Chepoiallafine

Là-bas.

Questo videoclip è stato girato nell’agosto 2011 a Boreano (PZ).
Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall’Africa occidentale, che giungono qui alla ricerca di qualche giornata di lavoro nella zona, soprattutto come braccianti nella raccolta del pomodoro. Vengono assunti soltanto attraverso caporali e sono pagati a cottimo e spesso in nero.
Il videoclip è il frutto dell’incontro tra alcuni ragazzi originari del Burkina Faso, che si trovavano più o meno casualmente a Boreano per lavorare in agricoltura, e alcuni artisti, videomaker e ricercatori sociali venosini.
Autore del testo e protagonista del clip è Daise B, studente di scuola superiore in una cittadina dell’Emilia Romagna e giovane autore di testi hip hop.
La drammatica situazione in cui i braccianti stagionali africani vivono e lavorano a Boreano è stata denunciata più volte (www.internazionale.it, www.ecologist.it, www.terrelibere.it). In questo videoclip forse per la prima volta a raccontare Boreano è, con la sola mediazione del montaggio, uno di quei lavoratori. Le sue parole ci narrano l’emigrazione dall’Africa, il colonialismo, la delusione successiva all’arrivo in Europa, lo sfruttamento, il razzismo, la voglia di riscatto.

Testo: Daisie B
Musica, arrangiamento, registrazione e missaggio: Sergio Dileo

Il Video è stato realizzato da :

Giuseppe Bellasalma
Maria Concetta Capezio
Tiziano Doria
Donato Frangione
Vito Frangione
Benedetto Guadagno
Mimmo Perrotta
Rossella Reggente

Il testo è in calce al video.

Live from Juventus Stadium.

Da domani mattina, qui sotto il commento live della giornata mia e di Q*Star a Torino allo Juventus Stadium.

Useremo nei nostri tweets l’hashtag #livefromjs.
Ben accette domande e commenti, per chi ha Twitter utilizzando l’hashtag di cui sopra, per gli altri commentando normalmente in basso a sinistra.


Poi magari mi sbaglio.

Oggi Tassisti e Venosini scioperano.
I primi come tutti sapranno scioperano contro le liberalizzazioni del governo Monti, i secondi come solo alcuni di voi sapranno scioperano contro la chiusura/ridimensionamento dell’ospedale cittadino.
Non entrerò nel merito delle questioni, magari lo farò in un altro post, o magari lo faranno Q*Star e Jazirat.
Quello che oggi mi interessa evidenziare è più che altro il metodo.
I Tassisti scioperando, arrecano disagio ai fruitori del servizio che normalmente erogano.
Creando disagio, amplificano le loro ragioni, sensibilizzando le autorità competenti a farsi carico dele stesse.
Lo sciopero in generale serve a far emergere al di fuori della propria sfera (in questo caso la categoria dei tassisti) la propria (della categoria) contrarietà verso una decisione imposta dall’alto.
Bene, tutto perfetto. I Tassisti oggi scioperano. Creano disagio ad altre categorie.
L’unico loro disagio sarà quello di vedere azzerate le entrate odierne. Zero corse, zero euri.

I Venosini oggi scioperano, chiusi i negozi, chiuse le attività commerciali, chiuse le pompe di benzina, chiuse le edicole.
A chi creeranno disagio ? Secondo me a loro stessi e nessun altro.
Il disagio è confinato all’interno della propria sfera.
Sinceramente non riesco a trovare l’amplificatore.
Il benzinaio oggi non comprerà il pane, ma il fornaio non potrà mettere la benzina alla propria auto.
L’edicolante non andrà a riparare la macchina dal meccanico che a sua volta non potrà leggere Tuttosport.
Disagiante e disagiato coincidono.
Ad occhio e croce secondo me, gli scioperi non si fanno cosi.
Poi magari mi sbaglio.

Come pecorelle.

