[Di]llo a [Di]

La posta del Quore.

IN THE MOOD FOR LOVE

Manifesto contro l'omofobia

Il sorriso di lui divenne più luminoso riflesso negli occhi dell’altro. La fronte dell’altro si distese quando lui gli circondò la vita con le braccia. Lui gli annusò i capelli, il collo; poi gli sussurrò qualcosa nell’orecchio. L’altro gli si avvicinò per ascoltare meglio. Le sagome erano perfettamente combacianti: visti frontalmente così appiccicati parevano un corpo unico, ma non mostruoso. Poi l’altro si voltò di spalle e nascose il suo viso nel petto di lui. Lui, allora, poggiò la sua testa contro la fronte dell’altro. Pochi secondi immobili e subito un bacio. Le bocche unite come i corpi. Persi nella solitudine dell’amore, incastrati in mezzo alla folla distratta e, in certi casi, omofoba.

AUTOSTRADA DEL ROSSO

Appetite for destruction 3

"L'uomo è ciò che mangia."

Un temporale violento ha disturbato la mia mattinata. Sentivo battere ai vetri della finestra: acqua ovunque. Il cielo si sta lentamente colorando di azzurro. Ora ha smesso di piovere, ma del clima primaverile ancora nessuna traccia. Ed era bello pensare di metter via piumimi e piumioni, maglioni, scarponi…

Via i pensieri che non portano a nulla. PLAY! Inizia una nuova giornata e la prima colazione – si sa – è il pasto fondamentale per dare una marcia in più al mistero del futuro imminente. Dopo le ore di digiuno del sonno, il corpo umano necessita di una buona dose di energia. Anche se si sta seguendo una dieta ipocalorica, tutti i nutrizionisti consigliano di non saltare questo pasto fondamentale.
Bisogna, dunque, mettere insieme i pezzi prima di accomodarsi al desco e godersi l’inizio ufficiale della giornata.

C’è chi preferisce deliziarsi con latte o yogurt, caffè, fiocchi di cereali o croissant e chi non può rinunciare a fette biscottate o pane con burro e marmellata. Altri adorano ingranare con tè, biscottini o pasticcini e un frutto. Ci sono quelli che non riescono a rinunciare al salato neppure al mattino: uova strapazzate, bacon, salsiccia o, prediligendo una versione light, un paninetto con prosciutto e formaggio.

Da bambina la mia colazione ideale era a base di biscotti sbriciolati finemente disposti sotto un letto di crema pasticcera. Che ricordi! C’era tutto: latte, biscotti, uova e sorriso.
Altre volte mi ritrovavo ad inzuppare nel mio cappuccino (più latte che caffè d’orzo) uno di quei biscotti capaci di seccare tutto il contenuto della tazza. Era un esemplare della cosiddetta razza dei dormienti. Tipico della tradizione lucana, è un biscotto molto poroso e friabile.
Pochi e genuini gli ingredienti, calorici al punto giusto e capaci di soddisfare palato, stomaco e cervello.

Un giorno, passeggiando sul viale dei ricordi, mi sono tornati in mente proprio quei biscotti e… voilà!

Ho immediatamente provveduto a recuperare tutti gli ingredienti utili per crearli.

1 kg di Farina 00
200 grammi di olio extra vergine di oliva
375 grammi di zucchero
7 uova
la buccia grattuggiata di un limone
il succo di un limone
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di ammoniaca

Piccoli accorgimenti per ottenere un ottimo risultato:
1.Sciogliere l’ammoniaca nel succo di limone. Se il contatto tra la polvere e il liquido non produce schiuma, allora gettare l’intruglio.
2.Utilizzare uno sbattitore per amalgamare alcuni degli ingredienti.
3.Avere a disposizione un bicchiere di latte per ammorbidire l’impasto, qualora fosse troppo duro.
4.Dotarsi di pazienza per l’attesa. I dormienti devono riposare per alcune ore. Sì, dormiranno, proprio come suggerisce il loro nome, quando ancora avranno l’aspetto di un agglomerato di ingredienti. Soltanto in seguito verrà data loro la forma e si procederà ad infornarli.

