Lo stavamo aspettando tutti. Sapevamo sarebbe arrivato e non vedevamo l’ora. Il Diario di juventinità militante di Jazirat con il suo stile un pò naïf e un pò dadaista.
Jazirat il nostro poeta dialettale manda poeticamente affanculo l’Accademia della Crusca e fa parlare soltanto il suo cuore.
Più che per palati fini, il suo Diario è per stomaci forti. Noi come al solito ci dissociamo totalmente e lasciamo alla sensibilità del lettore la capacità di capire dove il riferimento a persone e fatti incomincia ad essere casuale.

Franchì, Gabriele, Platini e la mia Signora.
Nonno Cale era dell’Italia, ma tutti sapevamo che simpatizzava per l’Inter.
Mio Padre seguiva la Ferrari e lo Zio Peppino da Sindaco inaugurò il Milan Club.
Spazi ve n’erano pochi e Giovanni Grande si inserì perfettamente. Simona poi, la guardavo con rispetto e Zio Franco, il mio mito emigrante (che strana cosa la vita, che poi sarei finito come lui) fecero il resto: la Juventus scelta di campo.
Del resto il primo sms di festeggiamenti -domenica scorsa- l’ho ricevuto da lui.
Lo Zio Franco si premurava nelle vacanze estive con il suo amico Gabriele M., celebre macellaio del corso, affinché mi aggiornasse sempre con il poster e il gagliardetto dell’anno corrente.
Entrare da Gabriele era come entrare al club di fronte alla benzina (buona fortuna al nuovo Juve Club Venusia), poster e foto di Platini, oltre “Hurrà Juventus” in bella vista. Poi ritiravo la fettina, sempre la migliore, ma Forza Juve ci scappava sempre.
Quando tornavo dalla trasferta andavo “al gioco dell’acqua” per acchiappare l’ultimo suppellettile.
Gabriele coi suoi fratelli Mario, celebre parrucchiere e sfegatato interista, Alessio mitico portiere e accanito milanista, rappresentano quello che al Sud Italia può essere il calcio: la Famiglia una sola, la fede calcistica differente… e poi le mogli bone.
Prendete noi, uno Juventino, uno Napoletano, e uno della Fiorentina.Al cuore non si comanda e manco alla Madonna.
Era la sera del 29 Maggio 1985 avevo 7 anni e il giorno dopo dovevo accompagnare Nonna Filomena in pellegrinaggio alla Madonna dell’Incoronata. Avvennero cose brutte quella notte, noi ci dovevamo alzare la mattina presto che il pullman di Manieri e Don Dario ci aspettavano.
Io non volevo andare a dormire però mi resi conto che la situazione era grave.
A Foggia il giorno dopo feci una preghiera.
Poi sono diventato Ateo.
Nel frattempo Ninuccia, che era in pellegrinaggio con noi (e Assuntina prima e Vanda poi) si chiedevano sempre perché quando andavo sotto i portici a ritirare la Repubblica per prima cosa mi facevo una risata sulla vignetta di Forattini e poi subito mi leggevo sullo scalone vicino al portone di Caputo l’articolo di Gianni Brera.
Era il mio Collodi e mi piaceva assai, pensando ingenuamente che Le Roi era dialetto piemontese.
Platini per me resta il migliore, come Togliatti.
Manco Del Piero le tira come a lui le punizioni.
Come presidente della Uefa non mi piace.
Nell’anno del Bicentenario Oraziano venne Uno Mattina (insieme a Scalfaro) al paesello e mi chiesero di dire qualcosa in diretta: con la sciarpa del Horatiana al collo la sola cosa che mi venne in mente fu Forza Juve.
La sera della finale di Roma abbiamo quasi demolito la mansarda, ho fatto bere a canna della grappa un amico che non c’è più (ciao Pierluigi) e stavo morendo affogato in una fontana (grazie Rocco).
Poi venne Milano e c’erano 2 partite all’anno nella Scala del calcio.
Solito rituale: Terzo anello e panino a fine partita dalla zozzona col Cruccu (Inter) o Denni (Milan) a commentare la partita.
E ospitare i compaesani in trasferta.
Una volta ho anticipato più di un milione di lire dai bagarini per gentaglia che venne a fare colazione a casa mia e poi andammo allo stadio insieme (sempre pullman Manieri parcheggiato in via Modena).
Con Pipis (sabaudo e coinquilino universitario) scoprii i segreti, gli intrighi e i pompini della curva Filadelfia.
Comunale e Delle Alpi.
Tante trasferte a base di Bagna Cauda.
Calciopoli non l’ho mai digerita e la finale dei mondiali a casa a Milano rimane ancor oggi un ricordo bellissimo.
Poi me ne sono andato ma la Signora anche in B sono andata a vederla nei miei passaggi italici.
Ci ho portato anche il Signorlobo , ma non sono ancora stato nello stadio nuovo che invece lui l’ha già visto.
Quest’anno ho lavorato anche il 31 dicembre ed ero in Qatar, poi ho preso un aereo e subito subito sono andato salutare i ragazzi che erano al Meydan , ho parlato con l’uomo dell’anno, col Capitano e con Pirlo… sentivo che c’era qualcosa di forte.
La storia del controllo passaporti lo già scritta da queste parti.
Stamattina quando il mio barbiere turco mi ha salutato dicendo: CAMPIONI d’ITALIA mi sono commosso.
JUVE STORIA DI UN GRANDE AMORE.



































Home