A che gusto lo vuoi il gelato ?
Fai tu per me è uguale !
Sicuro ?
Si, vai tranquillo mi piace tutto.

Però che cazzo, proprio al cioccolato l’hai preso ?

Dal 16 Gennaio a Milano, per entrare dalle 7:30 alle 19:30 con la macchina nella Cerchia dei Bastioni (zona ad altissima concetrazione di mezzi pubblici), si dovrà pagare una tassa di 5 euro al giorno.
Anche i residenti in quella zona, una volta esauriti i 40 accessi gratuiti all’anno, dovranno pagare, a meno che non sostituiscano il loro Suv a benzina con una Panda a metano, questa si, esentata dal pagamento.
L’Area C (questo il nome dell’operazione) introdotta da Pisapia è una sperimentazione che si spera porti ad una Milano più vivibile, ad un’aria più respirabile e ad una tassazione destinata a colmare le ancora enormi falle del sistema di trasporto urbano.
A chi dice che Area C è fortmente impopolare, vorrei ricordare che i milanesi lo scorso giugno si sono espressi per il 92 % a favore di un quesito referendario che a loro chiedeva :

Volete voi che il Comune di Milano adotti e realizzi un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità “pulita” alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissioni zero) e l’allargamento progressivo fino alla “cerchia ferroviaria” del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti ?

Quelli che oggi si lamentano evidentemente non si sono presi nemmeno la briga di leggere i quesiti e come pecorelle al referendum hanno votato si.


Mo l’ho comprato il gelato e te lo mangi !

Per farci perdonare.

Iniziare l’anno con un post di Jazirat non deve essere stato facile per voi.
In effetti io e Q*Star un pò ce ne vergognamo.
Così, per farci perdonare, abbiamo pensato di regalarvi il nostro primo liveblogging.
Domenica, armati di smartphone, andremo per voi a Torino a vedere se è così bello come dicono il nuovo Juventus Stadium.

 

La colpa non è di Jazirat.

Chepoiallafine il rischio è questo e ne siamo coscienti.
Non postiamo per qualche giorno e ci troviamo sommersi dalle incomprensibili quanto discutibili foto di Jazirat.
La penultima foto mostrava un accredito per il Dubai International Film Festival. Lui ci ha voluto far credere di essere stato invitato alla proiezione della prima di Terraferma di Emanuele Crialese alla presenza del regista e degli attori.
Come minimo ci saremmo aspettati non dico una sintesi della serata, ma almeno un reportage fotografico alla Jazirat.

La cosa ci puzza.

Q*Star invece sta bene.
Lo dico per tranquillizzare chi mi ha scritto in questi giorni.
E’ in Cina, a Wenzhou. Oggi mi raccontava che l’ottanta percento dei cinesi italiani viene da li.
Quelli che invece hanno deciso di restare sono strani. In realtà ad essere strane sono solo le donne.
Le donne di Wenzhou a quanto pare, hanno una particolarità: escono con il pigiama.
Mi ha detto che è la moda.
Pigiami imbottiti e ciabatte come quelle dei personaggi Disney che si trovano in Italia.

Niente tutto quà, ci tenevo a farvelo sapere.
Chissà che almeno lui non ci mandi una fotina alla Jazirat.

Busan.

Arrivo a Busan, intorno alle otto e mezza di sera. Fa freddo.
Sono giá stato in questa città, ma la mia presenza é stata sempre limitata a poche ore, oggi invece ho un hotel prenotato, mi fermeró per 2 notti. La città non ha mai esercitato nessun tipo fascino su di me, é un posto come un altro, ma ho motivo di credere che da ora in poi la ricorderò per sempre: mi é appena venuta una diarrea feroce.

Sono in stanza ed é notte.
Alle 5 tregua, mi addormento, alle 8 sveglia, batterio o no devo andare al lavoro.
Non mi sento in forma ma sono moderatamente contento: sento che la notte ha portato via con se il peggio.

