[Di]llo a [Di]

La posta del Quore.

Appetite for destruction 2

"L'uomo è ciò che mangia"

Tutta l’acqua caduta e quella che continua a cadere rende tutte le attività quotidiane più complicate. Solo una forse resta invariata: cucinare.
Sotto un cielo grigio, in una città grigia, con un umore altrettanto grigio e in un’Italia che stenta ad uscire dal grigiore politico ed economico mi è venuto il desiderio di mangiare chiaro, bianco.

Realizzare un’ottima salsa bianca fatta in casa (no conservanti o prodotti che alterano il gusto), sana e genuina, con ingredienti scarsi (non vado a fare la spesa, non adesso) e al tempo stesso selezionati (al supermercato prendo solo roba buona, con l’illusione di conservarmi meglio), che serva ad amalgamare o insaporire quello che verrà preparato successivamente (e di cui qui non farà menzione) non è difficile. Di tempo e voglia non ho camion pieni perciò…

Oggi prepariamo la sauce à la Bèchameil. Di origini francesi (la inventò un certo marchese Louis de Bèchamel) è stata subito presa in ostaggio nelle cucine italiane, naturalmente con le varianti del caso (popolo di innovatori un tempo, oggi… non si sa! The world is waiting for).

Se la ricetta fosse per due persone servirebbero:

50 grammi di farina
Quasi 1/2 litro di latte
50 grammi di burro
Un pizzico di sale
Noce moscata q. b.

Ma così diventerebbe una bomba calorica non indifferente. E va bene lo spirito del bianco, va bene il desiderio di cucinare una salsa, ma tutto quel burro? No, io il burro non lo spalmo nemmeno sulle fette biscottate prima della marmellata. Ci vuole un sostituto e in quantità ridotte.

A Venosa fanno un olio extra vergine di oliva che è come oro liquido, le calorie contenute sono tutte meritate e alla fine fa solo bene. Quindi, per la mia personalissima besciamella, opto per un po’ di olio: basta ungere il fondo del pentolino e si può già procedere con l’aggiunta della farina setacciata.
Mescolare per evitare che si formino grumi e aggiungere poco a poco il latte, continuando a mescolare.

Una volta ottenuto un composto omogeneo aggiungerci un pizzico di sale e farlo cuocere a fuoco lento. Girare di tanto in tanto per evitare la formazione di grumi (è un’ossessione!).

Praticamente nell’arco di massimo 10 minuti si otterrà una crema biancastra. Per solidificare e per liquefare la salsa si possono aggiungere rispettivamente farina e latte. Una volta tolta dal fuoco aggiungere la noce moscata e lasciare raffreddare.

La salsa bianca nella sua versione basica può essere arricchita con del formaggio a scaglie, grattugiato o a cubetti. L’importante è che conservi quel suo colorito pallido.
[E se poi il cuoco fosse un amante estremo dei colori... gli ingredienti da associare sono svariati: con un po' di fantasia la salsa può diventare rosa, verde, gialla e addirittura blu. Come? Fantasia, fantasia...]

Con la besciamella si possono creare tanti piatti più elaborati. Dalle lasagne alla pasta ai 4 formaggi. L’ingrediente di base è sempre la fantasia!

Fuori onda dalle cucine di cuoche con esperienza pluriennale ottenuta sul campo della zona del Vulture Alto Bradano: “Fantasia. E che è? Una cosa che si mangia?”

Appetite for destruction

"L'uomo è ciò che mangia."

Il cioccolato è un alimento che favorisce il buon umore poiché contiene alcune sostanze psicoattive.
Lo si può assumere in caso di stati di ansia o depressione per trarre un certo beneficio psichico. Inoltre, aumenta la capacità di concentrazione e attiva la produzione di serotonina. Mangiare cioccolato è un po’ come sentirsi innamorati.
Il segreto per non disperarsi dopo una botta di felicità indotta dall’assunzione dell’alimento sta nelle quantità: insomma, non esagerare!
Tutto si può assaggiare, prestando naturalmente attenzione agli ingredienti da boicottare a causa di allergie e intolleranze. E per una corretta ed equilibrata alimentazione è bene non privarsi di nulla.
Oggi prepariamo… il salame di cioccolato!

