aprile, 2010

L’eco del fondo.

Anch’io come ZiaSabbina ho sentito dire tante cose in questi giorni,
Ho sentito dire che Fini è un grande uomo, col senso dello stato,
ho sentito dire che la fiamma era un gioco da adoloscenti ;
ho sentito dire che Basilicata Coast to Coast è un bel film,
ho sentito dire che è un bel film perchè… perchè insomma… si bhè dai perchè Papaleo, la Basilicata… ;
ho sentito dire che l’Inter vincerà la Coppa Campioni,
ho sentito dire che il fallo di mano era involontario e che Milito non era in fuorigioco ;

ho sentito dire che fra un pò sentirò dire che in fin dei conti nemmeno Berlusconi e Bondi sono poi tanto male.

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Q*Star non starà più da me.

armanihotel

Hanno finalmente aperto l’Armani Hotel.

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**

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MUSICAL-MENTE

Chepoiallafine vedere Piero Pelù a torso nudo è sempre un’emozione. Quei suoi “hhh”, accompagnati dalle schitarrate di Ghigo, mi hanno fatto fare un passo indietro, al tempo delle mele.
Litfiba: so’ cose che poi uno si ricorda.

P.S. La Polverini ha coperto i manifesti del concerto con i suoi per ringraziare la popolazione.

[Di]

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*

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Ho sentito dire

ho sentito dire che Fini non si allinea,
ho sentito dire che se proprio Fini non lo fa allora ci pensa Bersani ad allinearsi,
ho sentito dire che gli interisti sono onesti quanto gli juventini,
ho sentito dire che Belen Rodriguez ha un neo sulla guancia,
ho sentito dire che se non hai almeno un pass per la Zona Tortona durante il salone del mobile non conti un cazzo,
ho sentito dire che un vulcano in Islanda ha costretto Q*Star in Cina mentre non ha costretto Jazirat,
ho sentito dire che un prete una volta ha toccato il pisellino di un ragazzino, si ma era in Irlanda,
ho sentito dire che a Rogoredo Santa Giulia tra sette anni apriranno un supermercato,
ho sentito dire, ma questo l’ho sentito più forte, che la Ziasabbina sta per tornare dalla Svizzera.

ZIASABBINA.   COMING SOON.

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Nuove agghiaccianti rivelazioni al processo su Calciopoli: vince chi gioca meglio. Panico in casa inter: e’ un complotto.

Gli onesti hanno stritolato il Barca. Chapeu.

A parte il goal, il Barcellona davvero poca roba. Ripeto, merito degli onesti. Mi e’ piaciuta molto la squadra corta e compatta, tutti dietro la linea della palla in fase di possesso avversario a darsi una mano. Una squadra insomma.

Un risultato che e’ la somma di diversi fattori: la classe dei giocatori, l’acume dell’allenatore bravo, le scelte della dirigenza attenta ai bisogni della squadra.

Mi chiedo: non potevate pensarci prima, e organizzarvi di conseguenza, invece di chiedere al povero Facchetti di chiamare gli arbitri per sistemare ‘la griglia’?

 

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Eyjafjallajokull

Dopo Obama, la Merkel e il Barcellona, anche Chepoiallafine rimane vittima del “Vulcano dal nome impronunciabile”.

Solidarietà a Jazirat e Q*Star, bloccati per noi nel mondo.

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Raimondo Vianello e’ morto. Neanche As Fidanken sta tanto bene.

I decenni non finiscono allo scoccare della mezzanotte: vagano ancora negli anni successivi, tuttavia l’aria intorno agli anni 80 va via via rarefacendosi: tra un po’, se non lo sono già, diventeranno mitici.

Cosi dopo Mike Buongiorno, Sante Licheri e Maurizio Mosca è morto anche Raimondo Vianello. Buona parte della Tv commerciale dell’epoca.

Mi dispiace.

Nel mio immaginario e con una buona dose di  presunzione , mi sono sempre illuso di avere qualche tratto in comune con lui. O almeno, con i personaggi che lui interpretava:

cinici ed ironici.

Vianello seppure con una lunga carriera alle spalle, resta almeno per me quello dell’omonima casa e il primo, ed ineguagliabile, conduttore di Pressing.

Niente, volevo solo farvelo sapere.

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La palla è rotonda

Era il 1972 o il 73 non ricordo bene. Era primavera, ed io ero poco più che un girino. Ne carne ne pesce.

Con gli amichetti le uniche occupazioni erano ciondolare per il quartiere, arrampicarsi su qualsiasi cosa svettasse in verticale, pisciare contro i muri.
Occupati da tali attività le giornate passavano uguali e la nostra unica preoccupazione era evitare le palate dei nostri genitori, che a quei tempi, fioccavano per un non nulla: Un ritardo all’ora di cena, un capriccio per un giocattolo, un graffio causato da una arrampicata. In questa esistenza venosina anni 70 tutto andava come doveva andare.
Fu appunto in quei giorni di primavera che qualcosa cambiò improvvisamente le nostre esistenze.
Un incontro. Il ‘zillakkio’.
Piccola parentesi: chiamasi  zillakkio una persona inetta, con gravi carenze educative, che non avendo nessun tipo di attitudine, cerca di imporre la propria volontà con atteggiamenti meschini e misere bugie. Fine parentesi.

Il  zillakkio non è mai innocuo, cova sempre rancore, ma c’è una cosa peggiore del zillakkio: il zillakkio armato.

In genere l’arma e’ un pallone.
Quel giorno si presento al campetto e’ inizio a dettare le sue regole:

1 il pallone é il mio.
2 nella formazione delle squadre io decido chi gioca con me.
3 tutte le decisioni a mio sfavore o a sfavore della mia squadra possono cambiare in corso, pena la sospensione della partita, causa applicazione dell’articolo 1.

Il zillakkio non porto solo regole incomprensibile e confuse. Con lui arrivò anche la consapevolezza che non eravamo tutti uguali.

“Il figlio del dottore e’ sempre il figlio del dottore”.

Mentre intorno a noi, figli di benzinai, operai e fruttivendoli con mamme casalinghe, lentamente iniziava a scavarsi il cerchio.
Il cerchio dei nostri destini.
Il destino che i zillakki, lungimiranti e attenti ai propri interessi, iniziavano a scrivere per noi.

Non era ancora il momento delle scelte definitive, quelle sarebbero arrivate qualche anno dopo, ma il dado era tratto.
Qualcuno di noi, tra la vita e la morte ha scelto l’america, altri si sono piegati al destino, nonostante fossero davvero bravi ad arrampicarsi e pisciare contro i muri, altri a loro volta, sono stati irretiti e dimenticando le proprie origini sono diventati essi stessi zillakki.

Da adulti i zillakki si mimetizzano, cercano di nascondere la loro indole, ma la vera natura viene fuori. Sempre.

Sia che si diventi presidenti del consiglio, sia che si diventi proprietari dell’inter.

“Il pallone é il mio.”

Si lo so.

Ma è rotondo.

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