Posts Tagged Sergio

Farewell post

E’ stata una bella avventura e ho scritto con piacere ogni post che avete letto.

L’esperienza è stata meravigliosa: essere parte attiva nel mondo blog mi ha arricchito.

Però anche le cose belle finiscono. E questa finisce qui.

Scrivere un post è una piccola magia, ed io sono stato veramente affascinato dal processo ‘creativo’ attraverso il quale un pensiero prende forma fino a diventare un post. Invito tutti a provare,  è davvero coinvolgente.

Tocca fare i conti però anche con gli aspetti negativi. Bisogna avere idee originali e una buona tecnica. Senza contare l’impegno. Mi sono reso conto di non essere in possesso ne dell’una ne dell’altra. Cosa della quale ero già fermamente convinto anche prima di questa avventura. Le paure si sono materializzate, io passo la mano. Scrivere deve rimanere un piacere, al momento non lo è più per me.

Rimarrò un lettore, cosa che mi è più affine come peculiarità di carattere.

Un abbraccio

Q*Star.

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Solo rubare, sapete solo rubare.

“ Non è da questi particolari che si giudica un calciatore” cantava De Gregori qualche anno fa.

Coraggio, altruismo, fantasia.

Come si giudica invece uno scrittore da blog ?

Dalla fantasia ?

Da “vinca il migliore” a “Troppo tardi, il carro era ormai pieno”  il passo è decisamente lungo,  e non credo basterebbe tutta la fantasia del mondo, cosa della quale evidentemente SignorLobo è dotato, per far passare una castroneria del genere.

“Il ragazzo si farà nonostante le spalle strette”, cantava de gregori, cosa della quale, come mister,  sono fermamente convinto anche io a proposito del papi, e quindi gli perdonerò questo calcio di rigore sbagliato. Un jolly però è andato. Next.

Tuttavia sono solleticato dall’ipotesi: mi sento alberto sordi nella celebre scena dei “maccaroni”: te me provochi? E io me te magno.

Allora da questo momento divento interista. Certo il tempismo non è dei migliori, potevo diventarlo ad inizio stagione e godermi questa annata trionfale.  Comunque.

Allora mi seguite? Saltiamo sul carro.

Si sta bene, davvero comodo.  Come dici? Il rigore del Chelsea? Il gol annullato con il Barcellona? La schiacciata da pallavolista di Maicon? Che cavolo, sono appena saltato sul carro e già mi danno del ladro? Guardate che vi sbagliate, non sono più della Juve, adesso sono dell’inter. Continua a leggere

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Questo week end? Guarda ho un sacco di cose da fare. Per esempio battere il record di ‘guardamento di Sky’. Esiste?

Pensavo che scrivere su un blog avrebbe potuto farmi guadagnare in carisma e sintomatico mistero, cosi come un po’ di tempo fa, per la stessa ragione,  si indossavano gli occhiali da sole.

Oltre che procurarmi una incredibile quantità di gnocca.

I miei post, già a distanza di 24 ore, li trovo noiosi e banali. Non riesco però a spiegarmi perché da quando scrivo sul blog ho un sacco di donne. Casualità? No, è che sono incredibilmente bello, ed il blog non c’entra nulla.

Morale: il blog mi ha spiegato in maniera inequivocabile che non sarò mai anche intelligente.

Ed io che speravo di fare il sindaco di Venosa.

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Unicuique suum #1

Kitsch. Ognuno ha una propria teoria intorno al kitsch. Io ho fatta mia quella di Kundera (per gli appassionati è possibile leggerla in alcune pagine finali del suo romanzo più famoso). In sostanza per l’autore: “ Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile.”

Da wikipedia ancora leggo:  ‘L’interpretazione non solo non trova nelle “opere” altro significato da quello subito visibile, ma non vi trova nemmeno la necessità di essere espressa. Ed ancora, non soltanto il significato è quello che appare, ma si compie un passo ulteriore, che consiste nell’annientamento del bisogno di uno sguardo critico.’

Vorrei soffermarmi su alcuni passaggi: ‘la necessità di essere espressa’,  ‘annientamento del bisogno di uno sguardo critico ’.