PLAY

Ingredienti:
250 grammi di biscotti secchi, non troppo calorici (gli Oro Saiwa, quelli da latte, sono eccezionali)
100 grammi di burro (ma fresco)
150 grammi di cioccolato fondente (possibilmente di qualità)
50 grammi di zucchero (bianco)
1 cucchiaio di Rum (uno solo, non ci dobbiamo sballare)
1 uovo (direttamente dal deretano della gallina)

Preparazione:
Procedere con lo sbriciolamento dei biscotti in un contenitore capiente. I polpastrelli potrebbero diventare dolenti e subire un arrossamento in seguito a questa delicata operazione, ma è un sacrificio che ci può stare se il fine è il piacere dei sensi (c’è qualche masochista?).
Sciogliere i 150 grammi di cioccolato fondente a bagnomaria e lasciare freddare. Allo stesso modo sciogliere il burro e poi lavorarlo aggiungendoci lo zucchero, l’uovo, il cioccolato precedentemente sciolto e il Rum.
Amalgamare bene il composto, poi versarlo nel contenitore dei biscotti e unire il tutto finché non si ottiene un impasto omogeneo.
Predisporre un foglio di carta da forno e versarci sopra il potenziale salame. Lavorare con le mani facendo pressione per ottenere la caratteristica forma cilindrica. Una volta definita la forma, avvolgere con la carta stagnola e inserire il salame in freezer.
Lasciare indurire per un paio d’ore (senza spiare nel congelatore continuamente, che tanto non ha senso).
Trascorse le due ore, estrarre dal freezer il salame e tagliarlo a fette. Quindi servirlo in tavola.
Successo assicurato!

P.S. Nel caso dovesse avanzare qualcosa (non si sa mai…), conservare il dolce in frigorifero. Non si è mai vista una cosa scongelata che viene ri-congelata.

Dillo a Di:
Qual è la tua ricetta per il salame di cioccolato?

Sic transit gloria mundi

“O quam cito transit gloria mundi.” [De Imitatione Christi 1,3,6]

Il 20 ottobre 2011 il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi utilizzò tale locuzione per commentare la morte del leader libico Mu’ammar Gheddafi.

Tutto qua.

Joue la sensualitè: scent of a woman

Clicca qui —> Lancôme Hypnôse Senses

Ricordate questo spot di qualche anno fa? Uno dei tanti profumi Lancôme. Una delle tante storie create su un odore che…
Bando alle ciance. L’idea sottesa allo spot è quella di creare un legame comunicativo tra la modella, Daria Werbowy, e lo spettatore, papabile cliente dell’azienda francese produttrice di cosmetici.
Ebbene: chi è il destinatario del video messaggio di Daria? Io ho trovato una soluzione. E’ la mia personale, ma pur sempre una delle opzioni possibili. (Chepoiallafine ognuno può pensare quello che gli pare.)

Inizia così…

Una folata di vento. Sbattono le imposte della finestra: una, due, tre volte. I suoi piedi toccano terra. Lo smalto cipria, lucido, ricopre per intero le unghie. Delicato e senza sbavature. Le sue gambe pallide sono serrate fino all’altezza delle ginocchia. Il lembo della sottoveste di seta si intrufola nell’incavo di quelle gambe. La stoffa perde le sue pieghe quando Daria si alza in piedi e cammina in direzione del frigorifero. Dalla volta della stanza le pale di un ventilatore si agitano mescolando l’aria: la fragranza di patchouli si mescola all’intenso profumo degli asiatici fiori di osmanthus. Petali di rosa e miele accostati al mandarino e ad un pizzico di pepe rosa. L’odore di un’albicocca si intrufola nelle narici di Daria. Il suo corpo appare ancora più sinuoso accanto al parallelepipedo refrigerante color alluminio. Un morso al frutto fresco che stringe in una mano e… un’altra folata di vento. I capelli chiari e lisci si sollevano quasi in una danza tribale. La sottoveste si increspa. Daria richiude il frigorifero. L’anta lucida svela l’immagine di una donna: stessa sottoveste, stessi capelli, stessi occhi, stesse labbra di Daria. Eppure lei, in un primo momento, non si rivede in quella figura pregna di sensualità. Con l’indice segue il contorno del suo viso. E sul frigorifero l’immagine di una donna che si accarezza con il polpastrello le gote, la mascella, il mento… Daria sorride. Anche la donna sorride. Daria stringe un seno in una mano. La donna fa lo stesso. Quasi una sfida, quasi un corteggiamento, quasi una storia d’amore… Daria allunga una mano alla telecamera poggiata sul tavolo…

