[Di]llo a [Di]

Spaghetti, pizza e mandolino

Io amo Lei, non la realtà che le sta intorno. Io amo Lei, non tutti gli uomini che ha avuto…

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19th maggio 2010
[Di]llo a [Di]
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Ritratto à la maniére de…

Dalla prosa alla poesia, dal teatro alle traduzioni dei classici, dalla composizione di opere per musica a saggi, ad articoli giornalistici, dalla critica letteraria ad interventi sulle arti visive, in primis la pittura.
Un letterato poliedrico, un Uomo del Novecento. Con lui si chiude un secolo. Definitivamente. Il “secolo breve”? Il “secolo del montaggio”, “della psicanalisi”? Il “secolo del conflitto tra borghesia e proletariato”? Il secolo! Il nostro secolo. Chepoiallafine siamo tutti un po’ GENTE DEL NOVECENTO.
Uno scrittore che ha saputo intervenire all’interno dei dibattiti più disparati: poesia, politica, prosa, musica, spettacolo… tutto era di suo interesse. I tratti del suo viso mi ricordavano vagamente quelli di Marty Feldman, la giacca nera, come i pantaloni, la camicia bianca abbottonata fino in cima e il nodo stretto di una cravatta a fantasia, ma sobria. Un figurino estremamente magro sulla soglia degli ottant’anni che ha contribuito allo sviluppo culturale di questo paese. L’ho visto qualche settimana fa (Im wunderschönen Monat Mai): il tempo aveva inciso sull’aspetto fisico, ma… dell’intellettuale non aveva scalfito nulla. Le sue parole risuonavano nella stanza affollata chiare, sicure, ironiche. Forma e contenuti di Uomo che sapeva emozionarsi, che sapeva spogliarsi sulla pagina pur mostrandosi impeccabilmente coperto e distinto nella vita quotidiana.
Una stretta di mano.
Il ricordo: Capricci, Giuochi e Smorfie. Per esplorare il labirinto della realtà che, giorno dopo giorno, nei giorni uguali ai giorni, ci si dispiega innanzi, sempre nuovo, mai definitivamente definito.

“è un puro surrogato
di mie lettere, questo mio scartabello: (e un surrogato, aggiungo, indispensabile,
stando così le cose come stanno: e come tu le vedi, e io le vedo): (io sono le mie
lettere, in sostanza: e sono il mio scartabello):
io sono il surrogato di me stesso:”
SCARTABELLO26

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MUSICAL-MENTE

Chepoiallafine vedere Piero Pelù a torso nudo è sempre un’emozione. Quei suoi “hhh”, accompagnati dalle schitarrate di Ghigo, mi hanno fatto fare un passo indietro, al tempo delle mele.
Litfiba: so’ cose che poi uno si ricorda.

P.S. La Polverini ha coperto i manifesti del concerto con i suoi per ringraziare la popolazione.

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FUORI/USCITA

Finite le feste. Di già. Quelle di Pasqua, si sa, sono sempre le più rapide. E quest’anno… Be’, quest’anno sono state caratterizzate da diversi eventi, primo tra tutti quello delle elezioni per la carica di presidente della regione (in Basilicata) con i millemila candidati spiaccicati sui muri della città e i loro programmi tutti interessantissimi e innovativi. VOTA ANTONIO VOTA ANTONIO!
E a scrutinio terminato… erano già passate le Palme. Lunedì, martedì, mercoledì… play: la settimana santa e i suoi eventi specifici, direi caratterizzanti. Funzioni religiose a go go, ultima cena, sepolcri e, in pole position, la rappresentazione del venerdì santo. Sabato… domenica… lunedì! Scartate le uova, al latte e fondenti, che nascondevano sorprese deludenti: abbuffata di calorie che vanno a sommarsi a quelle della stagione invernale. Nuovo ritardo per la prova costume. C’est la vie!
Una sorpresa che ho trovato nel mio personale uovo di pasqua… un libro. In copertina un nome e un volto familiari. Siamo andate alla scuola media insieme: stessa classe, stessa fila di banchi.

«Prende allo stomaco il romanzo d’esordio di Mariella Soldo. Coraggioso e originale, osa cavalcare una “storia/non-storia” che vive di ripetizioni ossessive, che si ripresentano ritmicamente, come in una sorta di “ballata rock della follia”.»