Barba, doccia, abito, ascensore:

- Good morning Sir, may I have your room number, please?

L’hotel che mi ospita é parte di una catena di cui ho la Membership Card.
Questa ‘appartenenza’ mi eviterà il buffet a colazione con i gruppi di pensionati giapponesi, di famiglie coreane con figli, di ingegneri indiani alla prima trasferta.

Noi membri abbiamo una ‘Lounge’ dedicata. E’ li che sto andando a fare colazione.

- Good morning Sir, may I have your room number, please?

- Yes, sure, 840.

Entro nella Lounge e una vista meravigliosa mi sorprende: Questa ala dell’hotel ha delle vetrate enormi che danno sulla spiaggia e sul mare.
Sono senza fiato, la moderata contentezza della mattina si é tramutata in una felicità inaspettata e spiazzante. Niente mi aveva fatto sospettare finora che Busan potesse essere anche bella.

E’ un panorama toccante.

Potrei semplicemente sedermi al tavolo, ordinare la colazione e godermi questa inaspettata botta di felicità, ed invece spontaneamente in una frazione di secondo mi pongo la domanda: ma questo panorama sarebbe stato lo stesso cosi bello se avessi avuto ancora la diarrea?

Il figlio di Stalin fu fatto prigionero dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Si conosce qualcosa su di lui, poco invece sulla sua prigionia. Da quel poco che si sa, sembra che durante tutto il suo internamento, fosse tormentato da un grosso problema: La merda.
Circola un aneddoto secondo il quale gli altri prigionieri, in particolare gli inglesi, gli contestassero la mancata pulizia della latrina dopo aver defecato. Questa sua indolenza procurava parecchio fastidio agli altri prigionieri. (Ed agli inglesi in modo particolare, ma insomma questo é un dettaglio)

Il figlio di Stalin morí nel campo di prigionia. Morí folgorato sulla rete elettrificata che circondava il campo, si dice in un improbabile tentativo di fuga per sfuggire alle presunte angherie e i continui rimproveri che subiva dagli altri prigionieri.

La verità non é nota a nessuno.

Era cosi importante per il figlio di Stalin rimanere fedele all’immagine di uomo che non pulisce mai il water? O forse lui, il figlio di Stalin, l’uomo d’acciaio, voleva condividere il suo malessere ed invece di utilizzare una metafora ed esternare questo disagio attraverso una metafora appunto, faceva trovare uno stronzo nella latrina all’ufficiale inglese che ci andava dopo di lui e, ingenuo dico io, confidava nella sensibilità del già citato ufficiale di sua Maestà?

Era russo, georgiano diremmo oggi, e non aveva un corredo emotivo molto ricercato, inoltre doveva essere anche un pó ingenuo se sperava in un pò di comprensione da parte dell’ufficiale britannico.
Era il figlio di Stalin, il padre aveva appena declinato l’offerta tedesca di scambiarlo con un Feldmaresciallo, poiché un Feldmaresciallo, disse, vale più di un tenentino.
Davvero non si poteva essere un pó indulgenti con lui?
Tenente o Feldmaresciallo, in quella circostanza la differenza tra la vita e la morte l’ha fatta una cagata.

Io non sono il figlio di Stalin, inoltre so usare le metafore. Se provo disagio non vado in giro a sporcare bagni.

Non ricordo il nome, ed é un vero peccato, perché lui ha esercitato una certa influenza sulla mia vita. Era un giornalista, scrittore, filosofo, sicuramente viaggiatore.
L’avevo già visto alla televisione, diverse volte, la vicenda risale a molti anni fa, ed era un volto che conoscevo non famigliare ma che conoscevo, lo stavano intervistatando. Sembrava alto, sicuramente magro,
baffetti curatissimi, capelli impomatati bianchi pettinati all’indietro e moderatamente lunghi. In quel servizio televisivo, fumava e portava un anello al mignolo.
Tra le varie teorie una mi é rimasta nella memoria:

- Per viaggiare bastano tre cose – disse – un paio di scarpe comode, un buon libro e delle pillole contro la diarrea.

