Chepoiallafine

Diario di juventinità militante #3

Lo stavamo aspettando tutti. Sapevamo sarebbe arrivato e non vedevamo l’ora. Il Diario di juventinità militante di Jazirat con il suo stile un pò naïf e un pò dadaista.

Jazirat il nostro poeta dialettale manda poeticamente affanculo l’Accademia della Crusca e fa parlare soltanto il suo cuore.

Più che per palati fini, il suo Diario è per stomaci forti. Noi come al solito ci dissociamo totalmente e lasciamo alla sensibilità del lettore la capacità di capire dove il riferimento a persone e fatti incomincia ad essere casuale.

Franchì, Gabriele, Platini e la mia Signora.

Nonno Cale era dell’Italia, ma tutti sapevamo che simpatizzava per l’Inter.
Mio Padre seguiva la Ferrari e lo Zio Peppino da Sindaco inaugurò il Milan Club.
Spazi ve n’erano pochi e Giovanni Grande si inserì perfettamente. Simona poi, la guardavo con rispetto e Zio Franco, il mio mito emigrante (che strana cosa la vita, che poi sarei finito come lui) fecero il resto: la Juventus scelta di campo.
Del resto il primo sms di festeggiamenti -domenica scorsa- l’ho ricevuto da lui.

Lo Zio Franco si premurava nelle vacanze estive con il suo amico Gabriele M., celebre macellaio del corso, affinché mi aggiornasse sempre con il poster e il gagliardetto dell’anno corrente.
Entrare da Gabriele era come entrare al club di fronte alla benzina (buona fortuna al nuovo Juve Club Venusia), poster e foto di Platini, oltre “Hurrà Juventus” in bella vista. Poi ritiravo la fettina, sempre la migliore, ma Forza Juve ci scappava sempre.
Quando tornavo dalla trasferta andavo “al gioco dell’acqua” per acchiappare l’ultimo suppellettile.
Gabriele coi suoi fratelli Mario, celebre parrucchiere e sfegatato interista, Alessio mitico portiere e accanito milanista, rappresentano quello che al Sud Italia può essere il calcio: la Famiglia una sola, la fede calcistica differente… e poi le mogli bone.
Prendete noi, uno Juventino, uno Napoletano, e uno della Fiorentina.Al cuore non si comanda e manco alla Madonna.

Era la sera del 29 Maggio 1985 avevo 7 anni e il giorno dopo dovevo accompagnare Nonna Filomena in pellegrinaggio alla Madonna dell’Incoronata. Avvennero cose brutte quella notte, noi ci dovevamo alzare la mattina presto che il pullman di Manieri e Don Dario ci aspettavano.
Io non volevo andare a dormire però mi resi conto che la situazione era grave.
A Foggia il giorno dopo feci una preghiera.
Poi sono diventato Ateo.

Nel frattempo Ninuccia, che era in pellegrinaggio con noi (e Assuntina prima e Vanda poi) si chiedevano sempre perché quando andavo sotto i portici a ritirare la Repubblica per prima cosa mi facevo una risata sulla vignetta di Forattini e poi subito mi leggevo sullo scalone vicino al portone di Caputo l’articolo di Gianni Brera.
Era il mio Collodi e mi piaceva assai, pensando ingenuamente che Le Roi era dialetto piemontese.
Platini per me resta il migliore, come Togliatti.
Manco Del Piero le tira come a lui le punizioni.
Come presidente della Uefa non mi piace.

Nell’anno del Bicentenario Oraziano venne Uno Mattina (insieme a Scalfaro) al paesello e mi chiesero di dire qualcosa in diretta: con la sciarpa del Horatiana al collo la sola cosa che mi venne in mente fu Forza Juve.
La sera della finale di Roma abbiamo quasi demolito la mansarda, ho fatto bere a canna della grappa un amico che non c’è più (ciao Pierluigi) e stavo morendo affogato in una fontana (grazie Rocco).

Poi venne Milano e c’erano 2 partite all’anno nella Scala del calcio.
Solito rituale: Terzo anello e panino a fine partita dalla zozzona col Cruccu (Inter) o Denni (Milan) a commentare la partita.
E ospitare i compaesani in trasferta.
Una volta ho anticipato più di un milione di lire dai bagarini per gentaglia che venne a fare colazione a casa mia e poi andammo allo stadio insieme (sempre pullman Manieri parcheggiato in via Modena).
Con Pipis (sabaudo e coinquilino universitario) scoprii i segreti, gli intrighi e i pompini della curva Filadelfia.
Comunale e Delle Alpi.
Tante trasferte a base di Bagna Cauda.
Calciopoli non l’ho mai digerita e la finale dei mondiali a casa a Milano rimane ancor oggi un ricordo bellissimo.

