L’insopportabile nefandezza dell’essere bravi.

Tutto in una settimana:

1) Il ‘caso’ Del Piero.

Il nostro presidente ribadisce quello che già si sapeva dall’anno scorso: Del Piero a fine anno chiuderà con la maglia bianconera. Non la faccio lunga: tutta la stampa e la televisione si è scagliata contro il presidente, per come ha trattato Del Piero. Ora bisognerebbe capire qual’é il modo giusto, ma mi preme sottolineare che l’annuncio é stato dato all’assemblea degli azionisti, mentre si stava officiando la messa laica dei colori bianconeri, di fronte alle persone che
credono e che investono nella Juventus. Secondo i giornalisti non va bene.
Ce ne faremo una ragione. Che Del Piero lasci la Juve: non certo del disappunto dei giornalisti, di quello abbiamo imparato a fregarcene nel corso degli anni, quando a turno si schieravano con Baggio e con Totti, Del Piero il raccomandato che fregava il posto, oppure a chi lo voleva pensionare dopo l’infortunio di Udine, o a chi lo dava per finito durante il biennio Capelliano. Ecco bisognava rispettarlo allora Del Piero. Adesso é già consegnato alla leggenda bianconera, é ancora più nostro se é possibile. Toglietevi dai coglioni, che ai nostri idoli ci pensiamo noi.
Il pensiero di chi non é juventino a proposito é solo fuffa.

2) La guardia di finanza e la Consob

La guardia di finanza sta facendo degli accertamenti in sede. La Juventus é una società quotata in borsa, i controlli ci stanno. Va bene, ce ne faremo una ragione anche per questo. Non é nulla di che, un giusto inframezzo tra il caso Del Piero e l’affaire ‘Stadio’.

3) Lo Juventus Stadium

E’ sicuro, crollerà. Lo ha detto Guariniello. Lo ha confermato studio sport.

Non la faccio lunga. Mi fermo qui.

Giusto per capirci e futura memoria, quando si parlerà del fallo laterale assegnato ingiustamente alla Juve dal quale é scaturita l’azione che ha spostato il filo d’erba che al 15″ ha provocato la storta del giocatore che era il marcatore dello juventino che ha segnato, ecco proprio in quel momento io vi ricorderó che mentre noi ci facevamo in 4 per sostenere la
pressione che da sempre gravita intorno alla nostra squadra, mentre noi ci facevamo in 4 per essere più forti delle accuse e delle chiacchiere che ci vengono scagliate contro, ecco mentre noi cercavamo di diventare più bravi voi invece vi occupavate di questo : Clicca qui

Ad maiora.

Ma tu lo sai che cos’é l’aoristo forte ?

Che poi alla fine l’aveva già spiegato Socrate qualche anno fa: so di non sapere.
Un grande, aveva già capito tutto: tu l’avresti avuto il coraggio di andare da Socrate ed esporre una qualsivoglia idea, se già in partenza, lui che é Socrate, non dimentichiamolo e mi pare di averlo scritto, sa che potrebbe non sapere, tu invece, che Socrate non sei, che cazzo ne vuoi sapere ? Non so se é chiaro il concetto.
Grande Socrate: ti rispetto fratello.

Di Socrate c’é ne solo uno, figurati poi se ne vuoi trovare anche solo una imitazione nell’attuale dirigenza del PD.

Il PdL vince in Molise. Che fa gli uomini del PD : twittano, postano, scrivono.
Si é perso per colpa di Grillo.

Avete presente lo scketch con Totó che racconta all’amico di avere preso un sacco di schiaffi da un tizio che continuava a chiamarlo Pasquale ? Finisce che alla domanda dell’amico sul perché non avesse reagito, Totó risponde :  “e che so Pasquale,  io ?”

Ecco, mentre un sacco di italiani guardano l’ennesima disfatta, forse anche a causa dei dubbi che l’attuale PD provoca nelle menti appena un pó più critiche della media, loro vivono di certezze: E’ colpa di Grillo.
E prendono mazzate.

Ma tanto mica so Pasquale, loro.

Sic transit gloria mundi

“O quam cito transit gloria mundi.” [De Imitatione Christi 1,3,6]

Il 20 ottobre 2011 il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi utilizzò tale locuzione per commentare la morte del leader libico Mu’ammar Gheddafi.

Tutto qua.

Sogno di una notte di metà autunno.

Che poi alla fine ci godiamo questo primato effimero, costruito più sui demeriti altrui che sulle proprie qualità. Con una mano sulla coscienza, a dire non é possibile, e un’altra sulle sfere scacciafiga, che ci sono campionati che sono come il maiale, non butti via niente.

Ma, come diceva il nemico di delle non enciclopedie, i sogni svaniscono alla alba. Quindi inutile anche stare a parlare di come gioca la Juve, di Conte e di Krasic, di Matri e Quagliarella. E con questo spirito, in questa attesa di tempi migliori mista a sogni e speranze, distrattamente ho dato una occhiata alla classifica.

La Juve é prima l’inter é penultima.

Mi sono steso sul letto, ho messo le mie mani dietro la testa ed ho iniziato a pensare: ma vuoi vedere che questi li ho giudicati male?
Questi sono dei veri signori, e per dimostrarlo, dopo aver indossato per anni uno scudetto non loro, vuoi vedere che se ne vanno in B di loro spontanea volontà?

