Singapore Airlines).

Sorridono, ma non gli basta, sanno che mi hanno in pugno ma non sono ancor soddisfatti, vogliono colpirmi ed affondarmi… ed ecco la fatidica domanda, quella che vale il mio passaporto, la mia libertà, il taxi, la corsa a casa… e finalmente il meritato riposo.

Per quale squadra tifi?

Li guardo diritto negli occhi senza tentennare, sicuro, fiero e diretto pronuncio la parola magica:

JUVENTUS

Mi ri-scrutano, ridono di gioia vera, uno mi abbraccia, l’altro prova ad abbozzar…Amico, this year Scudeeee………Ssssssscccccccc faccio Io portando le dita al labbro con una mano e recuperando il passaporto con l’altra.

Li lascio di balzo alle mie spalle, felici e pronti per il prossimo sfigato interista.

Anicagis presenta: andiamo al cinema.

Il coast to coast che non ti aspetti, da oggi sulle migliori linee aeree :

Singapore Airlines.
HK – Singapore A/R

Tremate Jazirat sta tornando ! #3

Ennesima mail di Jazirat. Ennesima foto allegata. Questa volta oltre che all’amico dice di dedicarla all’Italia tutta.
Lui giura che è l’ultima foto.
Sicuramente è l’ultima che gli pubblico a mio nome.

* AC/DC ovvero la musica prima di VideoMusic

Quarta ginnasio, ho la borsa a tracollo, quella militare che va tanto di moda in quegli anni. 5000 mila lire al mercato il giovedì, il posto é di fianco all’attuale Gold Seven a Venosa, giusto per capirci. Tutti i ragazzi ci scrivono qualcosa con il pennarello sopra, non so, il nome delle band preferite, per esempio.
La mia non ha ancora nessuna scritta. La scritta sbagliata e la mia carriera da liceale prende la piega sbagliata. Vietato commettere errori, per cui prendo tempo, prima o poi mi verrà l’ispirazione.

Sono in villa ed é Sabato, l’unico giorno al ginnasio in cui ho 4 ore.
Davanti a me un ragazzo della prima liceo, ha una borsa come la mia, verde militare, mercato lire 5000 e nel bel mezzo della borsa, ha una scritta : due lettere intervallate da un fulmine, ancora due lettere

AC fulmine DC.

Mi sento mancare. I’ve found what I’m looking for: la scritta giusta per la mia borsa verde militare da 5000 lire.

Torno a casa prendo il pennarello e cerco di essere il più preciso possibile.

AC: fatto. Cosa vorrà dire non lo so, ma mi sta bene cosi. A comunque é l’iniziale della ragazza più bella del liceo. Per la C invece nessuna idea, ma non ho tempo da perdere per cui ripeto:

AC: fatto.
Fulmine: fatto.

A questo punto peró non che posso mettere le iniziali del nome del ragazzo della prima liceo. Lui si chiama D.C. La borsa è la mia, va bene tutto ma non esageriamo.

AC fulmine DG.

Quell’anno fui bocciato.