Poi me ne sono andato ma la Signora anche in B sono andata a vederla nei miei passaggi italici.
Ci ho portato anche il Signorlobo , ma non sono ancora stato nello stadio nuovo che invece lui l’ha già visto.
Quest’anno ho lavorato anche il 31 dicembre ed ero in Qatar, poi ho preso un aereo e subito subito sono andato salutare i ragazzi che erano al Meydan , ho parlato con l’uomo dell’anno, col Capitano e con Pirlo… sentivo che c’era qualcosa di forte.
La storia del controllo passaporti lo già scritta da queste parti.
Stamattina quando il mio barbiere turco mi ha salutato dicendo: CAMPIONI d’ITALIA mi sono commosso.

JUVE STORIA DI UN GRANDE AMORE.

Le Stelle sono tante milioni di milioni.

I temi d’attualità hanno come comune denominatore le stelle: il movimento a 5 stelle di Grillo e la terza stella della Juve.
La mia cifra stilistica è il racconto del fatterello, la mia penna si incaglia sull’analisi ma se si parla di stelle il soldato Q*Star interviene, fosse solo per una sorta di solidarietà di categoria.

Per cui oggi vi scrive l’editorialista che é in me.

Inciso: Grillo e la sua proposta elettorale non risponde alle mie esigenze di politica. Fine dell’inciso.

Ho letto e sentito opinioni e articoli riguardanti Grillo a proposito del diktat ‘no apparizioni in tv’.
Si tratta per lo più di commenti negativi, bipartisan, e li ho trovati piuttosto deludenti.
Intanto perchè pensavo fossimo tutti d’accordo sul fatto che la presenza eccessiva dei politici in TV avesse nuociuto non poco al nostro paese e poi perché ritenevo il diktat un gesto estremamente coerente: il movimento é nato su internet e li ha intenzione di restare inoltre fin dall’inizio ha scelto di comunicare su canali differenti, non solo per ragioni di mera opportunità politica ( Grillo si é sempre rivolto ad un target di persone che avesse una sufficiente autonomia digitale, evidentemente ha ritenuto che quello fosse la ‘sua’ platea più congeniale) ma anche per differenziare, in modo concreto, la sua proposta politica o di dissenso o quello che è.
Io credo che la forza di Grillo sia proprio nello scarto di chi pensa che per un politico sia più istituzionale, e a questo punto pure più credibile, apparire in TV invece che utilizzare gli altri mass media delegando di fatto alla TV un primato che evidentemente é ancora tale per quei giornalisti, quei politici, gli addetti al lavoro e per tutti coloro che hanno come riferimento informativo solo ed esclusivamente la televisione.

Voi ritenete che sia ancora cosi ‘cool’ andare in TV considerando che un video divertente su You Tube fa anche 100 milioni di visualizzazioni o per ritornare al puro tema politico ritenete che sia più importante la telegenia di un politico rispetto al programma al quale si attiene ovunque venga dichiarato?

Insomma spostare la battaglia politica su un altro campo, quello digitale in questo caso, é stata una grande intuizione del movimento 5 stelle e credo che ne costituisca anche l’essenza, senza contare che sapere vivere all’interno della rete rende antiquati personaggi di sicuro spessore, mi viene in mente Saviano per esempio, figuriamoci un qualsiasi politico italiano, per cui ribadisco, apparire in TV per un grillino é l’equivalente di voler far giocare Buffon centravanti : entrambi sarebbero fuori ruolo.

Diario di juventinità militante #2

Juventini di tutto il mondo scriveteci !
Q***Star ha aperto le danze, Sima lo ha seguito a ruota e ci ha mandato il suo Diario di juventinità militante.

Fatelo anche voi.
info@chepoiallafine.it

Che bello!!