I responsabili.

Chepoiallafine come sempre la colpa è ancora di Jazirat. In questi giorni, siamo stati vittima di un attacco malware. Google ci ha trattato peggio del miglior sito porno. Molti di voi avranno avuto problemi ad accedere al blog, altri venivano indirizzati su siti russi. Come uova, sodo abbiamo lavorato. Speriamo non accada più, nel caso la colpa sapete già di chi è.

Migrazioni.

Sono a passeggio, nell’ora confusa della stagione più bella.
Mi guardo intorno.
Mi sento bene.
Vedo e sento qualcosa di familiare, ma non ricordo, come era?
“Si sta come le foglie quando il sole tramonta mentre il vento soffia sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona”.
Un ragazzo, capo chinato sul telefono, gioca. Ad intervalli la sua testa scatta in avanti e poi ruota, ma di poco, verso sinistra.
All’angolo della strada un signore suona un violino, sorride ai bambini e si inchina quando passano le signore.
Ricorderó per sempre quest’ora: é autunno dentro e fuori di me ad Osaka.


La Cina vista dal treno.

Arriviamo in taxi di fronte alla stazione, il tassista ci fa il segno di scendere, questo é il limite dove puó arrivare. Protesto, l’ingresso della stazione non é lontanissimo, neanche vicino, ma noi abbiamo tutti grossi bagagli, ognuno con le proprie ragioni: io ho la valigia con tutto il necessario per un mese fuori di casa, i miei colleghi cinesi invece approfittano di queste trasferte per trasportare di tutto, dalla città ai paesi della Cina interna, beni che non ho potuto identificare, che andranno di famiglia in famiglia, di parente in parente.
Evitiamo le automobili, il tassista non ci ha usato la gentilezza di lasciarci accanto al marciapiede e arriviamo in questa enorme piazza che é la piazza della stazione. In un attimo ho tutte le informazioni necessarie per comprendere i 10 minuti precedenti, la piazza é circondata da piccoli pilastri di 40 cm di altezza, si passa a piedi o in bicicletta, inoltre la struttura della piazza non consente la circolazione delle auto. La strada che porta all’ingresso non é prevista. Rapida occhiata ai colleghi, hanno capito che ho capito, annuisco con la testa, proseguiamo.

Il mio passo e il mio sguardo non lasciano dubbi, il messaggio é chiaro: ho fretta. Una modalità del mio modo di essere che va in automatico appena nei pressi di un non-luogo: stazioni, aereoporti, autostrade. Non c’è alcun bisogno di correre, ma la fretta é la mia risposta emotiva al luogo e alla condizione del momento, se ho fretta ho anche il controllo della situazione e le azioni si susseguono veloci, sincronizzate, chirurgiche. Nulla mi sfugge.
E infatti gli occhi vanno rapidi, ma non sono attratto dall’architettura, é l’umanità riunita intorno all’eco mostro che suscita interesse.

Cinesi.

Non ho tempo per fare razzismo spicciolo, essere sporchi e brutti non é più un problema per me. Ogni uomo qui é una potenziale risorsa e le risorse danno lustro alla carriera e allo stipendio. Neanche a dirlo: pecunia non olet.
In fondo, questi uomini e queste donne sono li per lo stesso motivo. I soldi.
Io però ho il vestito griffato e questo mi da un certo vantaggio.
Approccio la fila, é ad imbuto per quello che scoprirò essere il primo controllo biglietti, tutti spingono ma io mi faccio rispettare, gomiti larghi e valigia nelle caviglie a chiunque tenti di invadere il mio spazio.
Qualche goccia fa crescere l’eccitazione, potrebbe piovere da un momento all’altro. Ogni tanto qualcuno riesce ad entrare nello schieramento oplitico cui siamo disposti, nessuno protesta, nessuno si inalbera: ci ha provato ci é riuscito. Un Amen e via a spingere ancora.
Arrivo al controllo, mostro il biglietto e via dentro la stazione, ancora fila questa volta bisogna passare per lo scanner le valigie. Non é un problema, il nastro dello scanner va veloce che é un fulmine e vomita fuori le valigie dal lato opposto con sufficente forza da spingerle in avanti.
Nessuno fiata, ognuno si ricongiunge con la propria valigia, pacco, sacco.
Civili con una fascia rossa al braccio, scelgono random persone secondo il parametro più lombrosiano possibile, e li ispezionano con una padella magnetica che emette suoni. Supero la barriera, mi giro per un rapido controllo con i colleghi, ci contiamo, ci siamo tutti, via verso la sala d’attesa e prima di attendere secondo controllo biglietti. Entro, gente seduta, gente distesa, la sala é lurida. Ma solo per i parametri europei, tutti i viaggiatori non sembrano fare caso alla sporcizia incrostata sul pavimento e alla puzza di piscio. Chi non é impegnato a mangiare scadenti istant noodles, si ispeziona il naso. La soddisfazione di trovare qualcosa non é un fatto privato, il dito con l’ambito trofeo gira offrendo diverse prospettive al ricercatore e a tutti coloro che hanno avuto la sfortuna, l’inpudenza o solo la curiosità di guardare in quella direzione.
Mi siedo e aspetto. Ho ancora 3 ore di treno, sono stanco. La gente si alza, ancora una fila questa volta non ho fretta, mostro il biglietto e mi avvio verso il binario.