Leggo in questi giorni delle vicissitudini del ministro scajola ( niente di personale contro l’ex ministro solo una questione cronologica) e ascolto i commenti alla macchina del caffè in ufficio:  I politici? Sono tutti uguali. Scrollata di spalle e via di nuovo al computer.

Nulla di quanto accade necessita di essere espresso, se non marginalmente e per pochi minuti,  tanto meno viene messo in discussione.

E’ la regola.

Il Kitsch ci ha sommerso? Rispondete come vi pare.

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Nuove agghiaccianti rivelazioni al processo su Calciopoli: vince chi gioca meglio. Panico in casa inter: e’ un complotto.

Gli onesti hanno stritolato il Barca. Chapeu.

A parte il goal, il Barcellona davvero poca roba. Ripeto, merito degli onesti. Mi e’ piaciuta molto la squadra corta e compatta, tutti dietro la linea della palla in fase di possesso avversario a darsi una mano. Una squadra insomma.

Un risultato che e’ la somma di diversi fattori: la classe dei giocatori, l’acume dell’allenatore bravo, le scelte della dirigenza attenta ai bisogni della squadra.

Mi chiedo: non potevate pensarci prima, e organizzarvi di conseguenza, invece di chiedere al povero Facchetti di chiamare gli arbitri per sistemare ‘la griglia’?

 

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Raimondo Vianello e’ morto. Neanche As Fidanken sta tanto bene.

I decenni non finiscono allo scoccare della mezzanotte: vagano ancora negli anni successivi, tuttavia l’aria intorno agli anni 80 va via via rarefacendosi: tra un po’, se non lo sono già, diventeranno mitici.

Cosi dopo Mike Buongiorno, Sante Licheri e Maurizio Mosca è morto anche Raimondo Vianello. Buona parte della Tv commerciale dell’epoca.

Mi dispiace.

Nel mio immaginario e con una buona dose di  presunzione , mi sono sempre illuso di avere qualche tratto in comune con lui. O almeno, con i personaggi che lui interpretava:

cinici ed ironici.

Vianello seppure con una lunga carriera alle spalle, resta almeno per me quello dell’omonima casa e il primo, ed ineguagliabile, conduttore di Pressing.

Niente, volevo solo farvelo sapere.

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La palla è rotonda

Era il 1972 o il 73 non ricordo bene. Era primavera, ed io ero poco più che un girino. Ne carne ne pesce.

Con gli amichetti le uniche occupazioni erano ciondolare per il quartiere, arrampicarsi su qualsiasi cosa svettasse in verticale, pisciare contro i muri.
Occupati da tali attività le giornate passavano uguali e la nostra unica preoccupazione era evitare le palate dei nostri genitori, che a quei tempi, fioccavano per un non nulla: Un ritardo all’ora di cena, un capriccio per un giocattolo, un graffio causato da una arrampicata. In questa esistenza venosina anni 70 tutto andava come doveva andare.
Fu appunto in quei giorni di primavera che qualcosa cambiò improvvisamente le nostre esistenze.
Un incontro. Il ‘zillakkio’.
Piccola parentesi: chiamasi  zillakkio una persona inetta, con gravi carenze educative, che non avendo nessun tipo di attitudine, cerca di imporre la propria volontà con atteggiamenti meschini e misere bugie. Fine parentesi.

Il  zillakkio non è mai innocuo, cova sempre rancore, ma c’è una cosa peggiore del zillakkio: il zillakkio armato.

In genere l’arma e’ un pallone.
Quel giorno si presento al campetto e’ inizio a dettare le sue regole:

1 il pallone é il mio.
2 nella formazione delle squadre io decido chi gioca con me.
3 tutte le decisioni a mio sfavore o a sfavore della mia squadra possono cambiare in corso, pena la sospensione della partita, causa applicazione dell’articolo 1.

Il zillakkio non porto solo regole incomprensibile e confuse. Con lui arrivò anche la consapevolezza che non eravamo tutti uguali.

“Il figlio del dottore e’ sempre il figlio del dottore”.