La vittoria più bella!
La vittoria che non ti aspetti, la vittoria di un gruppo bellissimo, guidato da due campioni unici al mondo, Del Piero e Buffon, l’abbraccio più bello dopo l’errore più assurdo!
Che bello!
La dedica di Chiellini ai Due Campioni!!
I goal di tutti, lo so manca Barzagli, ma evitare goal è come farli!
Che bello!
L’arrivo di Pirlo, uno dei miei campioni preferiti da sempre!
Che bello!
Lo Juventus Stadium!
Che bello!
Avere nella mia squadra quasi mezza nazionale!
Che Bello!
Conte coi suoi capelli, la sua grinta,le sue preghiere, la sua voce afona a fine partita!
Che bello!
Toccare il fondo e ritornare a vincere stupendo tutti. Facendo rosicare tutti!
Avere battuto gli avversari sul campo e nessuno ti può contestare nulla…(lo so lo so Muntari e il suo goal, ma siamo andati anche oltre quello, il Milan ci supera noi lo risuperiamo)
Che bello!
Tornare a soffrire perché stai per vincere e le cose si complicano… la gioia sarà più bella e più pura!
Che bello!
Avere degli amici Juventini con cui condividere questa gioia! La prima vittoria su FB e su TW, da Roma ad Hk passando per Dubai, tornado a Venosa e poi a Milano!
Che bello!
Tornare a vincere, rispolverare una vecchia sciarpa rinchiusa in un cassetto per troppi anni e poi festeggiare con la tua migliore amica con un chinotto, perchè lei non beve derivati dall’uva, poi andare a dormire e non riuscire a farlo perché sei troppo felice!
Che bello!
Una vittoria che mi rende molto ottimista.
Chepoiallafine l’ottimismo mi serve più del pane…anche per questo grazie JUVE!!

Diario di juventinità militante #1

Calciopoli e la Serie B ovvero di quando eravamo juventini senza juventinità.

Quante volte abbiamo sperato che, al fischio dell’arbitro, il rigore fosse evidentissimo?

Quante volte guardando la moviola abbiamo aspettato l’inquadratura esatta quella che fugasse ogni dubbio sul rigore/fuorigioco/ ammonizione/espulsione?

Quante volte abbiamo dovuto sopportare insinuazioni su una vittoria a causa di un fallo laterale invertito ed in silenzio abbiamo chinato la testa?

Quante volte tra di noi ci siamo trovati e come carbonari sottovoce di nascosto eravamo li che ci vergognavamo di una decisione a favore?

Fuori impazzava la battaglia e noi al riparo dietro le finte di Zidane, le cavalcate di Nedved, i tiri a giro di Del Piero.

E invece?

Biscardi dopo Biscardi, gazzette dopo gazzette, moviole dopo moviole, le squadre che a turno venivano bastonate dalla Vecchia Signora si compattavano dietro l’odio per la maglia BiancoNera.
Dirigenti, tifosi, giocatori, giornalisti.
Il fallo di Juliano diventava cosi il tappeto dove nascondere anni di immondizia, di passaporti truccati, di plusvalenze false e sopratutto di milioni spesi per giocatori da spiaggia.

La serie B per molti di noi é stata come l’estate in cui diventi adulto.

Adesso l’arbitro fischia ed io non ho più paura.

Scialè, Del Piero e Don Abbondio.

Nella seconda metà degli anni novanta, come detto, ero inviso ai frequentatori domenicali del Bar Peter Pan, tra i quali si era diffusa la convinzione che portassi sfiga alla Juventus.
Vaso di coccio tra vasi di ferro, resistevo agli sfottò dei miei amichetti e di una società equamente divisa tra juventini milanisti ed interisti, che non lasciava scampo a chi teneva per altri colori.
Un misto di invidia, rabbia e curiosità (nel sapere cosa significasse vincere) cresceva in me.
Tuttavia c’era anche chi nutriva una grande stima per la mia fede di nicchia, per la mia scelta coraggiosa, per la mia forza di sopportazione.
Tra questi sicuramente c’era M. D. , l’autista del “pulmino” della scuola calcio.
Quel maggio del 96, fu lui, il primo (e unico a dire il vero) a chiamarmi alle undici di sera quando la Fiorentina vinse contro l’Atalanta la Coppa Italia, la mia prima vittoria da tifoso.
In quel momento ero il bambino più felice del mondo.

Caro Q*Star, ti ho raccontato questa storia, ancora una volta per dimostrarti che il calcio è bello.
Il calcio è bello perchè lo usiamo a nostro piacimento; è spesso l’impalcatura delle nostre storie, il punto di partenza dei nostri discorsi, il travestimento delle nostre convinzioni.
Con la scusa del calcio ci sentiamo in diritto di ingozzarci di Peroni, con la scusa del calcio un giorno di luglio prendiamo un treno e partiamo per Berlino.