Mistero della Fede

Pare che Rocchi, abbia in pratica, rovinato il campionato dell’inter.

Pare che non l’abbia rovinato perché ha commesso degli errori come puó capitare ad un arbitro . No, pare che l’abbia rovinato di proposito. Per danneggiare l’inter. A sentire Ranieri, da subito, bonta suà, calato nella realtà interista, pare che ci sia un complotto del palazzo per punirli (?)
dello scudetto del 2006.
Con buona pace di chi vincerà il campionato 2011, nel caso si dovesse avviare una nuova calciopoli, questo scudetto é già dell’inter.
Ci sarebbe da scrivere un libro sui favori che gli arbitri hanno fatto all’inter in questi anni, basti ricordare il gol di Maicon a Siena con mezza squadra in fuorigioco o il gol di mano di Adriano in un famoso derby.
Questi 2 esempi lampanti.
Poi c’é il terzo di esempio, la partita contro il Barcellona l’anno che si avviarono al triplete. Un gol annullato, un rigore non visto e via a passare il turno. Cosa avrebbe dovuto fare il Barcellona in quella partita, come si sarebbe dovuto comportare il presidente, che di fatto uscendo dalla competizione si vide sfilare, non dico la vittoria della coppa, ma quanto meno l’accesso alla finale ?
Non sono quesiti senza risposta questi, infatti il Barcellona, da grande squadra, rimedió al torto subito andando a vincere un’altra Champions ai danni del Manchester. Dell’inter in Champions invece si sono perse le tracce.
La premessa lunga e noiosa é necessaria per fare un parallelo tra presunte grandi squadre e chi invece grande squadra lo é per davvero.
Il Barca dalla famosa notte contro l’inter ha tenuto invariata la conduzione tecnica della squadra, ha inserito un nuovo giovane talento dal vivaio, Diego Alchantara, ha richiamato Fabregas dall’Arsenal e ha sborsato fior di quattrini per un talento come Sanchez.
Insomma non male per una squadra che era già completa di suo. Ma comunque, andiamo avanti.
L’inter dopo quella notte di é fatta lasciare da Mourinho e ha preso Benitez per ripudiarlo dopo 3 mesi, senza neanche avere accennato a comprare uno straccio di giocatore degno del presunto blasone che vantano di avere, inoltre hanno venduto l’unico giovane talento frutto del vivaio: Balotelli. Dicevamo, ripudiano Benitez e prendono Leonardo che senza sapere ne leggere e ne scrivere, li abbandona nel bel mezzo dell’estate, quando si costruisce la squadra per il campionato prossimo. Moratti dopo essersi fatto dire no da 5/6 allenatori, ripiega su Gasperini, solo perché una volta Mourinho disse che come allenatore era stato messo in difficoltà da Gasperini appunto.* Tra le altre cose, tra un no di un mister ed un si di qualche giocatore/scartina vende Eto’o e lo rimpiazza con Forlan, no dico mica Rooney o Tevez.

Gasperini dopo un avvio disastroso viene ripudiato anche lui (giova ricordare che Cambiasso 3 giorni prima della partita persa che costó l’esonero al Gasp fu di fatto il peggiore in campo, 3 giorni dopo con l’arrivo del nuovo mister nella partita con il Bologna fu il migliore in campo, trasformazione degna di Superman). Insomma arriva Ranieri, onesto manovale degli allenatori, uno che si é sempre distinto per arrivare ad allenare le grandi squadre prima che queste esplodano, adesso arriva qui che stanno già alla frutta/dolce/caffé.

Di Zanetti e di Cambiasso che ancora oggi sono le colonne dell’inter, oggi che sono pure i più vecchi in campo, dico ancora oggi hanno voce in capitolo nello spogliatoio, di Snajder con il mal di pancia, di Milito, quello che ha avuto il buon gusto di chiedere l’aumento in diretta TV 30 secondi dopo la vittoria della Champions e una volta ottenutolo diventare di fatto un ex calciatore, di Maicon da allora non corre più ma passeggia su quella fascia, ne vogliamo parlare? Caliamo un velo pietoso.

Mi costa una fatica immensa scrivere queste cose, primo perché un tifoso dovrebbe farsele da solo queste considerazioni, secondo perché devo tenermi informato a proposito di questa banda di imbroglioni che cambiano le carte in tavola a proprio piacimento, facendo credere con l’aiuto di una stampa compiacente di essere sempre nel giusto, ecco, tutto ció mi da la nausea.
Ma bisogna farlo, é questa l’eredità post Farsopoli che questi prescritti e furfanti, abili mistificatori di telefonate ci hanno lasciato. Bisogna seguirli passo passo e non scrollarseli dai coglioni come abbiamo sempre fatto in questi anni, altrimenti poi sono guai.