Mi sono sempre chiesto perché proprio le pillole per la diarrea.

Viaggiare: é quello che ho sempre desiderato. Scarpe, libro e pillole non mancano mai nella mia borsa. Viaggiano da cosi tanto tempo con me che hanno perso il loro significato originale:
Le scarpe comode sono tutte quelle cose che facilitano il tuo viaggio e che ti fanno sentire ‘comodo’, in sostanza bene.
Il libro é la sapienza, ma anche il compagno, l’amico, la pagina che ti fa sentire meno solo ed infine le pillole sono gli imprevisti, tutto quello che devi inghiottire metabolizzare e rilasciare affinché si possa trovare anche nella difficoltà più estrema, un campo di prigionia per esempio, la soluzione ottimale compatibile con l’ambiente e la situazione che stai vivendo.

Non so se Jackob ( questo era il nome del figlio si Stalin) avesse mai viaggiato, dubito peró fosse stato a Busan. Se avesse avuto esperienza di quel bel panorama magari si sarebbe accordato sulla pulizia dei bagni.

Per quanto mi riguarda invece, la diarrea é solo un possibile imprevisto sul cammino. Il mare e la spiaggia di Busan sono bellissimi a prescindere dalle condizioni del mio intestino e di questa vita da viaggiatore, fatta di sentimenti ad intermittenza, di colazioni a buffet e di carrelli da spingere all’aereoporto.

P.S.
La colazione con vista meravigliosa l’ho fatta alle 9. L’appuntamento con i miei colleghi era alle 10. Loro sapevano della situazione del mio intestino, cosi quando gli ho detto che avrei rimandato di un paio di ore, piuttosto che annullare gli impegni, sono stati ben felici di accogliere la mia richiesta. Sono andato in camera, ho preso sciarpa e cappello e ho camminato per un paio d’ore lungo la banchina di quella spiaggia, nella bellissima e freddissima giornata invernale Coreana.

Alle 12 ero al lavoro.

Pps
camminando ho anche scattato questa foto.

Anicagis presenta: andiamo al cinema.

Il coast to coast che non ti aspetti, da oggi sulle migliori linee aeree :

Singapore Airlines.
HK – Singapore A/R

* AC/DC ovvero la musica prima di VideoMusic

Quarta ginnasio, ho la borsa a tracollo, quella militare che va tanto di moda in quegli anni. 5000 mila lire al mercato il giovedì, il posto é di fianco all’attuale Gold Seven a Venosa, giusto per capirci. Tutti i ragazzi ci scrivono qualcosa con il pennarello sopra, non so, il nome delle band preferite, per esempio.
La mia non ha ancora nessuna scritta. La scritta sbagliata e la mia carriera da liceale prende la piega sbagliata. Vietato commettere errori, per cui prendo tempo, prima o poi mi verrà l’ispirazione.

Sono in villa ed é Sabato, l’unico giorno al ginnasio in cui ho 4 ore.
Davanti a me un ragazzo della prima liceo, ha una borsa come la mia, verde militare, mercato lire 5000 e nel bel mezzo della borsa, ha una scritta : due lettere intervallate da un fulmine, ancora due lettere

AC fulmine DC.

Mi sento mancare. I’ve found what I’m looking for: la scritta giusta per la mia borsa verde militare da 5000 lire.

Torno a casa prendo il pennarello e cerco di essere il più preciso possibile.

AC: fatto. Cosa vorrà dire non lo so, ma mi sta bene cosi. A comunque é l’iniziale della ragazza più bella del liceo. Per la C invece nessuna idea, ma non ho tempo da perdere per cui ripeto:

AC: fatto.
Fulmine: fatto.

