Le urne si son chiuse.
Pare che 1 su 3 non abbia votato.
Da queste parti siamo in 5.
(Nonno Rocco e’ special guest, x cui non lo contiamo).
Non so’ di preciso che abbiamo fatto gli altri 3.
1 e’ rappresentante di lista e forse vale per 1 e mezzo.
Ma al momento, dati ufficiali alla mano, astenuti siamo in 2.
E la media dei polli di Renzo?
Che poi alla fine son solo numeri.
Ma bisognerebbe chiedersi il perche’.
Monthly Archives: marzo 2010
1 su 3.
A, e, i, o, u, ipslon
Il lavoro mi terra’ lontano dall’impegno elettorale questa volta.
Peccato.
Vi racconto, invece, un aneddoto riguardo le scorse elezioni. Per decidere il mio candidato mi sono affidato ad un principio anagrafico. Ovviamente a monte c’era gia’ stata la scelta sull’area per la quale avrei votato.
Comunque, volevo votare chiunque avesse avuto meno anni di me. Io di anni ne ho 42, mica 24, per cui mi sembrava una cosa abbastanza semplice. In caso di più candidati con questo requisito avrei scelto il più giovane.
Ovviamente mi sarei documentato su di lui/lei, ma la scelta di base sarebbe stato comunque affidata al principio anagrafico di cui sopra.
Il più giovane nella lista aveva 2 anni più di me.
Quest’anno, come da premessa non voterò. Mi e’ comunque arrivata la eco della campagna elettorale e sebbene io voti in Lombardia, ho seguito per quel pò che ho potuto anche i candidati della Basilicata, in generale, e del mio paese Venosa, in particolare.
Allora mi e’ capitato di imbattermi nell’azione del mio compaesano Enzo B.
La sua denuncia sull’affissioni abusive e le sue foto, mi hanno aperto gli occhi su questo tema che mai avevo considerato prima.
Grazie Enzo.
Per abitudine o per pigrizia mentale, consideravo le affissioni, comprese quelle selvagge, qualcosa di ordinario, qualcosa che si poteva fare.
Addirittura qualcosa che andava fatto. In campagna elettorale certe pratiche mi sembravano legittime. Ma più che l’abitudine e la pigrizia credo che la cecità derivi dalla mia eta’. Sono cresciuto in un epoca in cui i mass media non erano ancora mass e i manifesti rappresentavano il massimo della visibilità. Io sono cresciuto in quell’ epoca e la mia educazione mi ha impedito di riconoscere la differenza.
Allora ho riflettuto.
Ne sono venute fuori diverse considerazioni. Le lascio tutte sulla tastiera, tranne una. Invece di guardare la luna ho guardato il dito:
I manifesti.
Ci sono candidati più o meno miei coetanei, ci sono candidati più giovani di me.
Guardando i loro manifesti e i relativi slogan mi sono sembrati anacronistici, mi sono sembrati uguali ed identici a quelli che vedevo prima ‘dell’illuminazione’ (ancora grazie Enzo) ed ai quali ero vaccinato.
Mi sono sentito come ci si sente a capodanno quando a fine serata parte “aihai carramba”e via giú di trenino.
Essere giovani candidati (più giovani di me, non ci vuole poi molto) e presentarsi cosi significa farsi smascherare a priori.
Significa, appunto, andare alla stessa festa di capodanno dell’anno prima con le stesse persone e pensare che qualcosa possa cambiare. Salvo tirare il primo bilancio dell’anno nuovo appena partono le note della celebre canzone che poc’anzi ho menzionato: ancora qui?, pure quest’anno!
Quei manifesti sono una zavorra per i candidati, i quali se accettano di comunicare in quel modo, evidentemente non hanno l’educazione e lo spirito per riconoscere la differenza. (Inutile dire che considero un aggravante la scusa del tipo ‘cosi fan tutti’ o ‘ me lo ha imposto il partito’).
Quest’anno non voto. Se gli impegni di lavoro me lo avessero consentito, avrei scelto, come candidato ideale, il più giovane della lista nella cui area mi riconosco. Mi sembra un modo figo e moderno per dare il mio contributo. E mi fa pure sentire in sintonia con i giovani.