La colpa é di Rocchi, e loro iniziano a portarsi avanti con la dose di veleno da somministrare lentamente. La colpa é di Rocchi se loro non sono li davanti. Se li davanti ci sono, ad esclusione di una ex big aspirante big come la Juve, Napoli e Udinese che a quanto pare leggendo la stessa stampa che tiene gioco all’inter sono esempi di programmazione e capacità manageriale.
Sinceramente sono esausto, mi fermo qui.
Buon campionato a tutti.

* qualcuno un giorno farà un ritratto di Massimo Moratti, questo nostro genio pallonaro. Io nel mio piccolo faccio notare a questo grande uomo che non é nenche capace di conoscere a fondo la gente di cui si circonda: ma secondo lui Mourinho, l’uomo dall’ego smisurato poteva ammettere mai di essere stato messo in difficoltà da un allenatore del tipo Top come lui?
Che ne so, Ferguson, Ancellotti, Capello?
Dico io, ma sei proprio cosi stupido?

#1. Le Compilation di Chepoiallafine.

Se le cantano tra di loro.

La musica italiana è zeppa di citazioni più o meno autoreferenziali del tipo “loro se le cantano, e di loro se le suonano”.

Noi vi proponiamo questa prima lista, con i relativi links.
Sicuramente abbiamo dimenticato qualcosa, completiamola insieme.

Uniche regole :
- Il citante deve essere italiano, il citato può essere anche straniero.
- Morandi non vale.

Africa Unite -> Bob Marley [Non sei sola]
A Toys Orchestra -> Celentano [Celentano]
Battiato -> (Rolling) Stones + The Doors [La musica muore]
Battiato -> Velvet Underground [Shock in my town]
Baustelle -> Piero Ciampi + Luigi Tenco [Baudelaire]
Bersani -> The Doors [Freak]
Cristicchi -> Carla Bruni [Meno Male]
Cristicchi -> Biagio Antonacci [Vorrei cantare come Biagio]
Elio e le Storie Tese -> Litfiba [Litfiba tornate insieme]
Gaetano -> Guccini [Nuntereggaepiù]
Guccini -> Dylan + Provos [Eskimo]
I Cani -> Vasco Brondi [Le Velleità]
I Cani -> Gogogo Airheart [Post Punk]
Jovanotti -> Vasco [Vasco]
Ligabue -> Neil Young [Certe Notti]
Modena City Ramblers -> Madaski + Banda Bassotti [Grande Famiglia]
Offlaga Disco Pax -> Orietta Berti + Jukka Reverberi [Piccola Pietroburgo]
Offlaga Disco Pax -> Anna Oxa + Van Halen [Robespierre]
Roy Paci & Aretuska -> Fela Kuti [Fela Kuti Aye]
Silvestri -> Daniele + Battisti + Lorenzo(?) + Prince + Police [Le cose che abbiamo in comune]
Stadio -> Beatles [Chiedi chi erano i Beatles]
Sud Sound System -> Bob Marley + Buju Banton + Sizzla Papa U Roy etc [Reggae Party]
Vasco Brondi -> CCCP [La gigantesca scritta COOP]
Venditti -> Bob Marley [Piero e Cinzia]
883 -> (Rolling) Stones [Hanno ucciso l'uomo ragno]

update :

Articolo 31 -> Marco Masini [E’ natale]
Articolo 31 -> Marco Masini + Cocciante [Maria Maria]
Baccini -> Antonello Venditti [Antonello Venditti]
Barbarossa -> Mina + Nikka Costa [Aspettavamo i 2000]
Battiato –> Sinatra [Bandiera Bianca]
Bluvertigo –> Battiato [L'assenzio]
Bluvertigo -> Marco Masini [Lodio]
B-Nario -> Battisti [Battisti non esisti]
Brusco -> Buju Banton + Sizzla + Capleton + altri [Il sound della tua città]
Caparezza -> Hendrix + Zappa [La Rivoluzione del Sessintutto]
Caparezza –> Cinquetti + Vasco + Masini + Branduardi + Finardi + Backstreet Boys + Micheal Jackson + Nannini + Prodigy + Jannacci + Casadei + Marilyn Manson [Tutto ciò che c’è]
Carmen Consoli -> Modugno [L'ultimo bacio]
Dalla -> Beatles [Washington]
Elio e le Storie Tese –> Earth, Wind And Fire [TVUMDB]
Elio e Le Storie Tese –> Sandro Giacobbe [Supergiovane]
Dimartino -> Vinicio Capossela [Ho sparato a Vinicio Capossela]
Gaetano -> Baglioni [Ma Il Cielo E’ Sempre Più Blu]
Jovanotti -> Rolling Stones + Lady Gaga [Il più grande spettacolo dopo il Big Bang]
Jovanotti -> Chuck D [il Rap]
Ligabue -> The Who [Chissà se in cielo passano gli Who]
Ministri -> Battisti [Il bel canto]
Pino Daniele -> I Pooh [O' Scarrafone]
Silvestri -> Baglioni [Il Flamenco della doccia]
Silvestri -> Stefano Rosso [L'appello]
Tazenda -> Boss + Vasco + Piero (Pelù) [Il popolo Rock]
Tiziano Ferro -> Raffaella Carrà [Raffaella E’ Mia]
Venditti -> Sting [Rocky, Rambo e Sting]
883 –> Marco Masini [6 1 sfigato]

grazie a : Sima, Sugar_Bean, _Net, Bobs, Andrew, Arita, il Cognato e il Marito, *Giulia, Spartacomath, Giben