Caro Q*Star manca poco e l’avete ormai vinto questo scudetto.
Lascia da parte la scaramanzia e torna a far finta di raccontarci di calcio.

Le tue storie in fondo ci piacevano davvero.

Del Piero, il Selvaggio e la Schedina.

Mi innamorai definitivamente di Del Piero quel lontano Dicembre 94.
Non era ancora Pinturicchio.

Batistuta, Del Piero e Giovanni Grande.

Diventai della Fiorentina a sei anni, per colpa di Batistuta.
Prima che della Fiorentina, diventai tifoso di “gabrielomar” e prima ancora di quella sua stramba esultanza.
La sua mitraglia colpì il mio cuore.
In quegli anni però, la mia fede fu messa a dura prova. Vivevo in un clima ostile, l’influenza e l’ingerenza di Jazirat erano forti, il problema è che a queste si aggiungevano quelle ancora più pressanti di Giovanni Grande.

Giovanni Grande in quegli anni era il mio più grande amico. I settanta anni di differenza per noi, non furono mai un problema.
Con lui facevo infiniti tornei di scopa, con lui ogni giovedì tentavo invano il tredici al totocalcio
(una colonna io e una lui), con lui ogni domenica andavo al Bar Peter Pan a vedere la partita della Juventus.

Ero della Fiorentina, ma non mi perdevo nemmeno una partita della Juventus.
Chepoiallafine così come un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno, anche il calendario della Serie A mi concedeva una tregua due volte l’anno : Fiorentina – Juventus e Juventus – Fiorentina.

Era il 1998, Aldo Firicano, Lulù Olivera e Anselmo Robbiati. Fiorentina 3  – Juventus 0.
Quella fu l’ultima volta che andai con Giovanni Grande al Peter Pan, anche se non avevo nemmeno nove anni, lì mi odiavano tutti.

Sono passati 14 anni e tante cose sono cambiate, nulla è come allora, tranne lui : Alessandro Del Piero.

Ho scritto questo post solamente per chiedere a Q*Star di scriverne uno.
Su Del Piero, sul suo Del Piero prima che sia troppo tardi.

COLAZIONE TRA SIMILI


I Pranzi di Pasqua.

Di seguito i contributi sparsi pervenutici in queste ore.
Ringraziamo pertanto Luciana, Biricca, il Giocatore di Bocce, Simona, Zia Maria e la Volontà di Q*Star che da Hong Kong ha partorito quel bel piatto di orecchiette.

Chepoiallafine,
buona Pasqua a tutti.

Vrudett dove sei ?

- Vrudett dove sei ? – gridava qualche giorno fa dalle rive dell’Oceano Atlantico il nostro compagno Barbanera.

Jazirat non si è fatto pregare due volte.
Ha colto la palla al balzo, e con l’eleganza di un Vissani e la leggerezza di un Marchesi ha dato vita a quello che almeno dalle foto pare essere un’ottimo esemplare di Vrudetto.
La tradizione lucana non ha confini, in questi giorni, l’odore acre dell’asparago riecheggia imperterrito da Dubai ad Hong Kong, da Lanzarote a Milano.

Da oggi inauguriamo una nuova rubrica.

“Vrudett dove sei” vuole essere l’approdo finale dei nostri piatti fuori sede. Esportiamo la tradizione nel mondo.

Mandateci a info@chepoiallafine.it le foto del vostro Vrudetto o di qualunque altro piatto della tradizione, purchè rigorosamente elaborato fuori dai confini della nostra regione.

Peroriamo tutti insieme la causa delle orecchiette con le cime di rapa, dei maccheroni al torchio, delle laganedde con le fave, dei fiuridd e dei tar’checozz.

Non spegniamo la fiamma.

Pasqua ad Hong Kong.

Capita di ricevere una email dal Papi, il già peraltro direttore del Blog che con un piglio tra il manageriale (- non scrivi post da tempo – c’era scritto – e questo non va bene) ed il paternalistico ( questo blog non é un albergo – ha ribadito – non puoi scrivere solo quando ti va!).
E allora tocca scrivere, si ma cosa?

La Pasqua

La Pasqua non capita mai nello stesso giorno ma questo girovagare sul calendario non é foriero di nessuna novità, almeno per noi umani: che la si festeggi a Marzo o ad Aprile si é sempre in ritardo sul pic nic da organizzare il Lunedì Santo.