(E la porta si chiude. Sono cose tra donne. Caro Voyeur puoi sempre sbirciare dal buco della serratura. Oppure no. Be’, così è se ti pare.)

Hypnôse Senses: questioni di autoerotismo!

New wave

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

(Art. 1 della Costituzione Italiana)

Era il 2 giugno. Era il 1946.
Nasceva l’Italia. La Repubblica Italiana.
Una legge del 1977 aveva stabilito che i festeggiamenti dovevano tenersi la prima domenica di giugno. Un po’ come con la festa della mamma, che cade sempre la prima domenica di maggio.
Poi, nel 2000 fu approvata una legge che restaurava la data del 2 giugno come la giornata dedicata ai festeggiamenti della Repubblica Italiana.
In Medium Lanum… Tra moda, design e business oggi, oltre a festeggiare i 150 anni della nazione e la Repubblica, c’è stato qualcosa di più. Perché proprio qui, in uno dei vertici del triangolo industriale, i cittadini hanno fatto un passo in avanti.
La tela ha iniziato a tingersi di toni caldi. Per dire basta a questo scempio che si sta facendo del Bel Paese. Per riprendere possesso della propria nazione. Per disegnare il futuro ognuno con il suo pennello, ognuno a modo suo, nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione.
Buoni i propositi. Belle le idee. Eh già. Ora però è tempo di costruire. Di scendere in campo con l’elmetto e la matita.
Il Referendum ha già funzionato. Ci sono le prove.
Avanti popolo, alla riscossa.
(La risposta è dentro di te. E forse non è sbagliata.)

Ci-siamo-persi-ma-se-tanto-non-hai-fretta-amore- aspetta-gira-di-qua. Questioni di seggio.

Mino.