Joue la sensualitè: scent of a woman

Clicca qui —> Lancôme Hypnôse Senses

Ricordate questo spot di qualche anno fa? Uno dei tanti profumi Lancôme. Una delle tante storie create su un odore che…
Bando alle ciance. L’idea sottesa allo spot è quella di creare un legame comunicativo tra la modella, Daria Werbowy, e lo spettatore, papabile cliente dell’azienda francese produttrice di cosmetici.
Ebbene: chi è il destinatario del video messaggio di Daria? Io ho trovato una soluzione. E’ la mia personale, ma pur sempre una delle opzioni possibili. (Chepoiallafine ognuno può pensare quello che gli pare.)

Inizia così…

Una folata di vento. Sbattono le imposte della finestra: una, due, tre volte. I suoi piedi toccano terra. Lo smalto cipria, lucido, ricopre per intero le unghie. Delicato e senza sbavature. Le sue gambe pallide sono serrate fino all’altezza delle ginocchia. Il lembo della sottoveste di seta si intrufola nell’incavo di quelle gambe. La stoffa perde le sue pieghe quando Daria si alza in piedi e cammina in direzione del frigorifero. Dalla volta della stanza le pale di un ventilatore si agitano mescolando l’aria: la fragranza di patchouli si mescola all’intenso profumo degli asiatici fiori di osmanthus. Petali di rosa e miele accostati al mandarino e ad un pizzico di pepe rosa. L’odore di un’albicocca si intrufola nelle narici di Daria. Il suo corpo appare ancora più sinuoso accanto al parallelepipedo refrigerante color alluminio. Un morso al frutto fresco che stringe in una mano e… un’altra folata di vento. I capelli chiari e lisci si sollevano quasi in una danza tribale. La sottoveste si increspa. Daria richiude il frigorifero. L’anta lucida svela l’immagine di una donna: stessa sottoveste, stessi capelli, stessi occhi, stesse labbra di Daria. Eppure lei, in un primo momento, non si rivede in quella figura pregna di sensualità. Con l’indice segue il contorno del suo viso. E sul frigorifero l’immagine di una donna che si accarezza con il polpastrello le gote, la mascella, il mento… Daria sorride. Anche la donna sorride. Daria stringe un seno in una mano. La donna fa lo stesso. Quasi una sfida, quasi un corteggiamento, quasi una storia d’amore… Daria allunga una mano alla telecamera poggiata sul tavolo…

(E la porta si chiude. Sono cose tra donne. Caro Voyeur puoi sempre sbirciare dal buco della serratura. Oppure no. Be’, così è se ti pare.)

Hypnôse Senses: questioni di autoerotismo!

La classe non è acqua.

Q* e i mezzi di comunicazione di massa.

La prima volta che ho sentito parlare di mass media è stato intorno ai 12 o 13 anni. Frequentavo le medie ed un amico di un’altra sezione un giorno mi disse che la professoressa di ed.tecnica, aveva spiegato i ‘Max Median’.
- Eh?!? Che ha spiegato?
- I Max Median
- E che sò? – I Max Median, sò tipo la televisione e pure il giornale, cioè insieme fanno un max median
- Eeeehhhh? – Non lo so….non ho capito bene….ma a te ti so cresciuti i peli la sotto?
Le nostre urgenze e le nostre priorità non erano in sintonia con le trasformazioni sociali del periodo e cosi con il mio amico non approfondimmo bene l’argomento mass media. Ma se all’epoca eravamo agli albori dello studio dei mezzi di comunicazione di massa, oggi è universalmente riconosciuto l’influenza che essi esercitano sul nostro modo di percepire la realtá. Ho bisogno di ribadire queste ovvietà perché si prestano al gioco di sponda ed in scia faccio anche la più ovvia delle domande: la rete é un mezzo di comunicazione di massa? Tenete a mente questa domanda, prima o poi ci torneró per dare una risposta.

Il telecomando

La radio, la televisone, il giornale prima di essere mezzi di comunicazione di massa sono degli oggetti. Per cui sono volubili e si adattano all’esigenze dell’umano che li possiede. Faccio un esempio: la radio prima e la televisione dopo, negli anni 60 venivano usati anche come ripiani. Non di rado capitava di vederci sopra dei soprammobili, la palla di vetro con la neve dentro, la fotografia del matrimonio, mentre i fogli dei quotidiani
in Inghilterra, venivano usati per incartare il fish and chips ( e chissà che il segreto di tale bontà non fosse proprio l’inchiostro!) comunque mezzi di comunicazione di massa si, ma anche ripiani e contenitori.
Ripeto eravamo agli albori e il pragmatismo tipico delle generazioni che ci hanno preceduto non tollerava un cosi grande spreco di spazio e/o risorse.

Poi qualcosa é cambiato:

- Uaglio statt cjette ca aggià sent u coumunecaet ( ragazzo cerca di stare zitto perché voglio dedicarmi alla visione del telegiornale)
- com jé, je luver? l’ha dett pour la talevsion (certo che é vero, lo hanno annunciato alla televisione)

Questi sono stati i prodromi.