In una ciotola capiente unire lo zucchero alle uova e iniziare a mescolare. Lentamente anche l’olio va versato. Le fruste dello sbattitore continuano a girare: i tre ingredienti insieme generano una cremina gialla, appiccicosa.La buccia grattugiata e il succo del limone, a cui è stata aggiunta l’ammoniaca, non cambiano la consistenza e il colore dell’impasto. È il momento della farina e del lievito: lo sbattitore ancora in funzione li amalgama al resto. Procedendo con un movimento dal basso verso l’alto le polveri vengono inglobate nella pasta giallina che copre il fondo della ciotola. Continuo ad impastare con le mani nude per un paio di minuti.

Quello che ho ottenuto è un preparato né troppo duro, né troppo molle. Non servirà il latte stavolta e neppure un altro cucchiaio di farina per addensare. Copro il recipiente, ora i potenziali biscotti devono riposare! Schhh!

Sono trascorse tre ore, accendo il forno così da raggiungere la giusta temperatura (180°) per infornare e mi armo di due piattini: in uno verserò l’olio che mi servirà come supporto modellare i biscotti, nell’altro lo zucchero per farli luccicare.

Intingo le mani nell’olio e stacco un po’ di pasta dalla palla che ho ottenuto. La trasformo in un cilindro e, prima di posarla sulla teglia, sporco la parte superiore con un po’ di zucchero. Così mi muovo per ogni biscotto. Una volta predisposte le teglie, le alterno nel forno caldo.

Dormienti... al risveglio.

Trascorrono circa dieci – quindici minuti: i biscotti si gonfiano, si dorano, fino ad essere pronti.
Una sola controindicazione: l’odore dell’ammoniaca sarà prepotente. Consiglio, pertanto, di areare il locale una volta sfornati i biscotti.
Passerà tutta la notte prima di assaggiarli. Al mattino, infatti, raffreddati e senza più l’odore di ammoniaca, i biscotti dormienti saranno la colazione perfetta per iniziare una nuova giornata.

Chepoiallafine non sono nemmeno tanto calorici. E possono accompagnare sia il latte sia il tè!

COLAZIONE TRA SIMILI


Perché Sanremo è Sanremo!

Le donne stravincono al Festival della canzone italiana.

Andiamo con ordine.

Tutto è iniziato con lo spacco audacissimo di Belen: l’immagine ha infestato il web e qualcuno dall’alto del suo ministero ha anche espresso la sua disapprovazione circa il trattamento della donna nella TV italiana.

E poi la Canalis: bella, bellissima, ma poco incisiva. Sarà anche stata ad Hollywood ma… la sua apparizione durante il primo intervento di Celentano (prima puntata dello show) non ha fatto per niente rumore.

A seguire ricordiamo l’assenza-presenza della valletta Ivana Mrazova. Con gli abiti firmati Moschino della quarta puntata era straordinaria. Chiaro il motivo per cui è stata scelta, a nessuno interessava la sua verve comica o la sua capacità critica. Ma va bene così.

Sul palco si sono alternate diverse donne. Tra le ospiti spiccano le due fate turchine, Sabrina Ferilli e Anna Tatangelo, donne splendide entrambe e molto conosciute dal pubblico del Festival.

Insomma, la bellezza ha trionfato.
Anche il brutto anatroccolo si è trasformato in cigno per uniformarsi alla massa.

Ma non è stata soltanto la bellezza a primeggiare.
A vincere sono state tre donne con le loro voci piacevoli e le canzoni tipicamente sanremesi.
Emma, “una figlia di Maria”, Arisa, l’anatroccolo di cui sopra, e Noemi, direttamente da X-Factor.

Sì, ha vinto la donna. E la TV, che è femmina anch’essa.
E, intanto, qualcuno (Geppi Cucciari) dall’alto di quel palcoscenico si è anche ricordato di un’altra donna (Rossella Urru) che è assente da casa sua da troppo tempo ormai. Ma nessuno dice nulla, nessuno si cura di queste questioni. Ciò che fa più audience è…

Se anche tu hai un tattoo a forma di farfallina, scrivici e raccontaci.
Grazie.

Appetite for destruction 2

"L'uomo è ciò che mangia"

Tutta l’acqua caduta e quella che continua a cadere rende tutte le attività quotidiane più complicate. Solo una forse resta invariata: cucinare.
Sotto un cielo grigio, in una città grigia, con un umore altrettanto grigio e in un’Italia che stenta ad uscire dal grigiore politico ed economico mi è venuto il desiderio di mangiare chiaro, bianco.