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“Cosa cazzo guardi?” dice Mino ad un vecchietto che, dal sedile di fronte su cui è seduto, lo fissa. Sono le 21, la mamma ha già preparato la cena. Il giovedì sera polpette, è fisso. Quasi ne sente l’odore nonostante ci voglia ancora un po’ di strada, una mezz’ora circa prima di scendere dall’autobus.
Sfilano dietro il finestrino gli alberi dalle foglie gialle e i rami secchi. Il paesaggio si prepara al letargo invernale: i colori muoiono dentro un grande sfondo bruno. Mino stringe al petto il frutto della sua giornata di lavoro, un po’ perché ha freddo, un po’ perché è soddisfatto di sé. Domani andrà da Valentino e si farà dare dei contanti in cambio di quel lettore DVD. A scuola non ci è andato neppure oggi. Se lo venisse a sapere la sua mamma!
Per Mino la scuola non è una priorità: non gli frega niente di imparare dove si trova Milano (Un giorno Mino ci andrà lo stesso. Suo cugino non ha nemmeno la terza media e viaggia in continuazione. Tanto servono i soldi, non le conoscenze) o quando si è ottenuta l’unità d’Italia (Sua madre dice che non durerà molto sotto questo regime). La scuola non serve a niente. Il TG ha pure detto che è in crisi. Eh sì, anche la scuola avrebbe bisogno di soldi e non di nozioni, ché quelle a rivenderle non ci si guadagna nulla. Quello che gli sta a cuore è il calcio. E con questo lavoro adesso non ha più molto tempo per le partitelle pomeridiane con gli amici. Il pallone sì che ha un senso nella vita. Da piccolo suo zio lo portava ogni tanto a vedere una partita allo stadio. La Bari! Era la serie B, ma chissene. Era così bello stare in mezzo ai tifosi, esultare anche per un’azione conclusasi senza gol e inveire contro i tifosi avversari. Bei tempi!
Il vecchietto continua a fissarlo: “Cosa cazzo guardi?”, nella voce di Mino una punta di stizza e poi subito uno scossone dell’autobus gli fa perdere la posa da bullo che aveva assunto. Il vecchietto, imperterrito, continua a tenere gli occhi puntati sulla sua figura. Un attimo: si risistema sul sedile, riacquista la posa e di nuovo al vecchio: “Cos’hai da guardare? Non hai mai visto un ladro?”. Mino è convinto di essere un ladro e quel DVD ne è la prova tangibile. Chepoiallafine non è che abbia fatto tutti questi gran furti: una volta una piastra per capelli, un’altra un lettore mp3, qualche cellulare e poco altro. “Da Euronics si risparmia”, ripete ironico e sfacciato. Ormai ha imparato ad eludere la sorveglianza. E poi Valentino, in paese, apprezza tanto quello che lui gli porta dalla città. Lo apprezza così tanto che lo paga in contanti, rivendendo immediatamente il prodotto ad una cifra maggiore. Mino lo sa, ma fa finta di niente.
“Cosa cazzo guardi? Brutto vecchio di merda… Ti faccio male, sai?” dice senza convinzione. Le luci del paese rischiarano l’orizzonte. L’autobus si ferma, si aprono le porte, il vecchietto scende. E’ proprio ora di cena…
Alla prossima fermata scenderà anche Mino.

Nel nome della TV

Occhi nocciola, capelli castani, alta, snella…
Il suo esordio in TV fu nel 2007, a Tele Boario, un’emittente locale della Valle Camonica. E poi sbarcò alla Rai partecipando ad un programma televisivo della terza rete nazionale in onda in seconda serata. Ma il boom fu ottenuto con L’isola dei famosi: riuscì a classificarsi seconda con una preferenza di voti pari al 44% (Vladimir Luxuria la surclassò e vinse). L’Italia la conosceva come la ragazza di Borriello (calciatore dal 31 agosto 2010 con la Roma) e poi, dopo l’inutile flirt sull’Isola con Rossano Rubicondi (grande amore della Trump), si è lanciata tra le braccia del miglior fotoreporter in circolazione, nonché showman, imprenditore e attore (a breve sul grande schermo nei panni di Tony Montana per il remake di Scarface insieme a Paris Hilton).
Insomma, lei, bellissima e con splendidi costumi da bagno succinti, continua a sponsorizzare telefonini per questo popolo di dialogatori.
Va bene, io scelto un altro operatore telefonico.
Ma non è questo il punto. Perché, anche quando tutti quanti son vestiti e fingono di fare yoga, lei resta in costume da bagno?
Che qualcuno mi illumini, per favore…
Chepoiallafine credo sia una questione di AUTOricarica…

[Di]

Spaghetti, pizza e mandolino

Io amo Lei, non la realtà che le sta intorno. Io amo Lei, non tutti gli uomini che ha avuto…