Non voto.
Per la prossima tornata elettorale, prometto, cambierò discriminante.
Ps Per il prossimo capodanno invece, non prometto nulla.
Scusa se ti chiamo Amore
Ci sono diversi fattori che concorrono al successo di un marchio di moda. Escludendo tutti gli altri vorrei concentrarmi su uno: la completa adesione da parte dei clienti alla visione del mondo, moda in questo caso, dello stilista (diciamo pure artista) che crea la collezione.
Banale, vero?
Faccio un altro esempio:
se mi professo cattolico, si presume che io aderisca in toto all`insegnamento della chiesa cattolica e che, sempre per esempio, io ami il mio prossimo come me stesso, giusto per citare un insegnamento.
Ancora un altro: se aderisco al partito dell`amore, dichiaro con la mia adesione, al programma insito nel nome del partito stesso, amare.
Q*Star ha scoperto l’acqua calda..
Un momento e vi rinfresco
In questi giorni mi sono messo a studiare.
Ho visto ed ascoltato dei video di Gigi D`Alessio su you tube.
Non c`è dubbio Gigi canta l`amore.
Amore.
Amori complicati, difficili, andati, irraggiungibili.
E’ probabile che prima di essere felice con la Tatangelo, abbia avuto delle delusioni. La sua sensibilità’ unita al suo talento ha prodotto/produce queste canzoni che tanto ci fanno sospirare.
Ripeto, canzoni d’amore.
C’è stato quindi un periodo della vita di Gigi in cui una tipa l’ha mollato.
Perche’ ci si lascia?
I motivi possono essere tanti. sintetizzando: all’interno della coppia non c’è piu’ armonia (sto sintetizzando, eh) e uno dei due, o tutti e due, decidono di prendere strade diverse.
Alla base comunque c’è un rifiuto. Io con te non ci sto piu’.
Gigi viene mollato, la tipa non vuole stare con lui, e lui canta.
Canzoni.
D’amore.
Mica dice “brutta stronza mi hai mollato, ti venisse la cagarella. No, lui ama. Magari soffre, ma più della sofferenza lui fondamentalmente ama.
Se io fossi un ammiratore di gigi d’alessio, dichiarerei prima di tutto a me stesso, e poi al resto del mondo, la mia adesione al suo modo di intendere le cose terrene, al suo stile di vita. E mi comporterei di conseguenza.
Cosi come si comporta da buon fashionista, il buon fashionista.
Cosi come si comporta da buon cattolico, il buon cattolico.
Cosi come si comporta da buon militante, il buon militante del partito dell’amore
Facebook: Non mi piace gigi d’alessio: fans inferociti.
Mi sarei aspettato di leggere commenti del tipo: non ti piace Gigi? Non fa niente, noi ti vogliamo bene lo stesso.
Magari il nostro amore non sara’ corrisposto, ma almeno cosi saremo piu’ vicini al nostro idolo. (Ricordate? Tu non mi vuoi piu’? Io ti amo lo stesso, magari soffrendo, ma ti amo).
Invece niente. Solo insulti.
Ora mi nasce spontanea una domanda?
Sono piuù ermetici i testi di gigi o è più ermetico il cervello del fan accecato “dall’amore”?
Ps dedico questo post al mio amico rocco. Ho giocato un po’ con le parole ed i concetti a mo’ di divertissement. Non sono mai stato tanto vicino a fabrizio de andre’ quanto nei periodi in cui ho sofferto per qualcosa (anche per amore). La sofferenza prima o poi passa, lui rimane. Tante cose che so sull’amore, le ho imparate da lui.
Anche ad amare chi vive e chi pensa in maniera differente dalla mia.
Il tempo delle mail
Lo so, avevate ragione.
Ci avete rimproverato a lungo.
Ogni blog che si rispetti ha una mail istituzionale.
Anche se non serva a nulla da oggi ce l’abbiamo anche noi !.