Realizzare un’ottima salsa bianca fatta in casa (no conservanti o prodotti che alterano il gusto), sana e genuina, con ingredienti scarsi (non vado a fare la spesa, non adesso) e al tempo stesso selezionati (al supermercato prendo solo roba buona, con l’illusione di conservarmi meglio), che serva ad amalgamare o insaporire quello che verrà preparato successivamente (e di cui qui non farà menzione) non è difficile. Di tempo e voglia non ho camion pieni perciò…

Oggi prepariamo la sauce à la Bèchameil. Di origini francesi (la inventò un certo marchese Louis de Bèchamel) è stata subito presa in ostaggio nelle cucine italiane, naturalmente con le varianti del caso (popolo di innovatori un tempo, oggi… non si sa! The world is waiting for).

Se la ricetta fosse per due persone servirebbero:

50 grammi di farina
Quasi 1/2 litro di latte
50 grammi di burro
Un pizzico di sale
Noce moscata q. b.

Ma così diventerebbe una bomba calorica non indifferente. E va bene lo spirito del bianco, va bene il desiderio di cucinare una salsa, ma tutto quel burro? No, io il burro non lo spalmo nemmeno sulle fette biscottate prima della marmellata. Ci vuole un sostituto e in quantità ridotte.

A Venosa fanno un olio extra vergine di oliva che è come oro liquido, le calorie contenute sono tutte meritate e alla fine fa solo bene. Quindi, per la mia personalissima besciamella, opto per un po’ di olio: basta ungere il fondo del pentolino e si può già procedere con l’aggiunta della farina setacciata.
Mescolare per evitare che si formino grumi e aggiungere poco a poco il latte, continuando a mescolare.

Una volta ottenuto un composto omogeneo aggiungerci un pizzico di sale e farlo cuocere a fuoco lento. Girare di tanto in tanto per evitare la formazione di grumi (è un’ossessione!).

Praticamente nell’arco di massimo 10 minuti si otterrà una crema biancastra. Per solidificare e per liquefare la salsa si possono aggiungere rispettivamente farina e latte. Una volta tolta dal fuoco aggiungere la noce moscata e lasciare raffreddare.

La salsa bianca nella sua versione basica può essere arricchita con del formaggio a scaglie, grattugiato o a cubetti. L’importante è che conservi quel suo colorito pallido.
[E se poi il cuoco fosse un amante estremo dei colori... gli ingredienti da associare sono svariati: con un po' di fantasia la salsa può diventare rosa, verde, gialla e addirittura blu. Come? Fantasia, fantasia...]

Con la besciamella si possono creare tanti piatti più elaborati. Dalle lasagne alla pasta ai 4 formaggi. L’ingrediente di base è sempre la fantasia!

Fuori onda dalle cucine di cuoche con esperienza pluriennale ottenuta sul campo della zona del Vulture Alto Bradano: “Fantasia. E che è? Una cosa che si mangia?”

Appetite for destruction

"L'uomo è ciò che mangia."

Il cioccolato è un alimento che favorisce il buon umore poiché contiene alcune sostanze psicoattive.
Lo si può assumere in caso di stati di ansia o depressione per trarre un certo beneficio psichico. Inoltre, aumenta la capacità di concentrazione e attiva la produzione di serotonina. Mangiare cioccolato è un po’ come sentirsi innamorati.
Il segreto per non disperarsi dopo una botta di felicità indotta dall’assunzione dell’alimento sta nelle quantità: insomma, non esagerare!
Tutto si può assaggiare, prestando naturalmente attenzione agli ingredienti da boicottare a causa di allergie e intolleranze. E per una corretta ed equilibrata alimentazione è bene non privarsi di nulla.
Oggi prepariamo… il salame di cioccolato!

PLAY

Ingredienti:
250 grammi di biscotti secchi, non troppo calorici (gli Oro Saiwa, quelli da latte, sono eccezionali)
100 grammi di burro (ma fresco)
150 grammi di cioccolato fondente (possibilmente di qualità)
50 grammi di zucchero (bianco)
1 cucchiaio di Rum (uno solo, non ci dobbiamo sballare)
1 uovo (direttamente dal deretano della gallina)