Questa le parole della postfazione di Barbara De Palma che presentano sotto una particolare luce il romanzo. Mariella Soldo è alla sua prima prova narrativa, ma, in quanto a curriculum, conta già un altro libro nella lista: una raccolta di poesie.
Già al tempo delle medie componeva poesie. Scriveva scriveva scriveva… con quella grafia che ho ritrovato oggi nella dedica della mia copia del libro piccola, pulita e composta. Come quando a scuola ritrovavo sul mio diario frasi tratte da canzoni (Ho imparato a conoscere The doors da quelle frasi).
Nel nero profondo (Arduino Sacco Editore) è una lettura che -Mariella mi ha suggerito chiacchierando davanti ad un caffè decaffeinato- può essere accompagnata da un sottofondo musicale che sfoci nell’elettronica, che si situi in un ambiente luminoso, fluorescente. Pensando a questo si è fatto avanti nella mente un parallelo con il video di Somebody to love dei Jefferson Airplain: spirali che confondono gli occhi e che li tengono incollati allo schermo. Wow! Quasi quasi mi riascolto il pezzo…
Dunque, da queste vacanze pasquali è venuto fuori che a Venosa non solo si mangia, si beve e si riposa, ma… si produce. Ebbene sì: si scrive siori&siore… Prova evidente di questo fantastico mondo alfabetico è il blog CHEPOIALLAFINE. Si scrive, si dice, si comunica (e si cresce). Perché ce ne sono di cose da dire… E le parole non finiscono mai.

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-Di-
16th marzo 2010
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Hanno stracciato il velo (di Maya?)

Venosa… dicevano fosse un luogo in cui si beve, si mangia e si riposa. Locus amoenus straordinario, dove la Lucania incontra la Daunia.
Oggi, però, io cambierei la formula in VENOSA: DOVE SI BEVE, SI MANGIA E “SI SPARA LA POSA”. E tutto questo a svantaggio dei sensi.

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C’è tempo…

La lettera che segue mi è stata inviata da una lettrice come messaggio di posta.
Così, colgo l’occasione di invitare altri lettori a fare lo stesso nel caso avessero dei racconti o dei dubbi da sottopormi.
L’indirizzo, per il momento, è: divas.lo@live.it

Cara Di,
lo dico a te perché -spero- mi capirai.
Iniziamo dal principio.
L’estate scorsa… Ero a lavoro, l’abbagliante riflesso del sole negli occhi e, sulla retina, riflessa, la figura di un ragazzo, un bel ragazzo!
Fascino apparente e cervello mosso da un criceto sulla sua ruota (rende come perifrasi per testa di cazzo?). Nonostante la sua superficialità, i suoi insulti (scherzosi) e rifiuti, tra noi la chimica funzionava. E da quella consapevolezza ad un letto il passo fu breve. Già, un passo falso, perché le aspettative sono state deluse. Tutte deluse!
La chimica…? puff! Il desiderio…? puff! E’ rimasto solo il ricordo di un ORRIBILE atto sessuale: una bambola gonfiabile o io? che differenza faceva? Ah, no! La bambola non poteva certo morderla, pizzicarla… si sarebbe bucata.
Mi faceva male con quei suoi modi da film porno, senza un briciolo di “poesia”. Chepoiallafine lui ha raggiunto l’orgasmo, io no! Ma sorvoliamo su queste “sottigliezze”.
“Al mattino Biancaneve si svegliò e…” lividi e succhiotti macchiavano la mia pelle, ma la macchia più grande era dentro. Perché quei segni sono andati via, mentre la delusione non poteva essere estirpata con nessuno smacchiatore. E ritrovarlo là, ogni giorno, sul posto di lavoro… ha aumentato quel senso di… Evitiamo di dare un nome a cose che un nome non ce l’hanno.
Sesso Orribile… sorvoliamo, ma… c’è dell’altro.
Quella stessa notte Lui mi ha confessato di essersi intrattenuto sessualmente con un’altra collega, senza scendere nel dettaglio, senza specificare.
Oggi in ogni mia collega vedo il riflesso di quella notte deludente, maldestra e fallimentare. Lui? Lo ignoro! Vedi altre soluzioni?
Voglio cambiare lavorooo…
Ora vado, rischio di non timbrare il cartellino all’ora esatta.