Scrivete e qualcuno vi risponderà (se siete sfortunati vi può capitare anche Jazirat).
Se invece per qualche assurdo motivo cercate proprio Jazirat, allora scrivetegli qui :
jazirat@chepoiallafine.it
Per gli altri :
qstar@chepoiallafine.it
signorlobo@chepoiallafine.it
ziasabbina@chepoiallafine.it
Ma soprattutto, per inviare le vostre lettere a [Di], che verrano pubblicate con risposta annessa nella rubrica [Di]llo a [Di] scrivete a :
dilloadi@chepoiallafine.it
Ci teniamo ad informarvi, che il dominio in scadenza è stato rinnovato per un altro anno, grazie alla donazione del nostro main sponsor Nonno Rocco.
Per l’occasione abbiamo pensato di dotare anche lui di una mail istituzionale.
Chiunque desiderasse mettersi in contatto con lui, può scrivergli a
nonnorocco@chepoiallafine.it
Buon Anno.

Oggi è il capodanno persiano secondo il calendario jalali.
I miei amici iraniani sono in festa.
Come tradizione ieri sera han saltato nel fuoco, per bruciare via gli influssi negativi ed iniziare l’anno nuovo sotto nuovi auspici.
Auguro loro tutto il bene possibile.
L’Iran è un paese che ho scoperto da poco, magico, storico, colorato, con tante contraddizioni.
Un po’ come l’Italia.
Spero ce la facciano ad avere un futuro migliore.
Se lo meritano.
San Giuseppe, i Pink Floyd e le groupies.
Oggi e’ san Giuseppe. Il mio onomastico.
Ho un rapporto un po’ strano con il mio nome. Infatti Giuseppe lo uso, o viene usato, solo nelle situazioni ufficiali ( situazione ufficiale = raccomandata che mi notifica una multa o bolletta da pagare, nella stragrande maggioranza dei casi) oppure me lo ricordano gli altri il giorno del mio onomastico. Appunto.
Da bambino, non avendo ancora avuti contatti con le situazioni di cui sopra, essere Giuseppe presentava dei vantaggi. Si, perche’ a differenza di altri santi, il mio veniva festeggiato in modo particolare: con il fuoco di san Giuseppe. Un gran bel falo’ e poi le patate messe a cuocere sotto la cenere. E tutto questo, mi dava l’idea che fosse stato ideato solo per me.
Tu ti chiami Giuseppe e su questo falo’ fonderemo il nostro divertimento.
Ho sintetizzato al massimo, giusto per rendere l’idea. Comunque fidatevi era divertente.
Bisognerebbe essere degli esperti antropologi per capire e interpretare i simboli contenuti in questa festa. Io che antropologo non sono, ritengo che fosse un modo come un altro, studiato dai nostri contadini, per avere delle ore libere, bere e mangiare a scrocco e magari pomiciarsi la morosa, di nascosto dai genitori di lei.
Mi piace pensarla cosi. Un anticipo di primavera e il fuoco della stagione a venire che si accende.
A Venosa, solo un altro santo mi batteva in popolarita’: san Rocco. Ma qui il gioco era piu’ duro. San Rocco e’ il patrono della citta’. Giocava in casa.
Per lui processioni, tre giorni di festa, il cantante in piazza e i fuochi artificiali.
Altro che falo’.
In una processione il santo veniva portato in giro e veniva letteralmente cosparso di soldi. Banconote appiccicate dappertutto sulla statua. Erano i soldi degli emigrati che ad agosto rientrando dai loro luoghi di esilio, da una parte ostentavano il loro guadagno mettendo queste ricche banconote da 10/50/100 mila lire e dall’altra cercavano di ingraziarsi il santo, secondo l’usanza pagana delle offerte.
Non sono un antropologo e non conosco il significato dei simboli, ma credo che quei soldi in realta’ rappresentassero il sacrificio dei figli di Venosa. Vado via (vado a buttare il sangue, secono un modo di dire che spesso ho sentito) in una nazione, una citta’, diversa per una prospettiva di vita migliore. Ma quel sangue che butto di la ti appartiene san Rocco, e te lo restituisco affinche’ tu faccia una bella festa: la piu’ bella della zona. Perche’ si sappia in giro che noi di sangue ne buttiamo, e pure tanto nel mondo.