Preparazione:
Procedere con lo sbriciolamento dei biscotti in un contenitore capiente. I polpastrelli potrebbero diventare dolenti e subire un arrossamento in seguito a questa delicata operazione, ma è un sacrificio che ci può stare se il fine è il piacere dei sensi (c’è qualche masochista?).
Sciogliere i 150 grammi di cioccolato fondente a bagnomaria e lasciare freddare. Allo stesso modo sciogliere il burro e poi lavorarlo aggiungendoci lo zucchero, l’uovo, il cioccolato precedentemente sciolto e il Rum.
Amalgamare bene il composto, poi versarlo nel contenitore dei biscotti e unire il tutto finché non si ottiene un impasto omogeneo.
Predisporre un foglio di carta da forno e versarci sopra il potenziale salame. Lavorare con le mani facendo pressione per ottenere la caratteristica forma cilindrica. Una volta definita la forma, avvolgere con la carta stagnola e inserire il salame in freezer.
Lasciare indurire per un paio d’ore (senza spiare nel congelatore continuamente, che tanto non ha senso).
Trascorse le due ore, estrarre dal freezer il salame e tagliarlo a fette. Quindi servirlo in tavola.
Successo assicurato!

P.S. Nel caso dovesse avanzare qualcosa (non si sa mai…), conservare il dolce in frigorifero. Non si è mai vista una cosa scongelata che viene ri-congelata.

Dillo a Di:
Qual è la tua ricetta per il salame di cioccolato?

Sic transit gloria mundi

“O quam cito transit gloria mundi.” [De Imitatione Christi 1,3,6]

Il 20 ottobre 2011 il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi utilizzò tale locuzione per commentare la morte del leader libico Mu’ammar Gheddafi.

Tutto qua.

Joue la sensualitè: scent of a woman

Clicca qui —> Lancôme Hypnôse Senses

Ricordate questo spot di qualche anno fa? Uno dei tanti profumi Lancôme. Una delle tante storie create su un odore che…
Bando alle ciance. L’idea sottesa allo spot è quella di creare un legame comunicativo tra la modella, Daria Werbowy, e lo spettatore, papabile cliente dell’azienda francese produttrice di cosmetici.
Ebbene: chi è il destinatario del video messaggio di Daria? Io ho trovato una soluzione. E’ la mia personale, ma pur sempre una delle opzioni possibili. (Chepoiallafine ognuno può pensare quello che gli pare.)

Inizia così…

Una folata di vento. Sbattono le imposte della finestra: una, due, tre volte. I suoi piedi toccano terra. Lo smalto cipria, lucido, ricopre per intero le unghie. Delicato e senza sbavature. Le sue gambe pallide sono serrate fino all’altezza delle ginocchia. Il lembo della sottoveste di seta si intrufola nell’incavo di quelle gambe. La stoffa perde le sue pieghe quando Daria si alza in piedi e cammina in direzione del frigorifero. Dalla volta della stanza le pale di un ventilatore si agitano mescolando l’aria: la fragranza di patchouli si mescola all’intenso profumo degli asiatici fiori di osmanthus. Petali di rosa e miele accostati al mandarino e ad un pizzico di pepe rosa. L’odore di un’albicocca si intrufola nelle narici di Daria. Il suo corpo appare ancora più sinuoso accanto al parallelepipedo refrigerante color alluminio. Un morso al frutto fresco che stringe in una mano e… un’altra folata di vento. I capelli chiari e lisci si sollevano quasi in una danza tribale. La sottoveste si increspa. Daria richiude il frigorifero. L’anta lucida svela l’immagine di una donna: stessa sottoveste, stessi capelli, stessi occhi, stesse labbra di Daria. Eppure lei, in un primo momento, non si rivede in quella figura pregna di sensualità. Con l’indice segue il contorno del suo viso. E sul frigorifero l’immagine di una donna che si accarezza con il polpastrello le gote, la mascella, il mento… Daria sorride. Anche la donna sorride. Daria stringe un seno in una mano. La donna fa lo stesso. Quasi una sfida, quasi un corteggiamento, quasi una storia d’amore… Daria allunga una mano alla telecamera poggiata sul tavolo…

(E la porta si chiude. Sono cose tra donne. Caro Voyeur puoi sempre sbirciare dal buco della serratura. Oppure no. Be’, così è se ti pare.)

Hypnôse Senses: questioni di autoerotismo!