2 parole a parte merita il telecomando.
L’avvento del telecomando ha sancito definitivamente l’amicizia tra l’uomo e l’elettrodomestico. Perchè l’interazione con l’oggetto avveniva solo ed esclusivamente tramite il telecomando. Poi sono arrivati gli interventi in diretta da casa per la televisione, il programma delle dediche delle radio private ( fenomeno che merita di essere approfondito, le radio private, perché sostanzialmente le cose non sono cambiate molto, da allora) e per i giornali la rubrica della posta (anche qui niente grossi cambiamenti, fino all’arrivo dei giornali on line e dei blog. Ci tornerò in seguito o in un altro post)

La TV? La TV invece…

I reality show e la fine del berlusconismo.

Da Vermicino in giú, passando per i fagioli della Carrà e le ragazze di ‘Non é la Rai’ di Boncompagni la TV ha continuato ad avvitarsi su se stessa. Per vivere e continuare ad esercitare il proprio potere ipnotico ha dovuto continuamente rilanciare, che nel linguaggio televisivo significa continuare a stupire. Fino ai reality show. La categoria é talmente ampia che ci si può far stare tutto, ed a causa di questo tutto, seguitemi nel paradosso, non ha più niente da proporre. E’ successo che un uso esasperato dell’interazione con gli spettatori ha fatto saltare la barriera che divideva l’oggetto dal fruitore ed il fruitore é saltato nell’oggetto, spezzando di fatto l’incantesimo: realizzare il sogno di apparire in TV.

Ma cosa succede se a tutti é data la stessa opportunità indipendentemente dal proprio valore, dal proprio talento, dalle proprie competenze?
Io, per esempio, rinuncerei a quella opportunità (se ancora si più chiamare opportunità una cosa acquisita come normale).

Il web, Pisapia ed i referendum. Il caso Sucate.

E cosi arriviamo al web. Pare che il successo dei quesiti referendari e di quello di Pisapia, sia dovuto all’uso sapiente della rete, intesa come risorsa: come mezzo di comunicazione di massa.
E’ vero.
Il caso Sucate lo dimostra, la rete ti si ritorce contro se non la sai usare. Ed é qui che iniziano le mie peplessità. Le chiamo perplessità ma si tratta di paura: l’Italia ha perso la sua innocenza, da adesso in poi la rete verrà usata alla stessa stregua degli altri mass media e non sarà più quel luogo dove il valore, il talento, la competenza vengono riconosciuti in quanto tali. Non ci sarà più un caso Sucate in una campagna elettorale e tutto verrà studiato a tavolino, fino al prossimo leader che imposterà la propria campagna elettorale con un’altra discesa in campo studiata e tagliata su misura sul web.
Il mio timore si é già rilevato fondato e il referendum lo dimostra. Con la coscienza a posto ( con una robusta conoscenza dei quesiti) e con un animo meno esasperato avrei votato 4 no. Lo dico con convinzione. Ma preso dall’entusiasmo del nuovo che arriva (senza neanche capire cosa é questo nuovo), dagli yeah che rimbalzavano in rete e dall’esasperazione per B. mi sono lasciato andare a 4 si. E cosi ho tradito la rete, un luogo che é diventato sacro per me, il luogo dove cerco di informarmi, dove cerco la verità, per farmi trasportare dalla massa. Dai mass media.
Non so se é chiaro il concetto: mi sta sulle palle B. voglio mandarlo a casa e cosi svilisco il principio di uno strumento democratico per un secondo fine. Questa storia non mi é nuova: usare delle cose che hanno una
propria potenzialità intrisenca per appoggiarci i soprammobili, magari facendo attenzione a non graffiare, con il centrino ricamato ad uncinetto a fare da spessore.

Si inizia cosi.

Intanto ad Hong Kong è arrivato il treno di Harry Potter

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Me lo ha detto Jazirat.

Anzi, a dire il vero me lo ha fatto proprio leggere.

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De Mauro non ce n’era bisogno.

La Camusso non poteva, Paolini neanche , Ricky Gianco aveva da fare.
Alla fine Pisapia, a malincuore ha dovuto pescare al di fuori della rosa di nomi che gli avevamo proposto.

Ne ha tenuto conto però per la nomina di alcuni assessori :

non a caso ha nominato Stefano Boeri Assessore alla Cultura & Expo; Pierfrancesco Majorino alle Politiche sociali e Pierfrancesco Maran alla Mobilità.

Nonostante il successo ottenuto nel nostro sondaggio non ha trovato posto in giunta Maria Giuseppina Cucciari detta Geppi.

Nel frattempo l’Internazionale ha omaggiato il nostro lavoro pubblicando la seguente :

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http://www.internazionale.it/portfolio/volti-nuovi/

[#8rr] Atomo.