Ritratto à la maniére de…

Dalla prosa alla poesia, dal teatro alle traduzioni dei classici, dalla composizione di opere per musica a saggi, ad articoli giornalistici, dalla critica letteraria ad interventi sulle arti visive, in primis la pittura.
Un letterato poliedrico, un Uomo del Novecento. Con lui si chiude un secolo. Definitivamente. Il “secolo breve”? Il “secolo del montaggio”, “della psicanalisi”? Il “secolo del conflitto tra borghesia e proletariato”? Il secolo! Il nostro secolo. Chepoiallafine siamo tutti un po’ GENTE DEL NOVECENTO.
Uno scrittore che ha saputo intervenire all’interno dei dibattiti più disparati: poesia, politica, prosa, musica, spettacolo… tutto era di suo interesse. I tratti del suo viso mi ricordavano vagamente quelli di Marty Feldman, la giacca nera, come i pantaloni, la camicia bianca abbottonata fino in cima e il nodo stretto di una cravatta a fantasia, ma sobria. Un figurino estremamente magro sulla soglia degli ottant’anni che ha contribuito allo sviluppo culturale di questo paese. L’ho visto qualche settimana fa (Im wunderschönen Monat Mai): il tempo aveva inciso sull’aspetto fisico, ma… dell’intellettuale non aveva scalfito nulla. Le sue parole risuonavano nella stanza affollata chiare, sicure, ironiche. Forma e contenuti di Uomo che sapeva emozionarsi, che sapeva spogliarsi sulla pagina pur mostrandosi impeccabilmente coperto e distinto nella vita quotidiana.
Una stretta di mano.
Il ricordo: Capricci, Giuochi e Smorfie. Per esplorare il labirinto della realtà che, giorno dopo giorno, nei giorni uguali ai giorni, ci si dispiega innanzi, sempre nuovo, mai definitivamente definito.

“è un puro surrogato
di mie lettere, questo mio scartabello: (e un surrogato, aggiungo, indispensabile,
stando così le cose come stanno: e come tu le vedi, e io le vedo): (io sono le mie
lettere, in sostanza: e sono il mio scartabello):
io sono il surrogato di me stesso:”
SCARTABELLO26

[Di]

MUSICAL-MENTE

Chepoiallafine vedere Piero Pelù a torso nudo è sempre un’emozione. Quei suoi “hhh”, accompagnati dalle schitarrate di Ghigo, mi hanno fatto fare un passo indietro, al tempo delle mele.
Litfiba: so’ cose che poi uno si ricorda.

P.S. La Polverini ha coperto i manifesti del concerto con i suoi per ringraziare la popolazione.

[Di]

FUORI/USCITA

Finite le feste. Di già. Quelle di Pasqua, si sa, sono sempre le più rapide. E quest’anno… Be’, quest’anno sono state caratterizzate da diversi eventi, primo tra tutti quello delle elezioni per la carica di presidente della regione (in Basilicata) con i millemila candidati spiaccicati sui muri della città e i loro programmi tutti interessantissimi e innovativi. VOTA ANTONIO VOTA ANTONIO!
E a scrutinio terminato… erano già passate le Palme. Lunedì, martedì, mercoledì… play: la settimana santa e i suoi eventi specifici, direi caratterizzanti. Funzioni religiose a go go, ultima cena, sepolcri e, in pole position, la rappresentazione del venerdì santo. Sabato… domenica… lunedì! Scartate le uova, al latte e fondenti, che nascondevano sorprese deludenti: abbuffata di calorie che vanno a sommarsi a quelle della stagione invernale. Nuovo ritardo per la prova costume. C’est la vie!
Una sorpresa che ho trovato nel mio personale uovo di pasqua… un libro. In copertina un nome e un volto familiari. Siamo andate alla scuola media insieme: stessa classe, stessa fila di banchi.

«Prende allo stomaco il romanzo d’esordio di Mariella Soldo. Coraggioso e originale, osa cavalcare una “storia/non-storia” che vive di ripetizioni ossessive, che si ripresentano ritmicamente, come in una sorta di “ballata rock della follia”.»

