Dalla prosa alla poesia, dal teatro alle traduzioni dei classici, dalla composizione di opere per musica a saggi, ad articoli giornalistici, dalla critica letteraria ad interventi sulle arti visive, in primis la pittura.
Un letterato poliedrico, un Uomo del Novecento. Con lui si chiude un secolo. Definitivamente. Il “secolo breve”? Il “secolo del montaggio”, “della psicanalisi”? Il “secolo del conflitto tra borghesia e proletariato”? Il secolo! Il nostro secolo. Chepoiallafine siamo tutti un po’ GENTE DEL NOVECENTO.
Uno scrittore che ha saputo intervenire all’interno dei dibattiti più disparati: poesia, politica, prosa, musica, spettacolo… tutto era di suo interesse. I tratti del suo viso mi ricordavano vagamente quelli di Marty Feldman, la giacca nera, come i pantaloni, la camicia bianca abbottonata fino in cima e il nodo stretto di una cravatta a fantasia, ma sobria. Un figurino estremamente magro sulla soglia degli ottant’anni che ha contribuito allo sviluppo culturale di questo paese. L’ho visto qualche settimana fa (Im wunderschönen Monat Mai): il tempo aveva inciso sull’aspetto fisico, ma… dell’intellettuale non aveva scalfito nulla. Le sue parole risuonavano nella stanza affollata chiare, sicure, ironiche. Forma e contenuti di Uomo che sapeva emozionarsi, che sapeva spogliarsi sulla pagina pur mostrandosi impeccabilmente coperto e distinto nella vita quotidiana.
Una stretta di mano.
Il ricordo: Capricci, Giuochi e Smorfie. Per esplorare il labirinto della realtà che, giorno dopo giorno, nei giorni uguali ai giorni, ci si dispiega innanzi, sempre nuovo, mai definitivamente definito.
“è un puro surrogato
di mie lettere, questo mio scartabello: (e un surrogato, aggiungo, indispensabile,
stando così le cose come stanno: e come tu le vedi, e io le vedo): (io sono le mie
lettere, in sostanza: e sono il mio scartabello):
io sono il surrogato di me stesso:”
SCARTABELLO26
[Di]

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