L’ottavo Resistente è Trattodaitreporcellini.
Di seguito il suo manoscritto.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Atomo

La chiamano ineluttabilità. Il nome della paura.
Da poco eravamo riusciti a costruire le nostre prime case. Da poco eravamo riusciti a convivere. Lo scopo ultimo era quello di aumentare le probabilità di sopravvivenza; non a caso, qualcuno, qualche tempo dopo, disse che l’unione fa la forza.
Da subito, infatti, comprendemmo che intorno a noi c’era qualcosa di superiore, che minava alla nostra stabilità. Le acque tempestose… il lucente sole… il fuoco distruttore… gli animali famelici…
Eravamo diventati sapiens sapiens, ma eravamo ancora troppo volubili. Poi la rivoluzione.
Iniziò come un seme che germoglia, nei remoti meandri delle nostre coscienze.
Ben presto comprendemmo di poter imbrigliare le forze della natura al solo prezzo di qualche ora di riflessione. Il nostro unico scopo divenne allora quello di ampliare le nostre conoscenze. Quando per contrastare il potere dei mari o dei fiumi, quando per ottenere la grazia di un dio, quando per vincere sui nostri simili. A ripensarci, poi ci rimase solo quello.
Potere era il grido primitivo che ci richiamava ai ranghi. Nessuno ha mai capito che si trattava solo di un’illusione.
Tutto il senso della nostra evoluzione culturale, l’amore per il prossimo, la coscienza della nostra umanità, la difesa per la vita, vengono oscurate da quest’unica e prepotente realtà.
E oggi, non ultime, le ricerche sostenute nell’ambito scientifico ci parlano quasi di un ritorno alle scienze antiche, portandoci alla mente nomi di eccelsi alchimisti, morti nella loro ricerca dell’immortalità.
Eppure, ricompare sempre l’ineluttabilità. L’inevitabilità a cui tende il mondo.
L’uomo può spianare interi altopiani pur di costruire città, scavare trafori o ottenere minerali, ma è inevitabile che in altre parti del mondo, colate di magma, tornino ad innalzare le proprie fortificazioni naturali.
Possiamo usare medicine e diserbanti e lasciar cadere gittate di cemento sui campi, ma prima o poi le falde di quei nuovi monti diventeranno terreni fertili, popolati dalle più belle specie di fiori e alberi.
L’ineluttabilità convive nella natura stessa e risiede nel senso dei millenni, tramite i quali essa stessa realizza il suo ordine, attraverso il caos.
Oggi, ci viene dato modo di ricordarci che ci è impossibile cercare di sfruttare il potere della più piccola delle particelle della natura senza andare incontro all’inevitabile.
Perché l’ineluttabilità non sta nel potere dell’uomo di disporre della natura, ma nel ciclo della natura a cui l’uomo, in quanto creatura, non può sottrarsi.

[Reduci di Forza Italia, cugini di Mubarak, interisti, veterocomunisti, casalinghe single, Jazirat, dipietristi pentiti, omesessuali della prima e dell’ultima ora, chepoiallafine.it non vi diremo mai di no.
Interagite con noi, mandateci i vostri manoscritti di qualsiasi genere, religione ed età a info@chepoiallafine.it
Noi li pubblicheremo senza remore.]

Tormenti a Colazione.

Tormenti a Colazione cap.I
Il giorno che conoscemmo il cambiamento.

Da bambino a colazione, mangiavo la ‘zuppa di latte’: pane/caffe d’orzo/latte caldo/zucchero.
Lo zucchero lo mettevo per ultimo, sulla cima dei pezzi di pane che spuntavano come un iceberg dal latte versato nella ciotola. A me piaceva. Mi piaceva anche perché non avevo mai provato niente di diverso.
La zuppa di latte. Che nome orrendo per una tale bontà. La zuppa di latte.
Oltre che arcaico come nome, rimanda subito a qualcosa di povero, di cheap direbbero i miei colleghi che hanno fatto il master. Comunque. Un giorno, forse dovevamo essere diventati ricchi o più verosimilmente mia madre era entrata in competizione con qualche altra mamma per questione di alimentazione mattutina, sulla nostra tavola per la prima colazione compavero i biscotti.

Fu il primo grosso cambiamento nella mia vita.
Non sto scherzando. I biscotti.
Fu quel giorno che lasciammo, al momento solo in cucina, la strada vecchia per quella nuova.

Nel 1994 l’Italia venne travolta da un grosso scandalo: ‘Tangentopoli’ (e da quel momento tutti gli scandali successivi si chiamarono con il nome proprio e -poli alla fine. Posso dirlo? Che 2 palle. Agli altri è toccato
un nome come Watergate, che é bello cazzuto come nome per uno scandalo, in Italia si sarebbe chiamato tangentopoli I o II o III, visto che anche li si trattava di finanziamento illecito).

Dicevo: i biscotti. All’inizio le cose filavano per il verso giusto, il cambiamento ci piaceva, i biscotti erano buoni, insomma la novità era stata recepita positivamente e adesso avevamo, io e mia sorella, anche un termine di paragone.

Tormenti a Colazione cap.II
Il giorno che il libero mercato fece ingresso a casa Q.

Una mattina sulla tavola, al posto della marca di biscotti (marca A) che ci avevano accompagnato nelle colazioni degli ultimi giorni, ne trovammo una differente. Suppongo che mia madre fosse entrata in competizione con l’azienda produttrice dei biscotti che ci piacevano e cambio marca. O più semplicemente aveva comprato i biscotti (marca B) in offerta.

