Tormenti a Colazione cap.I
Il giorno che conoscemmo il cambiamento.
Da bambino a colazione, mangiavo la ‘zuppa di latte’: pane/caffe d’orzo/latte caldo/zucchero.
Lo zucchero lo mettevo per ultimo, sulla cima dei pezzi di pane che spuntavano come un iceberg dal latte versato nella ciotola. A me piaceva. Mi piaceva anche perché non avevo mai provato niente di diverso.
La zuppa di latte. Che nome orrendo per una tale bontà. La zuppa di latte.
Oltre che arcaico come nome, rimanda subito a qualcosa di povero, di cheap direbbero i miei colleghi che hanno fatto il master. Comunque. Un giorno, forse dovevamo essere diventati ricchi o più verosimilmente mia madre era entrata in competizione con qualche altra mamma per questione di alimentazione mattutina, sulla nostra tavola per la prima colazione compavero i biscotti.
Fu il primo grosso cambiamento nella mia vita.
Non sto scherzando. I biscotti.
Fu quel giorno che lasciammo, al momento solo in cucina, la strada vecchia per quella nuova.
Nel 1994 l’Italia venne travolta da un grosso scandalo: ‘Tangentopoli’ (e da quel momento tutti gli scandali successivi si chiamarono con il nome proprio e -poli alla fine. Posso dirlo? Che 2 palle. Agli altri è toccato
un nome come Watergate, che é bello cazzuto come nome per uno scandalo, in Italia si sarebbe chiamato tangentopoli I o II o III, visto che anche li si trattava di finanziamento illecito).
Dicevo: i biscotti. All’inizio le cose filavano per il verso giusto, il cambiamento ci piaceva, i biscotti erano buoni, insomma la novità era stata recepita positivamente e adesso avevamo, io e mia sorella, anche un termine di paragone.
Tormenti a Colazione cap.II
Il giorno che il libero mercato fece ingresso a casa Q.
Una mattina sulla tavola, al posto della marca di biscotti (marca A) che ci avevano accompagnato nelle colazioni degli ultimi giorni, ne trovammo una differente. Suppongo che mia madre fosse entrata in competizione con l’azienda produttrice dei biscotti che ci piacevano e cambio marca. O più semplicemente aveva comprato i biscotti (marca B) in offerta.
Piccola spiega per i più giovani:
Il mercato a quei tempi non aveva ancora quell’impulso a cui siamo abituati oggi. Segmentazione, fidelizzazione, polverizzazione, analisi ecc.ecc. sono termini arrivati dopo, quando il consumatore ha iniziato a capire il suo potenziale e quello insito nel suo portafoglio ( sto sintetizzando). Fine della spiega.
Uaglio, io me li ricordo ancora quei biscotti (marca B). E chi se li dimentica più. Secondo me li facevano con un impasto di farina e cemento. La loro caratteristica si può riassumare in una parola: inespugnabili. Non c’era verso di farli ‘sponsare’*. Potevi ternerli immersi il tutto tempo, tuttavia non cedevano. La loro anima era di ferro, come Stalin**. Ma questa era solo un aspetto della vicenda, quei biscotti avevano ancora due caratteristiche che ci terrorizzavano: erano di sapore orrendo ed erano tanti. La mamma aveva esagerato ed aveva comprato il sacchetto da 2 kg, il che, tradotto in lingua di casa Q, significava solo una cosa: per cambiare si doveva andare ad esaurimento. Minchia.
Tangentopoli azzerò una classe politica, e fece piazza pulita di un paio di partiti. I magistrati misero in un angolo politici di spicco, professionisti che si erano allenati per fare il loro lavoro e che il loro lavoro sapevano farlo bene. Poi c’era a chi piaceva e a chi no. Insomma finisce la prima repubblica, un sacco di scartine si ritrovano ai posti di comando non per selezione naturale o per manifesta capacità, solo perché erano al posto giusto nel momento giusto. Peccato che erano le persone sbagliate. Quella era l’Italia post scandalo. In quell’ Italia, un paio di anni dopo, l’amico Silvio fece la famosa discesa in campo.
Tormenti a Colazione cap.III
Scelte strategiche.
Mangiare 2 Kg di biscotti orrendi era una tortura alla quale mi sarei anche sottoposto, ma quei biscotti erano davvero immangiabili. Scorciatoie non c’é n’erano: se li mangiavamo, significava dare il via libera all’acquisto
reiterato del pacco famiglia, non mangiarli significava ritornare alla zuppa di latte, e di tornare indietro adesso non avevamo più voglia.
Io e mia sorella scegliemmo, (in realtà non fu una scelta: ripeto erano immangiabili) di non mangiarli e cosi la mattina latte liscio e via a scuola.
Non ricordo quanto tempo duró la protesta, alla fine la spuntammo, i biscotti finirono in campagna come mangime per le galline e con mamma trovammo un compromesso. In attesa che il mercato sfornasse biscotti in
confezioni formato famiglia appena commestibili, ci accordammo sui ‘dormenti’ (che sarebbero i biscotti fatti in casa). Mamma li faceva e noi ci impegnavamo a mangiarli. Biscotti erano biscotti, cosi mamma non andava
in competizione con le altre mamme e noi non tornavamo indietro alla zuppa di latte e tanto meno sperimentavamo altre marche. La tranquillità mattutina era salvaguardata e la pace regnava di nuovo a casa Q.
Ah dimenticavo: quando nel contenitore i biscotti andavano a riserva dicevamo sempre a mia madre: “Ma’ i tormenti stanno finendo”, storpiando appositamente il nome, in ricordo delle settimane tormentate che precedettero quella pace.
Da qui il nome di questo racconto.
Adesso pare che anche la seconda repubblica stia per finire. Pare che il vento stia per cambiare. Il simbolo di questo cambiamento é Pisapia. Non é il biscotto di marca, non é la zuppa di latte. E’ un “tormento” il compromesso mattutino, quello che porta la pace in famiglia.
Tormenti a Colazione cap IV.
Ammazzo il tempo scrivendo.
Biscotti e politica sono un’evidente forzatura. Qualche giorno fa con una amica su skype era saltato fuori questo ricordo e ne volevo scrivere, cosi come volevo scrivere del ‘cambiamento’ che si avverte a Milano. E ho preso spunto dal primo cambiamento che ho vissuto, che non sono solo i biscotti, ma anche Tangentopoli, inteso come prinmo cambiamento ‘sociale’ di proporzione nazionale.
Non ho nulla contro Pisapia, che mi sembra (sono sicuro che lo é) una persona rispettabile. Ho qualche dubbio sul suo carisma e sulla sua attitudine, ma questa é un’altra cosa. Ho invece più di qualche perplessità
sui milanesi. Tra la una cosa giusta e una cosa che gli conviene, i milanesi sceglieranno sempre la cosa che gli conviene. E te la vendono come la cosa giusta. Grazie a loro, abbiamo la lega e abbiamo il silvio nostro.
Non dimentichiamolo.
Per quanto mi riguarda più che votare a favore di Pisapia, ritengo che abbiano votato contro la Moratti e contro tutto quello che c’era dietro la Moratti.
Ovviamente questo voto contro ha dato un’opportunità alla sinistra, e con e su questa opportunità si può costruire. Ed é qui che si innescano i dubbi su Pisapia e sul suo carisma. Tutto qui.
Buon cambiamento a tutti e ricordate prima di cambiare la base della vostra prima colazione, pensateci.
Intanto ad Hong Kong si celebra il 22simo anniversario di piazza Tienamen