- Che fai a Pasquetta?

Dal punto di vista degli animali e più precisamente degli agnelli le cose invece cambiano, la Pasqua sul calendario per loro è lo spartiacque per avviarsi verso un noioso destino da ruminante produttore di latte oppure diventare una pietanza pasquale.

Anni fa, tanti anni fa, mio zio chiamo l’agnellino appena nato Pasqualino. Ero piccolo ed ero curioso, per cui chiesi perché proprio Pasqualino.

- Perché Pasqualino ce lo mangiamo a Pasqua.

Quel giorno imparai che qualche volta le domande bisogna tenersele per se.

Sempre a Pasqua sempre tanti anni fa ho partecipato alla processione. Mi ricordo che provavamo le parti della processione vicino alla chiesa di Santa Maria in un posto che doveva essere l’oratorio e che all’epoca tutti chiamavano “l’associazione”. Quell’anno li fu il primo anno in cui si usarono i costumi che ancora si usano adesso. Se non sbaglio arrivavano da Roma. Spade, scudi, corazze, mantelli c’era grande eccitazione e mi ricordo che Michele ‘occhiodifalco’ per via di una palpebra leggermente socchiusa, faceva un la sua porca figura nelle sua divisa da centurione. Era molto divertente per me, stavo con i ‘grandi’ potevo rientrare più tardi e alle prove non si smetteva mai di ridere.

Della processione invece ricordo pochissimo, quasi niente, solo il gran freddo.

A proposito “dell’associazione” invece ho un aneddoto curioso a riguardo.
Ho già detto che l’associazione era una specie di oratorio uno stanzone con le volte altssime buio o grigio oppure grigio e buio insomma fate voi.
Quella stanza si trova in quel vicolo compreso tra la casa di Moreno e la piazza delle Frutta. E’ riconoscibile perché all’ingresso ci sono 2 piccole colonne con capitelli.

Comunque.

Pare che C. fosse andato da Don Dario a lamentarsi delle pessime condizioni dei biliardini e del ping pong.

C. evidentemente non aveva frequentato quei corsi sulle tecniche di contrattazione per cui il suo approccio alla contrattazione appunto fu ti tipo “quantitativo”:

- don Da’ i biliardini sono rotti pure il ping pong, se non li sistemiamo i ragazzi se ne vanno.

Io capisco questo tipo di approccio quantitativo. C. faceva leva sulla vocazione del prete a fare anche il pastore del gregge.

Don Dario invece era più avvezzo alle cose dell’animo umano e dei suoi segreti, conosceva le sue pecorelle e forse aveva pure frequentato un corso di contrattazione.

- C. – rispose don Dario – se quelli (i ragazzi) erano buoni se ne erano già andati.

Quelli che rimasero continuarono a giocare con i biliardini rotti.

L’aneddoto ad un lettore distratto potrebbe sembrare poco “pasquale”. E, distrazione o no, potrebbe essere cosi.

In una ipotetica classifica del “feeling”, della partecipazione emotiva alle feste religiose cattoliche il Natale occuperebbe sicuramente il primo posto.

- Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi – declama il poeta.
E noi a Pasqua ce ne andiamo a Montalto, con chi vogliamo. Insomma non proprio con chi vogliamo, piuttosto con chi troviamo che se non ti organizzi per tempo sei sempre in ritardo. Ma va bene lo stesso che poi alla fine chi vogliamo e chi troviamo spesso coincidono. Ed il contrario.

Comunque sarà il detto sopra citato, sarà che a Pasqua abbiamo sempre pochi giorni di vacanza, ma la festa sembra essere meno importante.
Ed é un vero peccato perché il messaggio che la Pasqua porta con se é grandissimo:
Si nasce una volta sola: il 25 Dicembre, ma per rinascere, per fare la cosa giusta, per essere migliori, per vivere con consapevolezza, la propria vita non c’é una data precisa.
Ogni giorno può essere quello buono e cosi la Pasqua continua a girovagare e tu devi andartela a cercare sul calendario. E mi piace questa sfuggevolezza, mi piace il suo messaggio, quasi il preludio ad una navventura: rinascere, amarsi e migliorarsi, cercare nuove strade, lasciarsi alle spalle i biliardini rotti.

Gli unici che non sono proprio contenti sono gli agnellini.
Per loro una conversione al buddismo darebbe qualche speranza in più.