Mentre intorno a noi, figli di benzinai, operai e fruttivendoli con mamme casalinghe, lentamente iniziava a scavarsi il cerchio.
Il cerchio dei nostri destini.
Il destino che i zillakki, lungimiranti e attenti ai propri interessi, iniziavano a scrivere per noi.

Non era ancora il momento delle scelte definitive, quelle sarebbero arrivate qualche anno dopo, ma il dado era tratto.
Qualcuno di noi, tra la vita e la morte ha scelto l’america, altri si sono piegati al destino, nonostante fossero davvero bravi ad arrampicarsi e pisciare contro i muri, altri a loro volta, sono stati irretiti e dimenticando le proprie origini sono diventati essi stessi zillakki.

Da adulti i zillakki si mimetizzano, cercano di nascondere la loro indole, ma la vera natura viene fuori. Sempre.

Sia che si diventi presidenti del consiglio, sia che si diventi proprietari dell’inter.

“Il pallone é il mio.”

Si lo so.

Ma è rotondo.

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A, e, i, o, u, ipslon

Il lavoro mi terra’ lontano dall’impegno elettorale questa volta.

Peccato.

Vi racconto, invece, un aneddoto riguardo le scorse elezioni. Per decidere il mio candidato mi sono affidato ad un principio anagrafico. Ovviamente a monte c’era gia’ stata la scelta sull’area per la quale avrei votato.
Comunque, volevo votare chiunque avesse avuto meno anni di me. Io di anni ne ho 42, mica 24, per cui mi sembrava una cosa abbastanza semplice. In caso di più candidati con questo requisito avrei scelto il più giovane.
Ovviamente mi sarei documentato su di lui/lei, ma la scelta di base sarebbe stato comunque affidata al principio anagrafico di cui sopra.

Il più giovane nella lista aveva 2 anni più di me.

Quest’anno, come da premessa non voterò. Mi e’ comunque arrivata la eco della campagna elettorale e sebbene io voti in Lombardia, ho seguito per quel pò che ho potuto anche i candidati della Basilicata, in generale, e del mio paese Venosa, in particolare.

Allora mi e’ capitato di imbattermi nell’azione del mio compaesano Enzo B.

La sua denuncia sull’affissioni abusive e le sue foto, mi hanno aperto gli occhi su questo tema che mai avevo considerato prima.

Grazie Enzo.

Per abitudine o per pigrizia mentale, consideravo le affissioni, comprese quelle selvagge, qualcosa di ordinario, qualcosa che si poteva fare.
Addirittura qualcosa che andava fatto. In campagna elettorale certe pratiche mi sembravano legittime. Ma più che l’abitudine e la pigrizia credo che la cecità derivi dalla mia eta’. Sono cresciuto in un epoca in cui i mass media non erano ancora mass e i manifesti rappresentavano il massimo della visibilità. Io sono cresciuto in quell’ epoca e la mia educazione mi ha impedito di riconoscere la differenza.

Allora ho riflettuto.

Ne sono venute fuori diverse considerazioni. Le lascio tutte sulla tastiera, tranne una. Invece di guardare la luna ho guardato il dito:
I manifesti.
Ci sono candidati più o meno miei coetanei, ci sono candidati più giovani di me.
Guardando i loro manifesti e i relativi slogan mi sono sembrati anacronistici, mi sono sembrati uguali ed identici a quelli che vedevo prima ‘dell’illuminazione’ (ancora grazie Enzo) ed ai quali ero vaccinato.

Mi sono sentito come ci si sente a capodanno quando a fine serata parte “aihai carramba”e via giú di trenino.
Essere giovani candidati (più giovani di me, non ci vuole poi molto) e presentarsi cosi significa farsi smascherare a priori.

Significa, appunto, andare alla stessa festa di capodanno dell’anno prima con le stesse persone e pensare che qualcosa possa cambiare. Salvo tirare il primo bilancio dell’anno nuovo appena partono le note della celebre canzone che poc’anzi ho menzionato: ancora qui?, pure quest’anno!