A questo punto peró non che posso mettere le iniziali del nome del ragazzo della prima liceo. Lui si chiama D.C. La borsa è la mia, va bene tutto ma non esageriamo.

AC fulmine DG.

Quell’anno fui bocciato.

Odio il Lunedì.

Ho avuto una giornata pesante. L’industria ha consegnato alla logistica dei capi che servono al commerciale per il giorno x ma il puzzle non é riuscito e i capi non si trovano. In questi casi l’unico modo per incastrare le tessere é a testate. L’ho fatto. Nel frattempo comunque faccio il mio lavoro, e per fortuna, l’orologio mosso a pietà scocca l’ora del rompete le righe. Finalmente.
Non ho voglia di mangiare cinese, quella non l’ho mai avuta, ma oggi mi andrebbe bene anche un McDonalds.
La lotteria dei taxi mi dice male, 2 taxi 2 non mi caricano perché il mio hotel non é nel posto in cui loro vogliono andare loro. Pazienza.
Cerco di mantenere la calma:
- e le cose qui funzionano cosi
- e sei tu che devi fare un passo verso di loro
- e bla bla bla
Insomma il solito mantra che mi ripeto ogni volta che mi trovo in situazioni come queste. Cammino ed impreco ma neanche tanto, comunque rimango concentrato.
Risolvere il problema della cena e tornare in hotel sono gli obbiettivi primari, mantengo il focus sui target, il resto mi sembra solo un inutile spreco di risorse. Continuo a camminare e improvvisamente davanti a me un insegna: BAR.
Sono a Kunming: Cina. Non Shanghai o Beijing.
Mi butto dentro e, sorpresa, é un vero bar. Non ci posso credere manca un ora alla fine dell’happy hours: una birra circa 2 euro, che per essere fuori dai confini della Basilicata é un prezzo di tutto rispetto. Inoltre sullo schermo gira un vecchio concerto degli AC/DC*
E’ tutto troppo bello per essere vero, qualcosa non torna e con questo terribile sospetto mi metto comodo al bancone e ordino una birra: E’ ghiacciata e se fossi all’interno dei confini lucani direi che é proprio chiatrata. Chiatrata come piace a noi*.
Sospetti fugati, prova del nove superata brillantemente per cui in un nano secondo mi riconcilio con il mondo: la felicità é li dove meno te l’aspetti. Certo ci fossero pure delle ragazze allora forse parleremmo di Eden, peró insomma, sono programmato per non lamentarmi mai e quindi mi sta bene cosi.

Una birra.

Solo una cosa potrebbe turbare l’idillio in cui mi trovo.

- ma va, ma sei scemo? Di Lunedì?

Non faccio in tempo ad ordinare la seconda birra che il peggiore dei miei incubi si materializza. Allora mi alzo, prendo la borsa e pago il conto. Mi incammino verso l’hotel, mi costringerei a non pensare a nulla, se solo uno stupido riflesso condizionato mi fa continuare sottovoce, quasi bisbigliando il solito mantra:
- qui le cose funzionano cosi
- sei tu che devi fare un passo verso di loro

Dimenticavo:
Charlie Bar Kunming.
Lunedì Karaoke.
Tutti i più grandi successi cinesi degli ultimi vent’anni.

Domenica*

Sorrido pensando che in questo periodo della mia vita non ho proprio un giorno mio, forse alcune ore del venerdì le sento proprio mie, quelle che iniziano con la fine del lavoro e finiscono nel momento in cui mi metto a letto.
Ma c’é stato un momento della mia vita in cui sicuramente la domenica era il mio giorno. Forse è coinciso con il giorno della mia nascita, sono nato di domenica, ed é durato per tutta la fanciullezza.

La domenica:
- Si, la domenica puoi mettere le scarpe della domenica.
- Se finisci la pasta puoi mangiare i dolci che ha comprato papà.
- Se fai il bravo andiamo al cinema.