Buona Pasqua

PS gli agnelli vengono “sacrificati” affinché noi si possa essere migliori.
Adesso non dico che non bisogna mangiarli ma prima di buttarvi sul vassoio a mo’ di Unni, un secondo prima, ecco giusto allora, pensate al simbolo che l’agnello sottende.


Non si sa mai.

Chepoiallafine non si sa mai.
Magari siete a Doha in Qatar e questa sera non sapete cosa fare.

Allo Jazz Club Onix Rotana, c’è Jazirat che vi paga l’aperitivo.
Fossi in voi un salto lo farei.

Meglio a lui e non a noi.

Un gruppo di persone in piazza a Venosa conversano tra di loro.
Ad un tratto uno di loro allunga la testa e da di gomito all’altro di fianco:
- oh, guarda un pó in la, c’é Lucio Dalla!
E l’altro di rimando:
- e allora? Sai che cazzo me ne frega a me di Lucio Dalla…

Quando Alberto mi raccontò questo aneddoto, il tema era l’apatia cronica per tutto e per tutti, tipica dei venosini e Lucio Dalla c’entrava davvero molto poco con la descrizione del nostro temperamento.

Tuttavia comprendo quella risposta cosi secca e dura. Infatti, anche se non era frequente, incrociare Lucio Dalla a Venosa non era proprio una novità assoluta.

Ero alle elementari ed il pomeriggio passavo tutto il tempo a casa di Livio. C’erano tante meraviglie in quella casa, e tra le tante, anche tutti i vinili delle canzoni di Lucio Dalla.
Non so a quanti anni ho imparato la prima parolaccia, ma mi ricordo invece dell’eccitazione che saliva quando durante ‘disperato erotico stomp’ Dalla diceva ‘puttana’. Eccitazione ed impunità: non eravamo passibili di nessuna punizione se, ascoltando il disco, ripetevamo la parolaccia (non saremmo comunque stati puniti, ascoltavamo il disco sempre da soli, io e lui).

Cosi ho conosciuto Lucio Dalla.

Anni dopo, credo fossi agli inizi della mia esperienza da liceale, L. la mamma di Livio, organizzò una raccolta firme per convincere Lucio Dalla ad esibirsi a Venosa.
La cosa funzionò.
Credo sia stata quella la prima volta che L.D. venne a nella nostra città.

Si esibì al cinema e ho dimenticato se in scaletta ci fosse ‘disperato erotico stomp’. Mi ricordo invece che fu particolarmente toccante ‘Itaca’: la interpretò con grande trasporto o almeno, cosi sembro a me, e quando poi intonó ‘Futura’, sulle note finali cambio appunto il nome ‘Futura’ con ‘Venosa’ (…e se é una femmina si chiamerà..Venosa.. uuuohh).

Questi sono i ricordi di quel concerto, oltre che l’esperienza divertente fatta con gli amici.

Dopo quel concerto, ma il processo evidentemente era iniziato prima, L.D. non era più solo quello della parolaccia, ma era diventato uno dei miei cantautori preferiti, inoltre si era creata una certa empatia con il protagonista di ‘disperato erotico stomp’, dopotutto continuavo a crogiolarmi per le grandi tette di ‘Meri Luis’ e ‘per l’amico che le voleva toccare’.
Anche io volevo toccare tette. Tante. Sempre.

Come sapevi dirle bene certe cose Lucio.

Il liceo volgeva al termine ed un bel giorno mi innamorai. Follemente, perdutamente e, meraviglia delle meraviglie, corrisposto.
Sono sicuro di avere ricevuto molti regali da A.
Ma solo di uno ho una memoria particolare: un vinile*.
La hit era ‘attenti al lupo’ ma la canzone che mi colpi di più fu ‘comunista’.
Stavo crescendo non solo fisicamente, ed alcuni temi, blandamente (compagni perdonatemi ero innamorato), si affacciavano alla mia coscienza.

Non troppo tempo fa d’estate, ero alla Taverna Ducale, il bar in piazza municipio del mio amico Maurizio e consumavo qualcosa con lui.

A un centinaio di metri dal bar, delle automobili si fermano e scendono delle persone, si sta per celebrare un matrimonio in comune a Venosa. Tra gli invitati una persona famosa: pare che Lucio Dalla sia li per fare il testimone dello sposo.