Piccola spiega per i più giovani:
Il mercato a quei tempi non aveva ancora quell’impulso a cui siamo abituati oggi. Segmentazione, fidelizzazione, polverizzazione, analisi ecc.ecc. sono termini arrivati dopo, quando il consumatore ha iniziato a capire il suo potenziale e quello insito nel suo portafoglio ( sto sintetizzando). Fine della spiega.

Uaglio, io me li ricordo ancora quei biscotti (marca B). E chi se li dimentica più. Secondo me li facevano con un impasto di farina e cemento. La loro caratteristica si può riassumare in una parola: inespugnabili. Non c’era verso di farli ‘sponsare’*. Potevi ternerli immersi il tutto tempo, tuttavia non cedevano. La loro anima era di ferro, come Stalin**. Ma questa era solo un aspetto della vicenda, quei biscotti avevano ancora due caratteristiche che ci terrorizzavano: erano di sapore orrendo ed erano tanti. La mamma aveva esagerato ed aveva comprato il sacchetto da 2 kg, il che, tradotto in lingua di casa Q, significava solo una cosa: per cambiare si doveva andare ad esaurimento. Minchia.

Tangentopoli azzerò una classe politica, e fece piazza pulita di un paio di partiti. I magistrati misero in un angolo politici di spicco, professionisti che si erano allenati per fare il loro lavoro e che il loro lavoro sapevano farlo bene. Poi c’era a chi piaceva e a chi no. Insomma finisce la prima repubblica, un sacco di scartine si ritrovano ai posti di comando non per selezione naturale o per manifesta capacità, solo perché erano al posto giusto nel momento giusto. Peccato che erano le persone sbagliate. Quella era l’Italia post scandalo. In quell’ Italia, un paio di anni dopo, l’amico Silvio fece la famosa discesa in campo.

Tormenti a Colazione cap.III
Scelte strategiche.

Mangiare 2 Kg di biscotti orrendi era una tortura alla quale mi sarei anche sottoposto, ma quei biscotti erano davvero immangiabili. Scorciatoie non c’é n’erano: se li mangiavamo, significava dare il via libera all’acquisto
reiterato del pacco famiglia, non mangiarli significava ritornare alla zuppa di latte, e di tornare indietro adesso non avevamo più voglia.
Io e mia sorella scegliemmo, (in realtà non fu una scelta: ripeto erano immangiabili) di non mangiarli e cosi la mattina latte liscio e via a scuola.
Non ricordo quanto tempo duró la protesta, alla fine la spuntammo, i biscotti finirono in campagna come mangime per le galline e con mamma trovammo un compromesso. In attesa che il mercato sfornasse biscotti in
confezioni formato famiglia appena commestibili, ci accordammo sui ‘dormenti’ (che sarebbero i biscotti fatti in casa). Mamma li faceva e noi ci impegnavamo a mangiarli. Biscotti erano biscotti, cosi mamma non andava
in competizione con le altre mamme e noi non tornavamo indietro alla zuppa di latte e tanto meno sperimentavamo altre marche. La tranquillità mattutina era salvaguardata e la pace regnava di nuovo a casa Q.
Ah dimenticavo: quando nel contenitore i biscotti andavano a riserva dicevamo sempre a mia madre: “Ma’ i tormenti stanno finendo”, storpiando appositamente il nome, in ricordo delle settimane tormentate che precedettero quella pace.
Da qui il nome di questo racconto.

Adesso pare che anche la seconda repubblica stia per finire. Pare che il vento stia per cambiare. Il simbolo di questo cambiamento é Pisapia. Non é il biscotto di marca, non é la zuppa di latte. E’ un “tormento” il compromesso mattutino, quello che porta la pace in famiglia.

Tormenti a Colazione cap IV.
Ammazzo il tempo scrivendo.

Biscotti e politica sono un’evidente forzatura. Qualche giorno fa con una amica su skype era saltato fuori questo ricordo e ne volevo scrivere, cosi come volevo scrivere del ‘cambiamento’ che si avverte a Milano. E ho preso spunto dal primo cambiamento che ho vissuto, che non sono solo i biscotti, ma anche Tangentopoli, inteso come prinmo cambiamento ‘sociale’ di proporzione nazionale.
Non ho nulla contro Pisapia, che mi sembra (sono sicuro che lo é) una persona rispettabile. Ho qualche dubbio sul suo carisma e sulla sua attitudine, ma questa é un’altra cosa. Ho invece più di qualche perplessità
sui milanesi. Tra la una cosa giusta e una cosa che gli conviene, i milanesi sceglieranno sempre la cosa che gli conviene. E te la vendono come la cosa giusta. Grazie a loro, abbiamo la lega e abbiamo il silvio nostro.
Non dimentichiamolo.
Per quanto mi riguarda più che votare a favore di Pisapia, ritengo che abbiano votato contro la Moratti e contro tutto quello che c’era dietro la Moratti.
Ovviamente questo voto contro ha dato un’opportunità alla sinistra, e con e su questa opportunità si può costruire. Ed é qui che si innescano i dubbi su Pisapia e sul suo carisma. Tutto qui.

Buon cambiamento a tutti e ricordate prima di cambiare la base della vostra prima colazione, pensateci.

Intanto ad Hong Kong si celebra il 22simo anniversario di piazza Tienamen
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