Per fare la festa bella ci vogliono due cose grandi: il cantante conosciuto e i fuochi artificiali.
Faccio un esempio:
se per san Giuseppe i Pink Floyd potevano andare bene (in fondo volevamo solo bere, mangiare e pomiciare all”interno della comunita’) per san Rocco, la cui eco doveva essere sentita se possibile addirittura oltre confine, si doveva prendere il meglio: Mario Merola.
Bisognerebbe essere degli esperti sociologi per capire perche’ Mario Merola ha piu’ appeal dei Pink Floyd su una data popolazione. Io esperto sociologo non sono ed azzardo una ipotesi. San Rocco nella sua bonta’ riconosce una parte della popolazione piu’ sofferente, parlo di risorse umane , che non ha (non ha avuto) gli strumenti per emanciparsi e continua a buttare il sangue. E a loro si rivolge, con il loro linguaggio. Va tutto male, ma na canzone di giggi nuosto almeno per una sera vi sistema.
Senza pensare allo schiattamento dei lavellesi.
Io, forse perche’ mi chiamo Giuseppe (almeno oggi), ho sempre preferito come festa san Giuseppe. San Rocco invece era solo la scusa per fare tardi, ma soprattutto dava la scusa di fare tardi a qualche fans dei cantati che si sono alternati sul palco durante le feste patronali, che molto spesso venivano meno al loro fanatismo e che alla musica di Mario Merola preferivano il fuoco di Giuseppe.
Gli anni passano ed io mi invecchio. Come ho scritto nel titolo la battaglia e’ persa.
Ma Gigi attira un sacco di fans.
Persa per persa la battaglia un giro in piazza il 18 lo faccio. Vuoi che non riesca a trovare qualcuna a cui va di viversi un amore infelicitante alla Gigi?
Se la becco gli faccio buttare il sangue
Primati.
Hanno stracciato il velo (di Maya?)
Venosa… dicevano fosse un luogo in cui si beve, si mangia e si riposa. Locus amoenus straordinario, dove la Lucania incontra la Daunia.
Oggi, però, io cambierei la formula in VENOSA: DOVE SI BEVE, SI MANGIA E “SI SPARA LA POSA”. E tutto questo a svantaggio dei sensi.
[Di]
Per stazioni.
Sono stato in giro (mi scuso per l’assenza) e al mio rientro nella casella della posta ho trovato la seguente cartolina.

Mi invitano a votare e mi fanno uno sconto sul biglietto.
Del treno.
Fashion world : I like it
Prima di partire ho fatto una promessa a me stesso:
Mi prendo una pausa dal calcio.
Quindi vi parlo del mio lavoro.
Io mi occupo, nel settore fashion, della promozione di un servizio (Made to Measure) per un marchio italiano. Viaggio e incontro gente.
Un lavoro creativo e dinamico.
Al momento mi trovo ad Hong Kong.
Giusto per farvi capire quanto siano “cool” le persone con le quali lavoro, oggi a tavola per pranzo, 4 uomini 4, non abbiamo parlato ne di calcio ne dell’altro argomento.
Abbiamo parlato di cinema.
Qual’e’ il film che maggiormente ti ha segnato.
Solo uno.
In finale ha vinto “pretty woman” contro “il padrino”.
3 a 1
Creativo e dinamico.
A contatto con gente cool.
Non rispondo delle tue azioni
Cristoforo Colombo
Non era invece una bestemmia quella pronunciata dal giocatore del Chievo Marcolini, assolto dal giudice esaminate le immagini televisive. “Il calciatore clivense – si legge nella decisione -, uscendo dal terreno di gioco in conseguenza dell’espulsione inflittagli dall’arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto e in Lombardia, con becero riferimento a ‘Diaz’ e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta ‘A’ rispetto alla vocale ‘O’ legittima quanto meno un’incertezza interpretativa)”.


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