- Mauri’ ma quello é Lucio Dalla?
- si – risponde Maurizio – é lui.

Riprendiamo a bere come se nulla fosse e nulla in realtà c’era da fare.
La tipica apatia venosina?
Probabile, anche se a me piace pensare che la sua presenza nella mia vita fosse cosa naturale e normale e che il mio affetto per lui non avesse bisogno di manifestazioni clamorose.

Abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme, continuerai ad esserci.
Queste poche righe sono la testimonianza e l’affetto che provo per te e che avrei potuto manifestarti quel giorno.

Maledetta apatia venosina.

Ciao Lucio.

*Ho ancora quel vinile.
E’ custodito in mansarda a casa dei miei. Me lo vendo per una Peroni da bere alla salute di Lucio Dalla.

** Mentre scrivevo queste righe ho ascoltato ‘ quale allegria’ 157 volte. E’ sicuramente questa la canzone di Lucio Dalla che trovo più ‘toccante’ in questi ultimi anni.

N’Gotty, Dugarry e Obama.

Qualcuno se li ricorda ?
No dico, qualcuno di voi si ricorda di Bruno N’Gotty e Cristophe Dugarry.
Bene.
Facciamo finta che ci siano un ragazzo italiano tifoso del Milan, ed un ragazzo francese (di cosa sia tifoso non è importante).
Come al solito si finisce col parlare di pallone.
-”E’ anche grazie a voi francesi, prendi ad esempio N’Gotty e Dugarry, che il livello del nostro campionato è da sempre così alto“-.

Fermi.
Ci torniamo fra poco.

Obama oggi ha rilasciato un’intervista a La Stampa.

Italy can be proud that its sons and daughters continue to make invaluable contributions to the success of the United States and to our bilateral partnership. Of course, I have to add that guys like Danillo Gallinari and Marco Belinelli bring some pretty good game to the NBA, too.

Obama è come il tifoso del Milan.
Solo che lui è tifoso dei New Orleans Hornets e quindi omette la presenza di Andrea Bargnani tanto quanto il tifoso del Milan ha omesso la presenza di un Zinedine Zidane o di un Michel Platini.
Per Obama l’Italia in NBA è Marco Belinelli.
La proporzione è presto fatta : il tifoso sta a N’Gotty come Obama sta a Belinelli.
Che poi alla fine Bargnani sia stata la prima chiamata del Draft 2006 (unico non europeo dopo Yao Ming ad esserci riuscito), che poi alla fine Bargnani abbia in questa stagione 23 punti di media a gara come un LeBron James qualunque, che poi alla fine Bargnani abbia preso 165mila voti per l’All Star Game e che probabilmente non ci vada solo perchè infortunato, poco conta.

Caro Barack complimenti !
Credo che nemmeno il tifoso Q*Star sarebbe arrivato a tanto.

Là-bas.

Questo videoclip è stato girato nell’agosto 2011 a Boreano (PZ).
Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall’Africa occidentale, che giungono qui alla ricerca di qualche giornata di lavoro nella zona, soprattutto come braccianti nella raccolta del pomodoro. Vengono assunti soltanto attraverso caporali e sono pagati a cottimo e spesso in nero.
Il videoclip è il frutto dell’incontro tra alcuni ragazzi originari del Burkina Faso, che si trovavano più o meno casualmente a Boreano per lavorare in agricoltura, e alcuni artisti, videomaker e ricercatori sociali venosini.
Autore del testo e protagonista del clip è Daise B, studente di scuola superiore in una cittadina dell’Emilia Romagna e giovane autore di testi hip hop.
La drammatica situazione in cui i braccianti stagionali africani vivono e lavorano a Boreano è stata denunciata più volte (www.internazionale.it, www.ecologist.it, www.terrelibere.it). In questo videoclip forse per la prima volta a raccontare Boreano è, con la sola mediazione del montaggio, uno di quei lavoratori. Le sue parole ci narrano l’emigrazione dall’Africa, il colonialismo, la delusione successiva all’arrivo in Europa, lo sfruttamento, il razzismo, la voglia di riscatto.

Testo: Daisie B
Musica, arrangiamento, registrazione e missaggio: Sergio Dileo

Il Video è stato realizzato da :

Giuseppe Bellasalma
Maria Concetta Capezio
Tiziano Doria
Donato Frangione
Vito Frangione
Benedetto Guadagno
Mimmo Perrotta
Rossella Reggente

Il testo è in calce al video.