Era bella la domenica una vita fa.

Ps crescendo sono passato al sabato, diciamo che il sabato è stato il giorno della mia giovinezza, il venerdì quello dell’eta in cui vivo adesso.
Immagino che con il passare del tempo cambieró ancora il mio giorno.
Pps parlare o scrivere della domenica non é proprio un esercizio nuovo:

- Easy like a Sunday morning – Lionel Ritchie
- Sunday bloody Sunday – U2
- Sunday – David Bowie
- Everyday is like a Sunday – Morrissey

Magari il direttore del blog potrebbe fare dei sondaggi:

1) Che giorno della settimana sei.
2) Canzoni che hanno all’interno giorni della Settimana
3) Ti tocchi?

Makkox a Qstar.

Accusì te ne vaie.

E’ arrivato il momento di pagare il conto di questi anni di festa e visto che il conto é espresso in numeri, affidiamo la riscossione ad uno che di numeri se ne intende, Mario Monti. Ma il governo tecnico per definizione é un governo tecnico e farà il proprio lavoro applicando la tecnica di cui é capace e di cui si fregia: Per cui se un italiano di media mangia un pollo al giorno, su quella media verrà contata la parte di quel pollo che ognuno di noi dovrà apparecchiare sulla tavola dello stato. Praticamente continuare a prenderlo in culo ma questa volta a spingere é Rocco Siffredi.
Eh si, perché di questo stiamo parlando e questo dovrebbe bastare per fare scendere in piazza migliaia di Indignados in salsa italiana, ma qui da noi il più indignados, se va bene ha fatto solo il ’68, forse a parole, e quando scende in piazza é solo per svuotare il catetere o sfasciare qualche vetrina.
Invece noi siamo pronti a salutare il governo tecnico come una liberazione, e purché B. se ne vada, a pagare di tasca nostra. Ed é quello che ci faranno fare. Si perché pare, che io e Flavio Briatore, Rocco Paloscia ed Emma Margegaglia, l’artista di strada Sciupafemmine e Massimo Boldi, tutti insieme dicevo, siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità: me cojoni, e cosi gli stage non retribuiti e la vacanza a Courmayer, i contratti da co.co.pro nei call center e il tener lo yacht parcheggiato a Porto Cervo fanno di media un pollo a testa. Con la matematica non si scherza.

E’ la politica dirai tu?
Eh..é la politica?

Tutti in fila indiana dietro la colonna zitti e mosca, che il momento non é quello buono: esporsi ora significa prendere delle decisioni, fare delle scelte, che ne so, del tipo ragionare seriamente sulla redistribuzione della ricchezza?
Che il punto mi sembra sia proprio quello, se siamo in 2 e se sti benedetti polli sono 2 ma sono entrambi nelle tue mani, sempre a causa della media di cui sopra, facciamo che li metti tutti e due tu, che mi sembra sia pure cattolico e cristiano come tipo di ragionamento.