New wave

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

(Art. 1 della Costituzione Italiana)

Era il 2 giugno. Era il 1946.
Nasceva l’Italia. La Repubblica Italiana.
Una legge del 1977 aveva stabilito che i festeggiamenti dovevano tenersi la prima domenica di giugno. Un po’ come con la festa della mamma, che cade sempre la prima domenica di maggio.
Poi, nel 2000 fu approvata una legge che restaurava la data del 2 giugno come la giornata dedicata ai festeggiamenti della Repubblica Italiana.
In Medium Lanum… Tra moda, design e business oggi, oltre a festeggiare i 150 anni della nazione e la Repubblica, c’è stato qualcosa di più. Perché proprio qui, in uno dei vertici del triangolo industriale, i cittadini hanno fatto un passo in avanti.
La tela ha iniziato a tingersi di toni caldi. Per dire basta a questo scempio che si sta facendo del Bel Paese. Per riprendere possesso della propria nazione. Per disegnare il futuro ognuno con il suo pennello, ognuno a modo suo, nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione.
Buoni i propositi. Belle le idee. Eh già. Ora però è tempo di costruire. Di scendere in campo con l’elmetto e la matita.
Il Referendum ha già funzionato. Ci sono le prove.
Avanti popolo, alla riscossa.
(La risposta è dentro di te. E forse non è sbagliata.)

Ci-siamo-persi-ma-se-tanto-non-hai-fretta-amore- aspetta-gira-di-qua. Questioni di seggio.

Mino.

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“Cosa cazzo guardi?” dice Mino ad un vecchietto che, dal sedile di fronte su cui è seduto, lo fissa. Sono le 21, la mamma ha già preparato la cena. Il giovedì sera polpette, è fisso. Quasi ne sente l’odore nonostante ci voglia ancora un po’ di strada, una mezz’ora circa prima di scendere dall’autobus.
Sfilano dietro il finestrino gli alberi dalle foglie gialle e i rami secchi. Il paesaggio si prepara al letargo invernale: i colori muoiono dentro un grande sfondo bruno. Mino stringe al petto il frutto della sua giornata di lavoro, un po’ perché ha freddo, un po’ perché è soddisfatto di sé. Domani andrà da Valentino e si farà dare dei contanti in cambio di quel lettore DVD. A scuola non ci è andato neppure oggi. Se lo venisse a sapere la sua mamma!
Per Mino la scuola non è una priorità: non gli frega niente di imparare dove si trova Milano (Un giorno Mino ci andrà lo stesso. Suo cugino non ha nemmeno la terza media e viaggia in continuazione. Tanto servono i soldi, non le conoscenze) o quando si è ottenuta l’unità d’Italia (Sua madre dice che non durerà molto sotto questo regime). La scuola non serve a niente. Il TG ha pure detto che è in crisi. Eh sì, anche la scuola avrebbe bisogno di soldi e non di nozioni, ché quelle a rivenderle non ci si guadagna nulla. Quello che gli sta a cuore è il calcio. E con questo lavoro adesso non ha più molto tempo per le partitelle pomeridiane con gli amici. Il pallone sì che ha un senso nella vita. Da piccolo suo zio lo portava ogni tanto a vedere una partita allo stadio. La Bari! Era la serie B, ma chissene. Era così bello stare in mezzo ai tifosi, esultare anche per un’azione conclusasi senza gol e inveire contro i tifosi avversari. Bei tempi!
Il vecchietto continua a fissarlo: “Cosa cazzo guardi?”, nella voce di Mino una punta di stizza e poi subito uno scossone dell’autobus gli fa perdere la posa da bullo che aveva assunto. Il vecchietto, imperterrito, continua a tenere gli occhi puntati sulla sua figura. Un attimo: si risistema sul sedile, riacquista la posa e di nuovo al vecchio: “Cos’hai da guardare? Non hai mai visto un ladro?”. Mino è convinto di essere un ladro e quel DVD ne è la prova tangibile. Chepoiallafine non è che abbia fatto tutti questi gran furti: una volta una piastra per capelli, un’altra un lettore mp3, qualche cellulare e poco altro. “Da Euronics si risparmia”, ripete ironico e sfacciato. Ormai ha imparato ad eludere la sorveglianza. E poi Valentino, in paese, apprezza tanto quello che lui gli porta dalla città. Lo apprezza così tanto che lo paga in contanti, rivendendo immediatamente il prodotto ad una cifra maggiore. Mino lo sa, ma fa finta di niente.
“Cosa cazzo guardi? Brutto vecchio di merda… Ti faccio male, sai?” dice senza convinzione. Le luci del paese rischiarano l’orizzonte. L’autobus si ferma, si aprono le porte, il vecchietto scende. E’ proprio ora di cena…
Alla prossima fermata scenderà anche Mino.