Quei manifesti sono una zavorra  per i candidati, i quali se accettano di comunicare in quel modo, evidentemente non hanno l’educazione e lo spirito per riconoscere la differenza. (Inutile dire che considero un aggravante la scusa del tipo ‘cosi fan tutti’ o ‘ me lo ha imposto il partito’).

Quest’anno non voto. Se gli impegni di lavoro me lo avessero consentito, avrei scelto, come candidato ideale, il più giovane della lista nella cui area mi riconosco. Mi sembra un modo figo e moderno per dare il mio contributo. E mi fa pure sentire in sintonia con i giovani.

Non voto.

Per la prossima tornata elettorale, prometto, cambierò discriminante.

Ps Per il prossimo capodanno invece, non prometto nulla.

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Scusa se ti chiamo Amore

Ci sono diversi fattori che concorrono al successo di un marchio di moda. Escludendo tutti gli altri vorrei concentrarmi su uno: la completa adesione da parte dei clienti alla visione del mondo, moda in questo caso, dello stilista (diciamo pure artista) che crea la collezione.

Banale, vero?

Faccio un altro esempio:

se mi professo cattolico, si presume che io aderisca in toto all`insegnamento della chiesa cattolica e che, sempre per esempio, io ami il mio prossimo come me stesso, giusto per citare un insegnamento.

Ancora un altro: se aderisco al partito dell`amore, dichiaro con la mia adesione, al programma insito nel nome del partito stesso, amare.

Q*Star ha scoperto l’acqua calda..

Un momento e vi rinfresco
 

In questi giorni mi sono messo a studiare.

Ho visto ed ascoltato dei video di Gigi D`Alessio su you tube.
Non c`è dubbio Gigi canta l`amore.

Amore.

Amori complicati, difficili, andati, irraggiungibili.

E’ probabile che prima di essere felice con la Tatangelo, abbia avuto delle delusioni. La sua sensibilità’ unita al suo talento ha prodotto/produce queste canzoni che tanto ci fanno sospirare.

Ripeto, canzoni d’amore.

C’è stato quindi un periodo della vita di Gigi in cui una tipa l’ha mollato.

Perche’ ci si lascia?

I motivi possono essere tanti. sintetizzando: all’interno della coppia non c’è piu’ armonia (sto sintetizzando, eh) e uno dei due, o tutti e due, decidono di prendere strade diverse.

Alla base comunque c’è un rifiuto. Io con te non ci sto piu’.
Gigi viene mollato, la tipa non vuole stare con lui, e lui canta.

Canzoni.

D’amore.

Mica dice “brutta stronza mi hai mollato, ti venisse la cagarella. No, lui ama. Magari soffre, ma più della sofferenza lui fondamentalmente ama.

Se io fossi un ammiratore di gigi d’alessio, dichiarerei prima di tutto a me stesso, e poi al resto del mondo, la mia adesione al suo modo di intendere le cose terrene, al suo stile di vita. E mi comporterei di conseguenza.

Cosi come si comporta da buon fashionista, il buon fashionista.
Cosi come si comporta da buon cattolico, il buon cattolico.
Cosi come si comporta da buon militante, il buon militante del partito dell’amore

Facebook: Non mi piace gigi d’alessio: fans inferociti.

Mi sarei aspettato di leggere commenti del tipo: non ti piace Gigi? Non fa niente, noi ti vogliamo bene lo stesso.
Magari il nostro amore non sara’ corrisposto, ma almeno cosi saremo piu’ vicini al nostro idolo. (Ricordate? Tu non mi vuoi piu’? Io ti amo lo stesso, magari soffrendo, ma ti amo).

Invece niente. Solo insulti.

Ora mi nasce spontanea una domanda?

Sono piuù ermetici i testi di gigi o è più ermetico il cervello del fan accecato “dall’amore”?

 
Ps dedico questo post al mio amico rocco. Ho giocato un po’ con le parole ed i concetti a mo’ di divertissement. Non sono mai stato tanto vicino a fabrizio de andre’ quanto nei periodi in cui ho sofferto per qualcosa (anche per amore). La sofferenza prima o poi passa, lui rimane. Tante cose che so sull’amore, le ho imparate da lui.

Anche ad amare chi vive e chi pensa in maniera differente dalla mia.

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