Questa le parole della postfazione di Barbara De Palma che presentano sotto una particolare luce il romanzo. Mariella Soldo è alla sua prima prova narrativa, ma, in quanto a curriculum, conta già un altro libro nella lista: una raccolta di poesie.
Già al tempo delle medie componeva poesie. Scriveva scriveva scriveva… con quella grafia che ho ritrovato oggi nella dedica della mia copia del libro piccola, pulita e composta. Come quando a scuola ritrovavo sul mio diario frasi tratte da canzoni (Ho imparato a conoscere The doors da quelle frasi).
Nel nero profondo (Arduino Sacco Editore) è una lettura che -Mariella mi ha suggerito chiacchierando davanti ad un caffè decaffeinato- può essere accompagnata da un sottofondo musicale che sfoci nell’elettronica, che si situi in un ambiente luminoso, fluorescente. Pensando a questo si è fatto avanti nella mente un parallelo con il video di Somebody to love dei Jefferson Airplain: spirali che confondono gli occhi e che li tengono incollati allo schermo. Wow! Quasi quasi mi riascolto il pezzo…
Dunque, da queste vacanze pasquali è venuto fuori che a Venosa non solo si mangia, si beve e si riposa, ma… si produce. Ebbene sì: si scrive siori&siore… Prova evidente di questo fantastico mondo alfabetico è il blog CHEPOIALLAFINE. Si scrive, si dice, si comunica (e si cresce). Perché ce ne sono di cose da dire… E le parole non finiscono mai.

Hanno stracciato il velo (di Maya?)

Venosa… dicevano fosse un luogo in cui si beve, si mangia e si riposa. Locus amoenus straordinario, dove la Lucania incontra la Daunia.
Oggi, però, io cambierei la formula in VENOSA: DOVE SI BEVE, SI MANGIA E “SI SPARA LA POSA”. E tutto questo a svantaggio dei sensi.

[Di]

PAROLE E MUSICA (l’Italia sotto la neve)

La costruzione di un amore

C’è tempo…

La lettera che segue mi è stata inviata da una lettrice come messaggio di posta.
Così, colgo l’occasione di invitare altri lettori a fare lo stesso nel caso avessero dei racconti o dei dubbi da sottopormi.
L’indirizzo, per il momento, è: divas.lo@live.it

Cara Di,
lo dico a te perché -spero- mi capirai.
Iniziamo dal principio.
L’estate scorsa… Ero a lavoro, l’abbagliante riflesso del sole negli occhi e, sulla retina, riflessa, la figura di un ragazzo, un bel ragazzo!
Fascino apparente e cervello mosso da un criceto sulla sua ruota (rende come perifrasi per testa di cazzo?). Nonostante la sua superficialità, i suoi insulti (scherzosi) e rifiuti, tra noi la chimica funzionava. E da quella consapevolezza ad un letto il passo fu breve. Già, un passo falso, perché le aspettative sono state deluse. Tutte deluse!
La chimica…? puff! Il desiderio…? puff! E’ rimasto solo il ricordo di un ORRIBILE atto sessuale: una bambola gonfiabile o io? che differenza faceva? Ah, no! La bambola non poteva certo morderla, pizzicarla… si sarebbe bucata.
Mi faceva male con quei suoi modi da film porno, senza un briciolo di “poesia”. Chepoiallafine lui ha raggiunto l’orgasmo, io no! Ma sorvoliamo su queste “sottigliezze”.
“Al mattino Biancaneve si svegliò e…” lividi e succhiotti macchiavano la mia pelle, ma la macchia più grande era dentro. Perché quei segni sono andati via, mentre la delusione non poteva essere estirpata con nessuno smacchiatore. E ritrovarlo là, ogni giorno, sul posto di lavoro… ha aumentato quel senso di… Evitiamo di dare un nome a cose che un nome non ce l’hanno.
Sesso Orribile… sorvoliamo, ma… c’è dell’altro.
Quella stessa notte Lui mi ha confessato di essersi intrattenuto sessualmente con un’altra collega, senza scendere nel dettaglio, senza specificare.
Oggi in ogni mia collega vedo il riflesso di quella notte deludente, maldestra e fallimentare. Lui? Lo ignoro! Vedi altre soluzioni?
Voglio cambiare lavorooo…
Ora vado, rischio di non timbrare il cartellino all’ora esatta.