Nel nome della TV

Occhi nocciola, capelli castani, alta, snella…
Il suo esordio in TV fu nel 2007, a Tele Boario, un’emittente locale della Valle Camonica. E poi sbarcò alla Rai partecipando ad un programma televisivo della terza rete nazionale in onda in seconda serata. Ma il boom fu ottenuto con L’isola dei famosi: riuscì a classificarsi seconda con una preferenza di voti pari al 44% (Vladimir Luxuria la surclassò e vinse). L’Italia la conosceva come la ragazza di Borriello (calciatore dal 31 agosto 2010 con la Roma) e poi, dopo l’inutile flirt sull’Isola con Rossano Rubicondi (grande amore della Trump), si è lanciata tra le braccia del miglior fotoreporter in circolazione, nonché showman, imprenditore e attore (a breve sul grande schermo nei panni di Tony Montana per il remake di Scarface insieme a Paris Hilton).
Insomma, lei, bellissima e con splendidi costumi da bagno succinti, continua a sponsorizzare telefonini per questo popolo di dialogatori.
Va bene, io scelto un altro operatore telefonico.
Ma non è questo il punto. Perché, anche quando tutti quanti son vestiti e fingono di fare yoga, lei resta in costume da bagno?
Che qualcuno mi illumini, per favore…
Chepoiallafine credo sia una questione di AUTOricarica…

[Di]

Spaghetti, pizza e mandolino

Io amo Lei, non la realtà che le sta intorno. Io amo Lei, non tutti gli uomini che ha avuto…

Ritratto à la maniére de…

Dalla prosa alla poesia, dal teatro alle traduzioni dei classici, dalla composizione di opere per musica a saggi, ad articoli giornalistici, dalla critica letteraria ad interventi sulle arti visive, in primis la pittura.
Un letterato poliedrico, un Uomo del Novecento. Con lui si chiude un secolo. Definitivamente. Il “secolo breve”? Il “secolo del montaggio”, “della psicanalisi”? Il “secolo del conflitto tra borghesia e proletariato”? Il secolo! Il nostro secolo. Chepoiallafine siamo tutti un po’ GENTE DEL NOVECENTO.
Uno scrittore che ha saputo intervenire all’interno dei dibattiti più disparati: poesia, politica, prosa, musica, spettacolo… tutto era di suo interesse. I tratti del suo viso mi ricordavano vagamente quelli di Marty Feldman, la giacca nera, come i pantaloni, la camicia bianca abbottonata fino in cima e il nodo stretto di una cravatta a fantasia, ma sobria. Un figurino estremamente magro sulla soglia degli ottant’anni che ha contribuito allo sviluppo culturale di questo paese. L’ho visto qualche settimana fa (Im wunderschönen Monat Mai): il tempo aveva inciso sull’aspetto fisico, ma… dell’intellettuale non aveva scalfito nulla. Le sue parole risuonavano nella stanza affollata chiare, sicure, ironiche. Forma e contenuti di Uomo che sapeva emozionarsi, che sapeva spogliarsi sulla pagina pur mostrandosi impeccabilmente coperto e distinto nella vita quotidiana.
Una stretta di mano.
Il ricordo: Capricci, Giuochi e Smorfie. Per esplorare il labirinto della realtà che, giorno dopo giorno, nei giorni uguali ai giorni, ci si dispiega innanzi, sempre nuovo, mai definitivamente definito.

“è un puro surrogato
di mie lettere, questo mio scartabello: (e un surrogato, aggiungo, indispensabile,
stando così le cose come stanno: e come tu le vedi, e io le vedo): (io sono le mie
lettere, in sostanza: e sono il mio scartabello):
io sono il surrogato di me stesso:”
SCARTABELLO26

[Di]

MUSICAL-MENTE

Chepoiallafine vedere Piero Pelù a torso nudo è sempre un’emozione. Quei suoi “hhh”, accompagnati dalle schitarrate di Ghigo, mi hanno fatto fare un passo indietro, al tempo delle mele.
Litfiba: so’ cose che poi uno si ricorda.

P.S. La Polverini ha coperto i manifesti del concerto con i suoi per ringraziare la popolazione.

[Di]