Si va bé, adesso ti metti pure a fare il comunista che il Muro é crollato e l’ideologie non esistono più, ed hai ragione dico io.
E che facciamo?
Niente, ci trasformiamo o ci siamo già trasformati da elettori a consumatori.
Perché, ragazzi non si scherza, é questo quello che siamo, consumatori.
Non si spiega altrimenti questo proliferare di personaggi che quotidiamente si affollano in TV.
Si vendono quotidianamente, e quotidiamente ti martellano come lo spot dello yoghurt che ti fa cagare, ma solo se lo prendi per quindici giorni di fila. Si perchè in questo mondo, in questa Italia, nel 2011 anche la merda ha pretese da Star di Hollywood, e se fai una vita sregolata o non fai abbastanza moto poi si vendica e ti rimane tutta nell’intestino. Ma almeno lo yoghurt, ammesso che funzioni e che quella sia la tua necessità più impellente, ti fa espellere.
Questi invece no, dall’ano risalgono piuttosto che venire eliminati, ed é proprio questa disfunzione metabolica, questa assorbire piuttosto che evacuare che dovrebbe farci rizzare le antenne ed andare dal dottore. E invece rassegnati ce ne stiamo a casa pensando che, tutto sommato, avere gli anticorpi rappresenti il miglior rimedio contro la malattia. Ed intanto in tutto questo marasma di merda e governi tecnici, la stella che brilla é quella di Renzi. Uno che, se fosse stato mio compagno di scuola alle superiori sarebbe stato sepolto sotto il peso di tonnelate di loffe, roba da cambiargli la sequenza del DNA. E invece no, lui parla di rottamazione e di giovani, facendo finta di non sapere che i giovani quando sono buoni, sono della categoria di Zuckerberg o di Bill Gates, gente di un altro livello, gente che é diventata ricca cambiando le abitudini della gente e non certo pensando di arricchirsi alla ruota della fortuna. Pensate solo a questo, quando vi parla di idee nuove: la sua l’ha presa in prestito ma Mike Bongiorno.

E che mi sono pure rotto di ascoltare il solito refrain, che gli italiani si compattano nelle emergenze, non me ne può fregar di meno, non voglio essere compattato quando le cose vanno male e fare finta che è tutto OK quando le cose vanno bene insomma, sono esausto, ho scritto di getto, vorrei uscirmene con un finale ad effetto, ma tutto questo ragionamento articoltato mi ha tolto la voglia di scherzare.

Berlusconi é andato, speriamo bene.

Tremate, Jazirat sta tornando !

Mi ha scritto e mi ha detto : “ora che berlusca sta per lasciare, potrei anche tornare”.

In allegato mi ha mandato questa foto e mi ha detto di dedicarla ad un suo amico.

Amor che nulla amato, amor perdona.

Mi trovo a Pechino ed ho appena avuto notizia delle sentenze. Moggi é stato condannato, ed al di la dei distinguo non ci aspettano giorni facili.

Comunque.

Dentro di me mi sono sempre ripetuto che avrei accettato il risultato del campo, scusate volevo dire la sentenza del tribunale, e come é facilmente immaginabile fa male.
Ma tutto sommato questi, dal 2006 in poi sono stati anni belli e proficui.
Si perché in questi anni, i peggiori della nostra storia, molti, tanti, forse milioni di juventini come me sono stati vicino ad una squadra in agonia che si trascinava da un Blanc ad un Cobolli Gigli, da un Secco ad un Ranieri, da un Boumsong ad un Poulsen, attaccata da molti, vituperata da tanti, odiata da tutti.
Abbiamo fatto quello che ci si aspetta i tifosi facciano, ci siamo chiusi a quadrato, le abbiamo fatto scudo, ci siamo presi cura della malata, ed infine abbiamo cercato di rimetterla in piedi. Noi abbiamo supportato l’oggetto della nostra passione,  abbiamo preteso rispetto,  abbiamo fatto sentire la nostra voce, il nostro calore e la nostra passione ed infine abbiamo chiesto indietro la nostra Juve, quella Juve che era al vertice ieri come lo é adesso, oggi, in questo campionato.

Supporters, appunto.

Ieri non é stato condannato solo Moggi, siamo stati condannati tutti noi.
Ne prendo atto e mi ritiro a scontare la pena.

Non mi dimetto da juventino e non smetto di guardare il calcio.
Come la mia Juventus, torno ad allenarmi in silenzio per essere più forte di prima.

Ci vediamo sul campo.

Ps ringrazio di cuore i 3 siti che hanno accompagnato la mia passione in questi anni alla ricerca della verità e di un posto dove rifurgiarsi mentre fuori impazzava la bufera:

www.uccellinodidelpiero.it
www.ju29ro.com
www.giulemanidallajuve.it

Grazie.