Una lettrice

Carissima lettrice,
sono così impotente dinanzi a queste prove che la vita può riservarci. Cambiare lavoro? E poi? Cercare? E se non fosse sinonimo di trovare? (Non è così facile. Almeno di questi tempi.)
Chepoiallafine io me lo terrei ben stretto quel lavoro, con tutti i suoi pro e contro. Mai spingersi oltre con un collega. Mai sovrapporre la vita privata con l’attività professionale. E mai fare sbilanciarsi in confessioni non richieste (questo è un consiglio per l’ignaro partner dell’avventura che mi hai raccontato).
Per tutto il resto? Ogni esperienza fortifica, rinvigorisce. E poi fa curriculum. E, si sa, non tutto è sempre o bianco o nero: ci sono infinite sfumature di grigio, alcune davvero molto carine. Ops… forse questo è il caso in cui il nero si un po’ sbiadito (tutta colpa di un pessimo lavaggio). Non buttarti giù: quante avventure ti riserverà la vita! Non sottovalutare il supermercato, le esposizioni d’arte e i pub affollati la domenica pomeriggio per le partite di calcio: si possono fare incontri fruttuosi o soltanto… scroccare drink!
Lui? Sì, ignorarlo è la cosa migliore. Sputtanarlo potrebbe essere un’idea nel caso lui facesse il tuo nome con la prossima vittima-collega (non si sa mai: tutelarsi non fa mai male).
Ti ringrazio per aver scelto me come tua interlocutrice. Ti ringrazio per avermi concesso questo racconto alquanto privato e per la fiducia che riponi in me.
Ricorda: soltanto il sogno ci dà infinite possibilità! La realtà… potrebbe essere meno affascinante di quello che vuole farci credere.

[Di]

DANCE ME TO THE END OF LOVE

Cara Di,
sono un studente universitario fuorisede. Ti scrivo dalla scrivania della mia stanza a 350 euro al mese nella prima periferia bolognese. Ti scrivo al buio da un pc che non ha neppure la retroilluminazione della tastiera. Ti scrivo perché non riesco a dormire accanto ad una ragazza che non posso più abbracciare nel sonno tanto mi ha deluso.
E poi dicono che i ragazzi di oggi sono materialisti e misogini.
Ora io penso che lei è una stronza. Sì: s-t-r-o-n-z-a! L’ho conosciuta un paio di mesi fa. Eravamo alla Coop, ore 19 circa, un anonimo martedì di novembre. Lei spingeva il suo cestino ed io…
Notai che aveva un ciuffo di capelli scomposto che le dava noia. Era bella, bella, bella. Ma lasciai perdere. La ritrovai in fila dietro di me alla cassa. Mi voltai. Mi sorrise. Le sorrisi. L’aspettai…
E ancora oggi aspetto che prenda una decisione. Già, soltanto qualche giorno fa mi ha confessato che ha una relazione con un tipo da un anno. È accaduto sabato sera: guardavano le ultime battute di Sanremo (arrivata a casa ha insistito perché accendessi la TV), Valerio Scanu cantava per l’ennesima volta quella cosa là sul far l’amore nei laghi…
Capito? La stronza (in questo caso equivale ad un eufemismo) mi ha tirato un colpo bassissimo ed io…
Mi ha fregato una volta di più ed io…
Ho scritto una specie di poesia.

Ah… cercavi me? O solo sapevi che non potevo dirti di no…

Cercare e non trovare, l’hai mai provato?
Che stupido, ma che insinuo?
Perdonami, a volte non mi rendo conto che la mia testa non è l’ombelico del mondo.
Perdonami se vuoi, altrimenti fai un po’ come ti pare.
Perdonami se davvero cercavi me.

Cercavi me?

Non ci sono, lascia un messaggio, ma non so se sarai richiamata.
Forse farò lo stesso anch’io: lascerò il mio messaggio ma in un posto più originale di una segreteria telefonica.
Ti ho cercato per lungo e per largo ma eri sempre occupata a fare altro ed ora che sei tu a cercare me… io non so cosa fare.
Non sono il duro che voglio apparire perciò… sai dove trovarmi.

Cerchi ancora me?

Sono qui, dimmi tutto!

Ora dorme. Non voglio svegliarla con il ticchettio dei tasti.
Ti ringrazio per lo sfogo notturno.
Dorme… forse è il caso che vada a dormire anche io. Accanto a lei. Di nuovo! Eppure… è sempre così bella!

TrombamicoSovrappensiero