Una lettrice

Carissima lettrice,
sono così impotente dinanzi a queste prove che la vita può riservarci. Cambiare lavoro? E poi? Cercare? E se non fosse sinonimo di trovare? (Non è così facile. Almeno di questi tempi.)
Chepoiallafine io me lo terrei ben stretto quel lavoro, con tutti i suoi pro e contro. Mai spingersi oltre con un collega. Mai sovrapporre la vita privata con l’attività professionale. E mai fare sbilanciarsi in confessioni non richieste (questo è un consiglio per l’ignaro partner dell’avventura che mi hai raccontato).
Per tutto il resto? Ogni esperienza fortifica, rinvigorisce. E poi fa curriculum. E, si sa, non tutto è sempre o bianco o nero: ci sono infinite sfumature di grigio, alcune davvero molto carine. Ops… forse questo è il caso in cui il nero si un po’ sbiadito (tutta colpa di un pessimo lavaggio). Non buttarti giù: quante avventure ti riserverà la vita! Non sottovalutare il supermercato, le esposizioni d’arte e i pub affollati la domenica pomeriggio per le partite di calcio: si possono fare incontri fruttuosi o soltanto… scroccare drink!
Lui? Sì, ignorarlo è la cosa migliore. Sputtanarlo potrebbe essere un’idea nel caso lui facesse il tuo nome con la prossima vittima-collega (non si sa mai: tutelarsi non fa mai male).
Ti ringrazio per aver scelto me come tua interlocutrice. Ti ringrazio per avermi concesso questo racconto alquanto privato e per la fiducia che riponi in me.
Ricorda: soltanto il sogno ci dà infinite possibilità! La realtà… potrebbe essere meno affascinante di quello che vuole farci credere.

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DANCE ME TO THE END OF LOVE

Cara Di,
sono un studente universitario fuorisede. Ti scrivo dalla scrivania della mia stanza a 350 euro al mese nella prima periferia bolognese. Ti scrivo al buio da un pc che non ha neppure la retroilluminazione della tastiera. Ti scrivo perché non riesco a dormire accanto ad una ragazza che non posso più abbracciare nel sonno tanto mi ha deluso.
E poi dicono che i ragazzi di oggi sono materialisti e misogini.
Ora io penso che lei è una stronza. Sì: s-t-r-o-n-z-a! L’ho conosciuta un paio di mesi fa. Eravamo alla Coop, ore 19 circa, un anonimo martedì di novembre. Lei spingeva il suo cestino ed io…
Notai che aveva un ciuffo di capelli scomposto che le dava noia. Era bella, bella, bella. Ma lasciai perdere. La ritrovai in fila dietro di me alla cassa. Mi voltai. Mi sorrise. Le sorrisi. L’aspettai…
E ancora oggi aspetto che prenda una decisione. Già, soltanto qualche giorno fa mi ha confessato che ha una relazione con un tipo da un anno. È accaduto sabato sera: guardavano le ultime battute di Sanremo (arrivata a casa ha insistito perché accendessi la TV), Valerio Scanu cantava per l’ennesima volta quella cosa là sul far l’amore nei laghi…
Capito? La stronza (in questo caso equivale ad un eufemismo) mi ha tirato un colpo bassissimo ed io…
Mi ha fregato una volta di più ed io…
Ho scritto una specie di poesia.

Ah… cercavi me? O solo sapevi che non potevo dirti di no…

Cercare e non trovare, l’hai mai provato?
Che stupido, ma che insinuo?
Perdonami, a volte non mi rendo conto che la mia testa non è l’ombelico del mondo.
Perdonami se vuoi, altrimenti fai un po’ come ti pare.
Perdonami se davvero cercavi me.

Cercavi me?

Non ci sono, lascia un messaggio, ma non so se sarai richiamata.
Forse farò lo stesso anch’io: lascerò il mio messaggio ma in un posto più originale di una segreteria telefonica.
Ti ho cercato per lungo e per largo ma eri sempre occupata a fare altro ed ora che sei tu a cercare me… io non so cosa fare.
Non sono il duro che voglio apparire perciò… sai dove trovarmi.

Cerchi ancora me?

Sono qui, dimmi tutto!

Ora dorme. Non voglio svegliarla con il ticchettio dei tasti.
Ti ringrazio per lo sfogo notturno.
Dorme… forse è il caso che vada a dormire anche io. Accanto a lei. Di nuovo! Eppure… è sempre così bella!

TrombamicoSovrappensiero

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I love u!

Perché la Posta del Quore non può sorvolare su certi “avvenimenti”.
Perché ci sono date che non passano inosservate. Per nessuno!
Ebbene sì: domani è San Valentino, l’occasione in cui si fa il punto della situazione sulla questione dell’amore.
Ah, l’amore! Quella tempesta emotiva che scuote il corpo e la mente, quel coinvolgimento che toglie l’appetito e annulla le coordinate spazio-temporali.
L’amore… Ma non è questione di sesso o di tumtumtum cardiaci. No! Stavolta no!
Si tratta di me e della mia città. Sto parlando di me e di Bologna.
Ci siamo conosciute in questi anni e, nel bene e nel male, ci siamo amate.
Ci sono stati giorni in cui un appuntamento con un partner qualsiasi è stato meno appagante di un semplice giro in città. Sotto i portici, con il sole o mentre piove, lei è sempre stata meravigliosa. Con la neve o con l’afa ci siamo tenute per mano. Non c’era bisogno di parlare: ci siamo sempre capite al volo. Forse abbiamo fatto l’amore o forse no. Tra noi non c’è mai stato bisogno di cercare delle definizioni. Abbiamo avuto degli screzi, ma li abbiamo superati. Odi et amo… va sempre così!

Gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino” cantava Lucio Dalla.

Eppure un giorno ho perso l’orientamento tra le sue vie. Eravamo all’inizio della frequentazione. Ma non ho avuto paura. Lei mi avrebbe fatto ritrovare la strada. Ed è andata proprio così. Silenziosa e deliziosa, ha sempre conservato un posto di riguardo nel mio cuore di pietra.
Il grande amore…
Dicono che nella vita ci sono concessi solo due grandi amori. Considerando il mio background, io dovrei aver esaurito le possibilità, ma… (c’è sempre un ma) non è esattamente così. Venosa è la città in cui sono nata, la città che mi ha visto crescere, ma che non ho scelto. Bologna, invece, è la città che ho selezionato per trascorrerci un pezzo di vita, la città in cui sono felicemente domiciliata. Perché gli amanti si scelgono, non ci capitano mai a caso. Ed io ho scelto lei. Quindi… non ho bisogno di due grandi amori: c’è lei. Solo lei! E mi basta. Questa è la mia dichiarazione d’amore.
Non c’è mai stato il minimo dubbio nella nostra relazione: era in ogni caso amore, amore folle. Ed è amore ancora oggi. E sarà amore domani. Perché ci sono storie che non tramontano, qualsiasi cosa accada. So che non ci lasceremo mai, anche se un giorno sarò altrove. Lei resterà in parte mia. Ed io sarò sua. Ah, Bologna!

Non ci lasceremo mai, anche se muoio e lo sai” cantava ancora Lucio Dalla…

Domani saremo io e lei. Una coppia felice. Una coppia innamorata!
I love u Bologna!

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Troppo “vicini”

Cara Di,
da cinque mesi mi sono trasferita in un nuovo appartamento(bilocale): la vista è ottima, lo spazio non manca, il riscaldamento è autonomo, la zona è tranquilla, il parcheggio si trova sempre, ma… il mio dirimpettaio è insopportabile. L’ho visto una sola volta in faccia (la sua è veramente una bella faccia… tosta), ma è come se fosse sempre con me: al mattino (tra le 9 e le 11 a.m.) dal muro confinante viene una strana voce cupa e inquietante (mi ricorda molto la colonna sonora della scena delle maschere in Eyes Wide Shut); segue la preparazione e la consumazione del pranzo con corredo di rumori del caso; ore 14 e 30 circa, la voce dei tronisti di Maria e lo zzzzzzzzzzzz della centrifuga della lavatrice non hanno limiti (e confini); ore 16, si comincia con il jazz e si va avanti fino alle 19: un giorno suona il sax, un altro il pianoforte, un altro ancora la tromba o il contrabbasso, e poi ci sono il clarinetto e il flauto a completare il quadro; dalle 20 alle 23 i rumori si fanno meno invadenti, a volte svaniscono e di notte… è un latin lover con il feticcio delle cantanti liriche. Penserai: un tipo interessante. Sicuro! Confermo! Ma tutti i giorni da cinque mesi a questa parte ascoltare i soliti rumori ad orari standard… è alienante. Che faccio? Mi rivolgo a Forum o mi converto alla vita con le cuffie?
Grazie.

SilenziosaLocatrice

Carissima Silenziosa Locatrice,
vivere in un condominio (perché dalla tua descrizione dettagliata dei suoni immagino che l’appartamento che occupi si trovi in un contesto condominiale) prevede anche questo genere di inconvenienti. E poi… siete entrambi (tu e il vicino) troppo casalinghi: lui ha un regime di vita che lo obbliga ad avere poche ore d’aria (alcuni di quegli strumenti non si possono trasportare con facilità), ma tu? Flessibile, paziente… e amante delle cuffie (o dei tappi). Niente Forum! Bastano le chiacchiere di Uomini&Donne. Però, mica male! Ogni giorno ascolti un concerto gratis e… La mattina e la notte forse sono meno interessanti. Già! La notte… con i suoi frammenti da film erotici (o hard?). E in quel caso… valeriana! Tazze e tazzoni di valeriana… magnifico! Chepoiallafine d’inverno sorseggiare una cosa calda prima di andare a dormire è abbastanza piacevole. Per il resto… non so: tutto il resto è noia!

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